L'anno ebraico

La luna e le sue fasi bizzarre e ricorrenti affascinarono in modo particolare nei tempi antichi i nostri avi, che, appunto basandosi su di queste, determinarono la divisione del tempo. L'anno ebraico è dunque un anno lunare e si basa sulle lunazioni, cioè il periodo in cui la luna passa attraverso tutte le sue varie fasi. Il mese perciò dura 29 o 30 giorni. L'anno ebraico è composto di dodici mesi. Per adeguarsi all'anno solare, usato dai popoli tra cui viviamo, e formato da 365 giorni, circa sette volte in 19 anni, viene aggiunto un tredicesimo mese detto Vaadàr o Adàr Shenì. L'anno di 13 mesi viene chiamato "embolismico" e quello normale peshutà.

Il primo giorno del mese e il trentesimo del mese precedente, se c'è, si chiamano Rosh Chòdesh, capo mese, e sono giorni per certi aspetti festivi. Gli anni ebraici partono dalla "creazione del mondo" secondo l'era ebraica.

Il nostro capodanno si chiama:

1. Rosh Hashanà, che segna l'inizio dell'anno civile e cade il primo di Tishrì. Nella Torà, però, Nissàn è considerato il primo mese, in quanto gli Ebrei, in questo periodo, uscirono dalla schiavitù d'Egitto, diventando un vero popolo. Il primo di Nissàn è quindi chiamato:

2. Rosh Hashanà lamelakhìm velaregalìm (per i re e per le feste) ed è considerato il capodanno religioso.

Ricordiamo anche:

3. Rosh Hashanà lailanòt, che cade il 15 di Shevàt; è il capodanno degli alberi, e segna l'inizio dell'anno agricolo.

I mesi del nostro calendario sono:

Tishrì (sett.-ott.)

Cheshvàn (ott.-nov.)

Kislèv (nov.-dic.)

Tevèth (dic.-gen.)

Shevàt (gen.-feb.)

Adàr (feb.-mar.)

Nissàn (mar.-apr.)

Iyàr (apr.-mag.)

Sivàn (mag.-giu.)

Tamùz (giu.-lug.)

Av (lug.-ago.)

Elùl (ago.-set.)

Tishrì, chiamato il mese dei "giganti", comprende: Rosh Hashanà (1-2), i dieci giorni penitenziali Yamìm Noraìm, il digiuno di Ghedalià (3), Kippùr (10), Sukkòt (15), Sheminì Atzéreth (22), Simchàt Torà (23).

Cheshvàn: per consolarlo, essendo privo di feste, viene chiamato Mar Cheshvàn, il "signor" Cheshvàn.

Kislèv: comprende la festa di Chanukkà (dal 25 al 2 o 3 Tevèt).

Tevèt: si ricorda con un digiuno l'assedio di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e le vittime dell'Olocausto della II Guerra Mondiale.

Shevàt: si festeggia Rosh Hashanà Lailanòt (15).

Adàr: si festeggia Purìm (14), preceduto dal digiuno di Ester (13); Purìm Shushàn (15).

Nissàn: digiuno dei primogeniti (14), il 15 inizia Pésach.

Iyàr: si festeggia Yom Haatzmaùth (5) e Lag Ba'òmer (18).

Sivàn: festa di Shavu'òth (6).

Tamùz: si ricorda con un digiuno (17) l'assalto dei Babilonesi a Gerusalemme (586 a E.V.) e la breccia nelle mura di Gerusalemme da parte dei Romani (70 E.V.); Mosè rompe le tavole della Legge, a causa del vitello d'oro.

Av: si ricorda (9) con un digiuno la distruzione del I° Tempio (586 a E.V.) e del II° Tempio (70 E.V.).

Elùl: si iniziano a recitare le Selichòt (preghiere di perdono).

Ricorrenze e feste ebraiche

Le ricorrenze ebraiche, o feste maggiori prescritte dalla Torà, si dividono in due gruppi:

1. Yamìm Noraìm (giorni solenni), che comprendono i giorni di Rosh Hashanà e Kippùr e i 10 giorni di penitenza intercorrenti;

2. Shalòsh Regalìm (tre pellegrinaggi), che comprendono: Pésach, Shavu'òth, Sukkòth.

3. Vi sono poi le feste minori, cioè stabilite dall'uomo, che sono: Chanukkà, Tu Bishvàt, Purìm, Yom Haatzmaùth, Lag Ba'òmer.


© 2000 Morashà e Scuole della Comunità Ebraica di Milano. È vietata la riproduzione stampata o elettronica dei testi senza il permesso della redazione o delle Scuole della Comunità Ebraica di Milano.

Autrice: Lydia Flack Cabibbe z"l., insegnante elementare indimenticabile.
Dedicato dall'autrice a tutti i bambini che studiano perché è detto:
"Il mondo esiste solo per il loro respiro".