Raccolta di commenti inviati a Morasha.it sulla nuova Intifada

17/10/2000

Max Castellanza sui giornali e altro

I giornali italiani (e i loro giornalisti) non si sono mai distinti per intelligenza e obiettività. Nel caso dell'attuale situazione in Palestina non è stata fatta alcuna eccezione. "Israele bombarda la pace" titolava il Manifesto.

Guardando i TG in questi giorni, ho avuto un'impressione analoga: anche per la televisione da una parte ci sono i "poveri" palestinesi, dall'altra gli israeliani sporchi, brutti e cattivi. Rassegnatevi! Sarà sempre così. In questo quadro mi sembra già un passo avanti che le televisioni occidentali fossero presenti sul luogo della morte di soldati ebrei, anziché pronte soltanto a mostrare la morte di "poveri" palestinesi.

E a questo proposito, mi chiedo: ma se il venerdì tirano sassi, il sabato tirano sassi, la domenica tirano sassi, quando mai lavorano 'sti "giovani della nuova intifada"? Poi nelle stesse immagini televisive si vedono catapecchie palestinesi irte di antenne della televisione e di parabole, gente in giro con moto sportive o con la Mercedes. Immagini già viste in Albania, a Palermo, Napoli, ecc. Non entro nel merito altrimenti vengo bollato come al solito di razzismo.

E mi chiedo anche: che ci fanno ragazzini in mezzo alle piazzate? Chi ce li porta? Non dovrebbero essere a scuola? (magari quella islamica) Ma qualcuno, per caso, ricorda la Somalia anni fa? Anche lì donne e bambini davanti, uomini armati dietro. E ci creparono pure soldati italiani. Allora si accusò il generale Aidid di usare scudi umani inermi, ora invece i cattivi sono i soldati israeliani che sparano proiettili "veri" (già, perché nessun palestinese era armato).

D'altronde quando avevo all'incirca 18 anni andava di moda portare il copricapo palestinese alla Arafat: così i giovani si sentivano ribelli e "vicini ad un popolo che lotta per la libertà". Ma guai se qualcuno si fosse azzardato a portare una maglietta con la stella di Davide.

Non è cambiato molto oggi: Silvio Berlusconi, candidato premier, è il principale finanziatore italiano dell'autorità nazionale palestinese. E pure in nero, secondo indagini della magistratura condotte tempo fa e, naturalmente, insabbiate. Se la mia solidarietà al popolo israeliano in un momento difficile della propria esistenza vi sembra abbastanza, ve la offro.

P.S. Alla domanda dov'era Arafat mentre linciavano i soldati israeliani posso rispondere anch'io: era a Tunisi e poi ad una conferenza alle Canarie.

MAX


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