12 maggio 2000

Un milione di nuovi immigrati dal 1989.

Il 7 maggio è arrivato in Israele l’Olè Chadash (nuovo immigrato) numero 1.000.000, a partire dalla grande ondata di immigrazione del 1989. L’avvenimento è stato celebrato all’aeroporto dal Capo del Governo Ehud Barak, dal Ministro dell’Assorbimento dell’Immigrazione e dai capi dell’Agenzia Ebraica. Come numero 1000000 non è stata scelta una singola persona ma l’intero aereo di cinquanta persone che ha sfondato il tetto. 850.000 dei nuovi immigrati giunti in Israele dal 1989 provengono dalle nazioni dell’ex Unione Sovietica; 40.000 dall’Etiopia.

 

19.109 caduti nelle guerre arabo-israeliane

Il Giorno della Commemorazione dei caduti nelle guerre d’Israele (Yom Ha-Zikharon) ricorre ogni anno il giorno prima del Giorno dell’Indipendenza (Yom Ha-Hazmauth). Quest’anno è stato celebrato il nove maggio. Le cerimonie principali si sono svolte al Muro del Pianto e nel cimitero militare Har Herzel di Gerusalemme, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose. Il Giorno della Commemorazione ricorda i 19.109 caduti nel conflitto arabo-israeliano dal 29 novembre 1947, data della decisione delle Nazioni Unite sulla divisione della Terra d’Israele, ad oggi. I nomi e i dati di tutti i caduti sono disponibili sul sito Internet del Ministero della Difesa israeliano (in ebraico).

 

Sei milioni e trecentomila israeliani

Come ogni anno, alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza, ricorso il dieci maggio, l’Ufficio Centrale Statistico ha reso noti i dati aggiornati sulla popolazione israeliana. Il numero totale dei cittadini è 6,3 milioni, di cui 4,9 milioni ebrei e 1,1 milioni arabi. Gli altri 300000 sono nuovi immigrati non ebrei. L’81% degli arabi sono musulmani; il 10% cristiani; il 9% drusi. Alla fondazione dello Stato nel 1948 vivevano in Israele 806000 persone. Da notare che nel conto dei 6,3 milioni non sono compresi gli arabi abitanti nei territori occupati da Israele nel 1967 e ora in fase di passaggio all’amministrazione autonoma dei palestinesi stessi.

 

Storie di bandiere

Si dice che ogni ebreo ha bisogno di almeno due sinagoghe: una per andare a pregare e una per non andarci. In Israele per ogni cittadino occorrono almeno due bandiere: una da sventolare e una da non sventolare. E c’è pure chi ne vuole sventolare due insieme.

450000 bandiere israeliane sono state vendute in occasione del Giorno dell’Indipendenza. Si tratta in maggioranza di bandiere di piccolo formato da appendere allo sportello dell’auto e da far sventolare ad ogni viaggio. Passato il giorno dell’Indipendenza, le bandiere rimarranno sulle strade almeno fino al Giorno di Gerusalemme, anniversario della guerra dei Sei Giorni del 1967, che ricorre quest’anno il primo giugno.

La bandiera israeliana è stata invece bruciata da cittadini arabi durante manifestazioni di protesta nel nord d’Israele. I manifestanti ricordavano in questo modo la fondazione dello Stato, coincidente per loro con la distruzione dei villaggi nei quali vivevano i loro padri.

Una bandiera palestinese (strisce verde, bianche, nere e triangolo rosso a destra) è stata sventolata sul terrazzo di una famiglia ortodossa (charedì) a Gerusalemme. Anche per molti dei charedim, il Giorno dell’Indipendenza è un giorno di lutto e protesta.

Bandiere siriane, infine, saranno probabilmente sventolate a Stoccolma dal complesso israeliano Ping Pong nella competizione canora dell’Eurovisione, in onda sabato sera 13 maggio. Perché? La canzone del gruppo, assai povera, in verità , di contenuti musicali e poetici, narra di un "amico nuovo a Damasco" e l’idea di sventolare insieme le bandiere dei due stati è servita ad interessare i mezzi di comunicazione europei. Un espediente di p.r. che in Israele ha fatto scandalo e suscitato le proteste dei dirigenti della Televisione, sotto la cui egida si svolge la partecipazione israeliana all’Eurovisione.

Alon Shevut 12/5/2000


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