Il "deicidio" smentito dagli stessi Vangeli
Giacomo Korn
( g.korn (at) tin.it )
Roma 2005

 

Prefazione

 

1. La Chiesa e gli Ebrei
La matrice cristiana dell’antisemitismo

 

2. Dal riconoscimento dei torti ai “mea culpa”

Papa Giovanni XXIII: l’artefice dell’apertura agli Ebrei

Papa Paolo VI: il conclusore del Concilio
Papa Paolo Giovanni II: il realizzatore e propulsore del riavvicinamento
Dichiarazione Conciliare “Nostra Aetate”

 

3. L’uccisione di Gesù Cristo
L’accusa di deicidio
Storicamente infondata
Giuridicamente inconsistente

Teologicamente blasfema

 

4. Conclusioni
Approfondimenti
Vita ebraica di Gesù
La diaspora ebraica

L’amore nell’Antico Testamento

Il Nuovo Testamento: I Vangeli, Gli Atti degli Apostoli, Le Lettere, Apocalisse di Giovanni

 

5. La Diaspora ebraica
L'amore nell'Antico Testamento

 

6. Scritti maggiormente consultati
Bibliografia
Giuridicamente inconsistente

Teologicamente blasfema

1.4. L’educazione attraverso l’esempio
1.5. Lo studio della Bibbia
1.6. Il quinto comandamento
1.7. Il ruolo della donna
1.8. Prospettive storiche

Prefazione

Questo lavoro scaturisce dalla speranza in un mondo migliore, in cui tutti gli esseri umani possano godere di pari libertà e di pari opportunità. La speranza, per poter crescere, ha tuttavia prima bisogno che il suo seme sia piantato.

Battersi al fine di contrastare una delle ignominie più odiose dell’umanità, l’antisemitismo, che per secoli ha procurato immani sofferenze all’intero Popolo ebraico, è il motivo stesso di questa speranza.

Uguale valenza ha l’opporsi ad ogni tipo di discriminazione razziale.

Su questa scia bisogna pertanto adoperarsi in ogni modo per far sì che, quanto prima, abbiano a cessare le troppe ingiustizie che si estrinsecano nello sterminio di un enorme numero di individui che, ancora oggi e in tutto il mondo, muoiono per fame, sete, violenze e guerre.

L’antisemitismo ha inequivocabilmente una matrice religiosa, per la precisione cristiana.

Con ciò non si intende dire che ogni manifestazione violenta di antisemitismo sia addebitabile al cristianesimo, bensì che esso è divenuto la causa, anche indiretta, degli innumerevoli fatti cruenti perpetrati attraverso i secoli nei confronti del popolo ebraico. Quando si generano i “mostri”, rimane assai difficile poterli poi controllare.

Infatti, la matrice religiosa dell’antisemitismo è stata presa a “pretesto” anche per mettere in atto il genocidio, da parte del nazismo e “non” del cattolicesimo, nei confronti di un intero popolo. Il perno su cui per secoli ha fatto leva questo odioso sentimento è, in primo luogo, l’accusa di “deicidio” rivolta all’intero Popolo Ebraico. Quale migliore giustificazione per eliminare il “nemico” se non quella di addossare allo stesso il crimine peggiore che possa esistere: l’uccisione di Dio stesso. Di questa mistificazione si è resa ben conto, finalmente, la stessa Chiesa cattolica, tant’è vero che, ad iniziare dal Pontefice Giovanni XXIII fino ad arrivare all’appena scomparso Papa Giovanni Paolo II, si è potuto assistere ad un susseguirsi di prese di posizione e di rettifiche storiche. La prima è da ricollegarsi alle risultanze scaturite dal Concilio Ecumenico Vaticano II in ordine alla cancellazione (parziale) dell’accusa di avere ucciso Gesù Cristo rivolta agli Ebrei. Parziale perché, come si avrà modo di argomentare più avanti, la Dichiarazione Conciliare “Nostra Aetate” alla fine è stata molto sfumata in relazione a questa accusa.

In ogni caso, oggi potrebbe apparire fuori luogo o, quantomeno, non più attuale parlare ancora dell’accusa di “deicidio”, dal momento che anche la Chiesa ha ammesso l’inconsistenza della stessa, e la ha depennata.

Ad avviso di chi scrive, invece, non è opportuno dare per scontato che ormai, sotto questo specifico punto di vista, sia stato tutto “sistemato”. I motivi principali di questa asserzione sono, in estrema sintesi, i seguenti.

Queste sono le motivazioni principali (ma altre se ne potrebbero aggiungere) per cui si reputa opportuno, ancora oggi, non abbandonare ogni sforzo inteso (almeno laddove e umanamente possibile) a portare argomentazioni valide a confutare la funesta tesi del deicidio, ed il conseguente antisemitismo che presenta un preoccupante risveglio in tutto il mondo.

Con questo lavoro non si ha alcuna intenzione di contrastare i principi della Religione cattolica (sarebbe assurdo, ancora prima che puerile), né a contrapporre la ragione alla fede degli altri. Anzi, per rendere proficuo il dialogo interreligioso in atto, si è convinti che conoscenze reciproche sempre più approfondite siano quanto mai opportune. Chi scrive considera l’analisi in argomento alla stregua di uno strumento idoneo ad offrire un minimo di contributo alla conoscenza di quella nefasta “credenza” che da secoli alimenta l’antisemitismo più retrivo, generato, cresciuto e alimentato da miti che la ragione rigetta, e dei quali è possibile dimostrare sia l’antistoricità sia la falsità.

Questo lavoro, a differenza dei tanti più autorevoli e documentati che lo hanno preceduto, intende affrontare l’argomento da un’ottica del tutto differente: invece di confutare quanto contenuto nei Vangeli [1], intende prendere proprio gli stessi a base delle successive analisi, per meglio mettere in risalto che proprio dalla loro attenta lettura può emergere la più “sonora smentita” alle tesi del deicidio. Il lavoro, sulla base esclusiva di quanto riportato da tali Sacre Scritture, si prefigge pertanto di confutare questa accusa sotto i seguenti punti di vista.

In ogni caso, questo scritto non nasce con lo spirito di rivalsa “contro” la Chiesa Cattolica. Anzi, l’obiettivo è quello di contribuire (pur nel suo piccolissimo) a facilitare il cammino “per” la comprensione tra le due religioni monoteistiche. Lo studio ha come obiettivo principale quello di poter essere di qualche utilità per coloro che ancora non hanno “accettato” del tutto la cancellazione dell’accusa per la morte di Gesù per mano degli Ebrei. Si auspica, invece, che costoro la possano condividere proprio attraverso la lettura delle loro stesse “Sacre Scritture”. Si rimedierà, in tal modo, alla falsa concezione di ancora buona parte della “base” dei credenti cristiani che tuttora considera la discolpa dalla tremenda accusa alla stregua di un’”elargizione benevola” concessa agli Ebrei da parte della Chiesa.

Appare consigliabile, allora, che queste stesse persone rileggano i Vangeli con animo sereno e sgombro da pregiudizi.

Si intende suddividere il lavoro in tre parti.

Sulla base di quanto riportato dagli stessi Testi Sacri, emergerà che l’accusa di “deicidio” è da rigettarsi sotto il profilo storico, sotto quello giuridico, nonché sotto quello teologico.

Si userà un linguaggio a tutti comprensibile, al fine di conferire al lavoro un taglio divulgativo, che possa essere utile a molti, e non solo a pochi interessati

Appare opportuna una sottolineatura preliminare.

Ogniqualvolta si citerà la Chiesa in senso negativo, si vorrà intendere le “persone” che, in nome della stessa, hanno operato in un passato neanche troppo lontano. Non si vuole fare, con tale dizione, alcun riferimento alla “Religione Cristiana” in quanto tale. Essa non va assolutamente confusa con la “Chiesa degli uomini” e, per ciò stesso, è degna del massimo rispetto.

Nella sostanza, questo lavoro ambisce ad essere:


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