10 ottobre 2000

Leggendo le righe che seguono, si capirà perchè questa volta non sono state raccolte le solite notizie "minori".

Giorni terribili

Mai come quest’anno la definizione "Iamim Noraim", giorni terribili, si addice al periodo tra Rosh Ha-Shanà e Kippur. Giorni di sangue e fuoco, giorni di combattimenti su tutti i fronti, di battaglie tra israeliani e palestinesi, tra arabi israeliani e polizia, tra cittadini ebrei e cittadini arabi. E se non bastava, il rapimento di tre soldati al confine col Libano. Giorni di guerra.

Arafat ha deciso che con le trattative non avrebbe ottenuto nulla ed è tornato alle armi. Non sarebbe così spaventoso perchè , in definitiva, oltre ai sassi, alle bottiglie molotov e ai fucili della sua polizia, Arafat non ha armi che possano mettere in pericolo l’esistenza di Israele. I palestinesi non hanno cannoni, carri armati, missili, aerei, elicotteri. Il problema è che di fronte alla violenza, Israele aspetta. Ci sputano in faccia e il governo dice che piove e che bisogna aspettare che Arafat porti l’ombrello per non bagnarsi. Ma lui è contento che ci si bagni e noi aspettiamo. Loro hanno cominciato la guerra e noi continuiamo a cercare "il partner per fare la pace". Situazione assurda. Gesù Cristo sarebbe orgoglioso di noi. Ci colpiscono e noi porgiamo l’altra guancia. Continuano a colpirci e noi porgiamo il naso, la bocca, gli occhi. Di fronte alla violenza, Israele ha sgomberato la tomba di Yosef a Shchem, luogo che secondo gli accordi doveva restare sotto il controllo israeliano. Di fronte alla violenza, Israele ha sgomberato per un giorno il Monte delle Moschee a Gerusalemme, il monte sopra il Muro del Pianto. Doveva servire ad evitare scontri con la polizia in occasione delle preghiere del venerdì . Gli scontri non sono stati evitati: appena scesi dal monte, i palestinesi hanno attaccato la polizia.

Barak aspetta che Arafat lo salvi. Questo è il lato più pericoloso della situazione. Barak è ancora convinto di poter concludere un accordo con Arafat e non vuole scatenare uno scontro ancora più violento e sanguinoso. In realtà la mancanza di reazione di Israele incoraggia nuova violenza da ogni parte ed allontana la possibilità di un accordo di pace che non sia una resa completa alle richieste palestinesi.

La guerra fra Israele e l’Autorità palestinese è cominciata e la stiamo perdendo.

Ariel Viterbo - Alon Shevut 10/10/2000

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