Piero Morpurgo
da "Educazione e lager"
Storia e dossier - numero 160 Maggio 2001 - pagine: 14-15
Quando si presenta storicamente la tragedia che colpì il popolo ebraico affiora spesso una domanda insidiosa. Infatti se nessuno quasi mai nega il diritto degli ebrei a ribellarsi alla tirannia degli assiri e dei babilonesi, dei greci e dei romani, tuttavia talvolta si osserva: "Se gli ebrei sono stati perseguitati per tanto tempo ci dovrà pur essere una ragione?. Spesso chi pone la domanda trascura di osservare che gli ebrei dal 438 d. C., con gli editti di Teodosio e Valentiniano, furono esclusi prima da ogni carica pubblica e poi dal diritto di accesso alle università.
La discriminazione durò oltre mille-trecento anni sino al 1791 quando lAssemblea nazionale francese e Napoleone revocarono questi divieti che furono ripristinati dal Congresso di Vienna del 1815. Cè davvero da domandarsi il perché di tanto accanimento.
La risposta che tanti storici offrono è ancor più pericolosa della domanda. Sono in molti a replicare: non cerano ragioni per perseguitare il popolo ebraico.
Questa tesi è pericolosa. In realtà nella storia dellEuropa, nellevoluzione dei totalitarismi, il mondo ebraico ha sempre suscitato immensa preoccupazione perché è sempre stato caratterizzato da un immenso amore per lorganizzazione delle scuole e per uneducazione dei bimbi allo spirito critico. Queste caratteristiche sono del tutto incompatibili con laffermarsi di una dittatura che, in quanto tale, non può tollerare un libero sistema di istruzione.
Lo studio della Bibbia, del Deuteronomio, imponeva una disciplina orientata al rispetto delle regole delletica religiosa e civile, delligiene personale pubblica; invitava in sostanza a essere cittadini. Questa è la preoccupazione che rende ostili i governanti nei confronti del mondo ebraico giacché si paventava che dallo spirito critico "talmudico" insorgessero contestazioni tali da minare quellautoritarismo fondato sullesercizio del potere e non sulla discussione. Non a caso gli ebrei si impegnarono contro la schiavitù negli Stati Uniti dAmerica così come nella rivoluzione antizarista; questultimo fu un impegno per la libertà che poi vide il mondo ebraico russo, in quanto critico del totalitarismo, oggetto di terribili persecuzioni.
Lesaltazione delleducazione dellinfanzia e quindi dello spirito critico trova le sue radici in un passo del Talmud (linsieme di interpretazioni giuridiche e religiose del popolo ebraico) che recita: "Il mondo esiste solo per il respiro dei bambini che vanno a scuola" (Talmud babilonese - Shabbath 119b).
Fu per questa consapevolezza che pochi anni prima della distruzione del Tempio (intorno al 589 a. C.) fu istituzionalizzata listruzione dellinfanzia: in ogni città vi dovevano essere maestri che avrebbero dovuto insegnare ai giovani dalletà di sei anni sino almeno a sedici anni.
Limpegno traspare dallefficacia di quellantico detto talmudico per cui si stabiliva: "Una città in cui non ci sono bambini che vanno a scuola sarà distrutta" (Talmud babilonese - Shabbath 119b).
La persistente tradizione di istituire scuole ebraiche portò al radicarsi di paure antiche. Già Seneca (50 a.C. - 40 d.C.) si preoccupava perché lebraismo sembrava affermarsi nei diversi settori della società; ma cera una constatazione positiva sul rigore degli ebrei: "Quelli conoscono le ragioni del proprio culto; mentre la gran parte del popolo (romano) compie dei riti e ignora perché lo faccia".
Il nesso che collega lesaltazione dellinfanzia nel mondo ebraico allorganizzazione di una società "aperta" risulta evidente in Filone dAlessandria (20 a.C - 50 d.C. circa) che. accusò violentemente il mondo greco e romano per la disumana pratica dellinfanticidio che è il segno di unintolleranza inaccettabile verso tutti gli esseri umani: "Nessuno infatti è così pazzo da credere che coloro i quali hanno trattato in un modo così vergognoso la propria carne e il proprio sangue tratteranno poi con onore gli stranieri".
Dallantichità, al Medioevo, sino al nostro mondo contemporaneo ogni persecuzione contro gli ebrei è iniziata sempre con il rogo dei libri e la chiusura delle scuole.
E se in molti son convinti che non cè connessione tra lantisemitismo dei nostri tempi e quello che investì lEuropa dei XII e XIII secoli in quanto il primo dipenderebbe solo dallindustrializzazione della società bisogna dire che ciò non è vero in quanto certe "modernizzazioni" richiedono lannullamento delle menti e la chiusura delle scuole: ieri come oggi. Altrettanto fuorviante è lidea per cui lostilità contro gli ebrei sia riconducibile a un mero dissidio teologico o a una mancata volontà di integrazione. Non fu così, non è così: lantisemitismo è caratterizzato da un profondo odio verso i libri e la cultura, lantisemitismo si lega allintolleranza nei confronti del diritto e del sapere critico.
Queste sono le fondamenta di una "società dellemarginazione" sviluppatasi anche in conseguenza di un profondo contrasto sullidea di scienza e sul diverso modo di intendere le istituzioni scolastiche e sociali. Infatti gli ebrei, almeno sino alla fine del XII secolo, per Moore erano "ben lontani dalla loro contro-parte cristiana, essi avevano mantenuto unampia e coerente struttura educativa di lunga data... E presso di loro lalfabetizzazione, la conoscenza dei sistemi aritmetici, la capacità di maneggiare testi legali erano molto più comuni. Dove cerano comunità ebraiche, cerano scuole".
© Morashà 2001
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