Yigal Ozeri

L'idea creativa

Yigal OzeriVolete imparare a osservare un’opera d’arte in un modo tutto vostro, ad apprezzarne le varie componenti e l’idea creativa che vi sta alla base? Provate allora a immergervi nei lavori di Yigal Ozeri (nato nel 1958) casomai visitando la mostra adesso aperta al Museo di Tel Aviv. La mia è una proposta seria, non un avviso pubblicitario, perché ormai da un ventennio i lavori di Ozeri tendono a sviluppare la sensibilità artistica di ciascuno, attraverso un percorso a ritroso nell’arte, dai suoi elementi più esteriori fino a quelli più sconosciuti e intangibili,. Il suo punto di partenza è stata una rilettura delle opere di grandi maestri da Velazquez ai mostri sacri dell’arte italiana fino a Rothko, evidenziandone gli elementi meno conosciuti, scoperti guardando perfino il retro delle tele o i segni lasciati dai restauratori. In un suo quadro, ad esempio, Ozeri ritrae due dame alla Velazquez , con i vestiti dipinti con la precisione del grande maestro spagnolo e con i suoi tipici colori; ma prive di viso e su uno sfondo stranamente nero.

Yigal OzeriL’artista israeliano vuole innanzitutto sottolineare le diverse fasi di creazione di un capolavoro, perché le parti che sono in scuro venivano effettivamente dipinti in momenti diversi rispetto ai vestiti. Ma Ozeri, vuole dirci anche che i vestiti di Velazquez sono già un capolavoro in sé e noi dovremmo imparare ad apprezzarne il valore anche se gli altri elementi mancano. Allo stesso modo, nella serie di tele dedicate alla contessa Castiglione, Ozeri ridipinge il corpo della nobildonna e la luce della sua stanza così come appaiono in alcune fotografie di inizio Novecento, ma una volta di più il viso rimane scuro. Ozeri vuole sottolineare alcuni elementi di un’opera non per la semplice volontà di insegnare a leggerla in modo non convenzionale: questo è per lui l’inizio di un processo di ricostruzione dell’opera stessa, che ognuno di noi può seguire e che ci può portare a crearne noi stessi, quanto meno nella nostra mente, un’altra in qualche modo più perfetta. L’artista ha infatti intitolato la mostra delle tele della contessa Castiglione, “Tikkun: The Restoration Series,", come se guardare con spirito critico un’opera diventasse un’operazione quasi cabalistica di ritorno alle sue origini e di purificazione.

Ma per leggere un’opera d’arte come Ozeri vorrebbe, bisogna sviluppare una propria sensibilità, un occhio verso la realtà particolarmente acuto. E infatti nella sua serie di dipinti “Long Island City Series" riprende in modo quasi ossessivo la vista che si gode dal suo atelier di New York (città dove vive da più di un decennio dove avere lasciato Tel Aviv): un panorama che viene sezionato e mostrato da mille punti di vista, con un approccio quasi talmudico. E dopo aver mostrato i mille modi in cui si può guardare qualsiasi cosa (quindi anche un’opera d’arte), si sofferma su qualche particolare come i piccioni che popolano il quartiere di Long Island. Anche qui, per sviluppare l’occhio artistico alla maniera di Ozeri, non conviene vedere una sola tela, ma piuttosto una serie tutta assieme, e quindi un piccione visto da diverse angolature. Ormai siamo entrati in una sfera del tutto personale, in cui ognuno vede e guarda come vuole ciò che vuole, e proprio in omaggio a questo individualismo, Ozeri ha iniziato a ritrarre il suo stesso figlio per il quale ha evidentemente un “occhio“di padre che noi non possiamo avere. Ma anche questa è una provocazione: il figlio di Ozeri ci può lasciare indifferenti come il modo di Ozeri di guardare alle opere d’arte. Ognuno osservi come vuole, basta che lo faccia davvero, come Ozeri con suo figlio. E una volta sviluppata la nostra privata sensibilità, potremmo guardare le tele neo espressioniste di Ozeri stesso, dipinte alla fine anni ’90 e strettamente imparentate con quelle di Lucine Freud. Ciascuno vi scoprirà un mondo che prima non immaginava.

Già pubblicato sul Bollettino della Comunità Ebraica di Milano.

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