I fratelli Marx

Stuart M. Kaminski
"Generi cinematografici americani"
Parma — PRATICHE — 1997 - pagine: 208-210

I fratelli Marx segnano un’ulteriore evoluzione del genere comico. La commedia è stata incentrata prima su un singolo attore, poi sulla coppia Laurel e Hardy (e, in misura minore, su quella formata da Bert Wheeler e Robert Woolsey) e quindi sul quartetto (diventato successivamente un trio) dei fratelli Marx.

La loro produzione appartiene tutta al periodo del sonoro: il primo film, The Cocoanuts, è infatti del 1929. Le loro azioni nel mondo dei cinema andarono alle stelle proprio quando crollavano quelle di Wall Street. Distruttivi, pungenti, assurdi, i fratelli aggredivano le buone maniere. Alla base dei loro film non c’è l’idea di affermazione che ricorreva nel cinema dei comici degli anni venti. Ad esempio, pur aiutando gli altri nelle loro storie d’amore, essi non si fanno mai coinvolgere a livello sentimentale. A parte Zeppo – che si ritirò dopo avere interpretato, in alcuni dei loro primi film, un ruolo romantico e leggero – è possibile rintracciare una parvenza di sentimento in Harpo; le scene in cui suona l’arpa possono sembrare strane, poiché stridono con lo spirito iconoclasta che anima il resto del film.

Pur rivelandosi, a tratti, un sentimentale, Harpo è anche capace di assumere improvvisamente atteggiamenti osceni, anarchici, dannosi. Harpo il muto fa pensare a un’immagine frantumata dei comici del cinema muto. Groucho e Chico, per contro, non smettono mai di parlare. Le loro parole distruggono il significato del linguaggio e la dignità delle istituzioni, che Keaton e gli altri comici della sua epoca trattavano invece con rispetto. I danni provocati da Harpo sono al contrario sempre concreti – le sue forbici non si fermano mai. I disastri che causa Harpo, a differenza di quelli che avevano per protagonisti Keaton e Langdon, rivelano un’aggressione anarchica verso oggetti sociali come gli abiti, i pianoforti, il cibo.

In A night at the opera (Una notte all’opera), ad esempio, i fratelli si prendono gioco delle sacre istituzioni americane con un discorso sui più grandi aviatori del mondo. Mettendo in ridicolo la dimensione eroica e romantica della transvolata atlantica ridimensionano la portata delle imprese di Lindbergh e dei suoi epigoni. A essere irriverente è soprattutto il commento con il quale Chico svaluta i pericoli corsi da Lindbergh: "La prima volta che ci abbiamo provato, dopo avere sorvolato metà oceano abbiamo finito la benzina. Siamo dovuti tornare indietro a fare il pieno".

Ancora più insolente è la loro distruzione dei totem del commercio e della cultura. Groucho e Chico strappano e fanno a pezzi un contratto scritto in un linguaggio, quello legale, che non capiscono, e che riducono a una serie di parole incomprensibili. Quando Groucho finalmente riesce ad arrivare al teatro dell’opera, domanda se lo spettacolo è già finito; dopo avere saputo di essere in tempo per l’ultimo atto, rimprovera il suo autista: "te l’avevo detto, di andare più piano". A provocare i maggiori danni materiali è invece Harpo, che demolisce lo spettacolo, butta giù le scene e poi si mette a vendere noccioline. Il loro attacco all’autorità sociale è evidente nella sequenza del film in cui, per far ammattire un poliziotto, continuano a spostare mobili da una stanza all’altra di un albergo.

Con i fratelli Marx l’angoscia dell’individuo che era al centro del genere comico, del personaggio clownesco che cercava di rapportarsi alla società americana senza sapere se prendere la strada della ribellione o dell’affermazione, si trasforma in ironia venata di amarezza, in aggressività sociale. Durante gli anni della Depressione i fratelli fecero parte del sistema, eppure cercarono ugualmente di ridicolizzarlo e di distruggerlo; proprio come lo spettatore, che quasi certamente faceva parte del sistema, da esso dipendeva nel modo più completo, ma da esso veniva anche, nel modo più completo, deluso.

Ancora sulla comicità nei fratelli Marx

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