XV. La seconda Guerra mondiale - Le deportazioni - La Resistenza

Dopo l’armistizio dei settembre 1943 la situazione sì aggrava ulteriormente; cominciano gli arresti e le deportazioni; gli abitanti del ghetto di Roma vengono arrestati in massa e inviati al campi di sterminio; il lo dicembre il Governo di Salò ordina ufficialmente l’arresto di tutti gli ebrei e la confisca dei loro beni. Nell’esecuzione di questi ordini gli sgherri fascisti sono coadiuvati dai Tedeschi, che occupano l’Italia.

Ma il contegno del popolo italiano (salvo poche eccezioni: soprattutto nei piccoli centri, dove i rancori personali sono più tenaci, avvengono gravi eccessi: gravissimi a Trieste) è veramente esemplare, è commovente; molti, consci del pericolo cui si esponevano, salvano la vita a ebrei italiani e stranieri, nascondendoli nelle loro case; i partigiani accompagnano alla frontiera svizzera vecchi e bambini, e li mettono in salvo. Molti ebrei trovano rifugio e salvezza nei monasteri, loro ospitalmente aperti. Ma anche gli ebrei si fanno onore nelle lotte della Resistenza; come durante il primo Risorgimento si battono anche in questo, giustamente chiamato il secondo Risorgimento, scrivendo una bella pagina della sua storia. Insieme ai loro fratelli italiani, gli ebrei combattono e muoiono per la libertà e la giustizia; perché libertà e giustizia sono beni a tutti preziosi, ma in modo particolare a chi per secoli ne fu privato. Fra i caduti per la Causa, ricorderemo per tutti i giovanetti: il bolognese Franco Cesana, il più giovane partigiano d’Italia, il torinese Emanuele Artom, speranza dell’ebraismo italiano, e la triestina Rita Rosani.


Tratto da un volume (ormai esaurito) pubblicato nel 1961 dall'Histadruth Hamorìm (Associazione Insegnanti Ebrei d'Italia - Milano) a seguito di un seminario organizzato nel 1959 a Vigo di Cadore.