Raccolta di commenti inviati a Morasha.it sulla nuova Intifada

Libero - 28/10/2000

E ancora una volta gli israeliani sono lasciati soli

La realtà civile e istituzionale di Israele è letteralmente sottaciuta e negata alla conoscenza degli italiani, specialmente delle ultime generazioni. E per effetto di questa negazione, e dellignoranza che essa determina, non può che venirne una lettura distorta dei rapporti e dei conflitti in quella regione del mondo e tra quei popoli.

Da chi legga un giornale italiano in questi giorni, da chi segua un telegiornale italiano in questi giorni, non si può pretendere non si dice che sappia ma neppure che abbia il più lontano sospetto di che cosa sia veramente Israele, del fatto che Israele è uno stato democratico, uno stato laico, con una società laica e democratica, mentre il resto di quelle popolazioni e quegli altri stati nemmeno hanno cominciato (né hanno in programma di cominciare) la strada per la democrazia.

Chi legga un giornale italiano o segua un telegiornale italiano non sa, non può sapere che la preoccupazione fermissima e urgentissima della società israeliana è il progresso democratico dei Paesi vicini e dei palestinesi, nella comune e radicata convinzione che nessuna pace duratura può stabilirsi e nessuna prospettiva di pace affidabile può intravedersi al di fuori di quellacquisizione prioritaria: il fatto, cioè, che Israele abbia come vicini dei Paesi democratici, costituiti in un sistema di diritti stabiliti.

E questo non è il ghiribizzo di qualche isolata minoranza intellettuale di Israele; al contrario, questa è la convinzione profonda della società diffusa e laica di Israele. Ma non si sa. Non se ne sa nulla. E la rappresentazione che di questa ennesima crisi si fa in Italia è di un conflitto tra due parti di cui una è differente dallaltra solo perché armata di sassi anziché di elicotteri. Ciò che costituisce non soltanto un difetto di contributo alla conoscenza, alla verità, ma più gravemente un attentato alle possibilità effettive di una pace duratura, che non si può avere e non si avrà sin tanto che Israele rimarrà lunico Stato democratico e di diritto della regione.

Se dei soldati di Israele spezzano le braccia a un palestinese, Woody Allen insorge, e scrive che il Paese per cui da ragazzino raccoglieva soldi non può e non deve essere quello in cui succedono certe cose. Ma non si ritrova identica riprovazione in nessuna penna palestinese, quando vengono linciati soldati israeliani. E se la situazione è ques

ta, se quellintellettuale ebreo può reagire in quel modo, ebbene non è per caso ma perché la sua sensibilità, la sua reazione è fondata su concezioni civili che altrove, e in altri, sono assenti. Perché la questione in quelle terre non è di terra ma di diritti, e la inaccettabile maniera in cui in Italia è presentata la faccenda (e cioè,

appunto, come un problema di terra) costituisce la premessa migliore perché da quelle parti i diritti vengano soltanto meno anziché stabilirsi.

La società e la democrazia di Israele sanno che i palestinesi e gli Stati vicini hanno bisogno di democrazia. E ancora una volta gli israeliani sono lasciati soli, non sono aiutati nellaffermazione di quella necessità fondamentale per la sicurezza comune.

Iuri Maria Prado


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