Anna Kulishoff - Margherita Sarfatti

Donne ebree, italiane

Anna Kuliscioff Donna ebrea = donna forte, convinta, leader della propria famiglia. Non è uno slogan, ma quanto emerge da una lettura della Torà, in cui figure come Sara, capace di costringere Abramo ad allontanare Agar a beneficio di Isacco, o come Rebecca, che indica a Giacobbe la strada per ottenere la primogenitura, sono davvero tante. Ed è così pure nella nostra tradizione da allora, tanto che accanto alle miriadi di yiddische mame, nel secolo scorso sono vissute diverse ebree capaci di divenire il punto di riferimento per salotti in cui si riunivano artisti e politici di grande nome. Il Jewish Museum di New York dedica a queste donne l’interessante mostra “Jewish Women and their Salons” che si è aperta il 4 di Marzo, e in cui sono stati raccolti oggetti, lettere, fotografie di 14 grandi dame del secolo passato che ne hanno caratterizzato la storia dell’arte. Fra queste spiccano ben due nomi italiani, con storie molto diverse fra loro, Anna Kuliscioff e Margherita Sarfatti e probabilmente anche Amelia Rosselli andava presa in debita considerazione. Sono tutte signore dell’alta borghesia, assai più educate delle media delle loro coetanee, che proprio grazie alle loro indubbie doti riuscirono a imporsi in un ambiente assai prevenuto nei confronti  di ebrei e di donne.

Anna Kuliscioff di una generazione precedente alle altre, essendo nata nel 1853 in Crimea, fin da giovane si gettò a capofitto nella politica tanto da andare a lavorare a fianco dei contadini russi nella loro miseria. Fra processi ed espulsioni si ritrovò in Italia impegnata sia nel partito socialista che nella sua attività di medico, e unita sentimentalmente a Filippo Turati. Il suo è un salotto atipico, frequentato in continuazione, e in cui si potevano incontrare sia i grandi intellettuali del tempo che altre persone di più umile estrazione. Dalla fine dell‘800 divenne la portavoce dei diritti delle donne, con una convinzione tale da affrontare con serenità il carcere e gli screzi con lo stesso Turati, non abbastanza impegnato a sua opinione in questa rivendicazione. Fonda e dirige anche una rivista “La difesa delle lavoratrici”, che pubblica gli articoli delle migliori scrittrici del periodo, ivi inclusa la stessa Margherita Sarfatti.

Non vide l’affermazione dei suoi ideali, e anzi assistette al loro profondo declino in epoca fascista; eppure la sua notorietà nella sinistra radicale rimase davvero notevole. La scorsa estate sono rimasto stupito da una scoperta nel visitare un piccolo cimitero di un paesino sperduto nell’interno della Maremma toscana: almeno una delle abitanti di quel luogo, allora fatto solo di contadini e di tagliatori di bosco quasi sempre analfabeti,  si chiamava di primo nome appunto Kuliscioff.

Già pubblicato sul Bollettino della Comunità Ebraica di Milano.

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