Raccolta di commenti inviati a Morasha.it sulla nuova Intifada

1/11/2000

Lettera ad una madre palestinese

Risposta all'articolo di Jumana Odeh apparso su International Herald Tribune il 27 ottobre 2000 Di Smadar Bat Adam*

Shalom Jumana,

il mio cuore è con te, in quanto madre e figlia del nemico. Ventisette anni sono passati da quella notte, allo stesso tempo terribile e meravigliosa, una notte che non dimenticherò finché vivrò. Era il momento culminante della guerra del Kippur, il 17 ottobre 1973. Quella notte, le doglie mi laceravano il corpo e, all’approssimarsi dell’alba, mio figlio è giunto in questo mondo nuovo e spaventoso. Erano passati venticinque anni dalla fondazione del nostro Stato. Ancora una volta, era scoppiata la guerra e con essa, terrificanti incertezze. Distesa, nel reparto maternità, riavendomi dagli sporadici dolori delle doglie, sentivo grida soffocate. Vedevo giovani donne che avrebbero dovuto festeggiare il momento più bello della loro vita. Invece, i loro volti erano contorti nell’ansia, per una stessa domanda: il mio piccolo vedrà suo padre o, Dio mi perdoni, suo padre è caduto sul campo di battaglia difendendo il nostro minuscolo Paese?

Jumana, tu sei sicuramente consapevole che sempre, nel corso di quei venticinque anni che hanno seguito la fondazione dello Stato d’Israele nel 1948, i nostri padri e i nostri figli sono stati chiamati a difendere la nostra unica e minuscola patria ebraica. Inutile dirlo, il popolo arabo di 300 milioni di individui a cui tu appartieni, ha rifiutato la Risoluzione delle Nazioni Unite del 1947 che invocava la creazione di uno Stato ebraico ed era unito contro di noi. Abbiamo combattuto la nostra Guerra d‚Indipendenza con solo qualche migliaia di soldati di leva, c’erano solo circa quattro milioni di israeliani nella guerra del 1967 e non molti di più nella guerra del 1973, quando è nato mio figlio. La nazione araba, rappresentata da un ampio numero di stati, ha dichiarato guerra contro di noi ad un solo scopo: spazzare via lo Stato d‚Israele dalla faccia della terra.

Negli anni ho cercato di avvicinarmi alla sofferenza del tuo popolo. Negli anni dopo la fondazione del nostro Stato ho capito che anche il tuo popolo ha un forte desiderio di avere un proprio stato indipendente. Come israeliana e come parte di un popolo ebraico che è stato perseguitato nelle recenti generazioni, so che la fondazione di uno Stato palestinese accanto al mio Paese richiederebbe anche cedere della terra che appartiene al popolo ebraico da tempi immemorabili, dai tempi di Abramo, Isacco e Giacobbe. Questo sarebbe molto doloroso per me, come lo sarebbe per molti altri israeliani. Ciononostante, in quanto persona democratica e amante della pace, so che non posso fare altro che rispettare questo desiderio e perciò, insieme a molti miei compatrioti, ho accettato l’idea della fondazione del vostro stato su lembi di terra della Israele biblica.

Jumana, il mio cuore è con te perché come tutti quelli che cercano un futuro migliore per il proprio popolo, per te deve essere difficile spiegare perché i leader della tua gente hanno apertamente rifiutato il ramo d’ulivo, il compromesso storico offerto dal nostro Primo Ministro a Camp David a luglio. Ad Arafat è stata data una opportunità straordinaria per raggiungere una soluzione del conflitto israelo-palestinese che ha causato tanta sofferenza ad entrambe le parti. Ha avuto un’opportunità storica per portare degli importanti cambiamenti positivi per il tuo popolo, in un clima di pace e riconciliazione. Invece, per ragioni che forse tu e lui conoscete essendo cresciuti nella stessa cultura, il tuo leader ha scelto di imbarcarsi in una micidiale campagna di violenza e incitamento, nonostante preferisca chiamarla una "rivolta popolare". Sfortunatamente, entrambi i nostri popoli stanno pagando un prezzo alto per questa politica pericolosa e irresponsabile.

Jumana, il mio cuore è con te. Come intellettuale che ha assorbito la cultura democratica occidentale, dev’essere sicuramente difficile per te affrontare le orribili immagini televisive di una donna palestinese in lacrime che descrive le sue difficoltà nel proteggere i suoi bambini dalle forze paramilitari palestinesi Tanzim, entrate in casa sua per cercare di trascinare i bambini nello scontro con i soldati israeliani con la promessa che diventeranno "shuhada" (martiri) se rimarranno uccisi. (Jumana, forse loro non hanno raggiunto la tua casa. Entrano solo nelle case dei poveri.) Jumana, come ti sei sentita quando hai udito il direttore di una scuola che ha ammesso che gli incitatori sono entrati nella sua scuola per trascinare i bambini nelle sommosse? Naturalmente, queste due persone non osano rivelare la loro identità. Come cittadina di Ramallah, la città in cui ha avuto luogo l‚orribile linciaggio di due nostri soldati, certamente sei consapevole del terribile destino cui potevano andare incontro.

Jumana, il mio cuore è con te perché sono sicura che tu desideri sinceramente la pace come dichiari nel tuo articolo. Perciò deve essere difficile per te accettare un sistema d‚istruzione come quello della scuola di tua figlia) in cui insegnano ai bambini a odiare il "nemico sionista", persino quando il processo di pace è all’apice. Di fatto, i bambini palestinesi sono stati indottrinati, su base continua, con slogan come "con il nostro sangue e con il fuoco noi libereremo la Palestina". In quanto persona illuminata, devi sentirti sicuramente a disagio nei confronti dei tuoi leader religiosi che non hanno mai cessato di invocare la Jihad contro gli ebrei.

Jumana, ho iniziato questa lettera con la parola Shalom. Questa è la parola che noi israeliani usiamo per salutarci l’un l’altro. Questa è anche una parola che incorpora il sincero desiderio del popolo ebraico, il desiderio di pace. Puoi trovare questa parola in molte delle nostre preghiere. Vorrei richiamare una di queste preghiere: "il Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace". La prima parte della preghiera è espressione del nostro desiderio di forza, affinché possiamo sconfiggere i nostri nemici, e la seconda parte è espressione della nostra speranza di pace affinché non avremo mai il bisogno di usare questa forza.

Ora, Jumana, ho qualcosa da dirti. Quando mio figlio Amidan (quello che è nato al culmine della guerra del Kippur) è stato chiamato nelle forze di difesa israeliane, gli ho inviato una lettera che iniziava così: "Figlio mio, ora sei un soldato nella terra dell’Intifada e spero che sarai abbastanza cauto e attento per riconoscere il braccio teso per uccidere. Non esitare un momento, se vedi un braccio o una mano alzati, devi sparare immediatamente.

Gli ho detto che speravo e pregavo che non si trovasse mai nelle condizioni di dover usare il suo fucile. Eppure, gli ho chiaramente detto che doveva uccidere il suo nemico prima che il suo nemico lo uccidesse. Nel cuore di un confronto armato, uno non può sempre dire se il nemico porta pietre, bombe molotov o fucili. Quando la vita di qualcuno è in pericolo, bisogna difendersi, a prescindere dall’età dell’avversario.

Come dottore, tu sei sicuramente consapevole del fatto che le pietre possono uccidere, senza menzionare le bombe molotov e i proiettili. Il tuo popolo ricerca il diritto di difendersi e proteggersi, come tu ben sai. Noi non abbiamo lo stesso diritto? Come madre preoccupata per il benessere dei suoi bambini, sono certa che comprendi il mio dolore.

Dopo tutto, sicuramente tu non accorderesti ad un’altra persona il diritto di attaccare i tuoi bambini, semplicemente perché quella persona è poco più giovane di loro.

Jumana, il mio cuore è con te per molte ragioni e io vorrei dartene un‚altra ancora. Se una commissione internazionale d’inchiesta indagasse gli eventi dell’ultimo mese potrebbe rivelare che il bambino Mohammed Al Durra è stato ucciso dai poliziotti palestinesi che erano dietro di lui. Dopo cosa diresti alle tue figlie?

Jumana, il mio cuore è con te, come madre, sorella e figlia del nemico. Nonostante tutto, il mio cuore continuerà a riecheggiare la stessa preghiera: "Possa il Signore benedire il suo popolo con la forza, possa il Signore benedire il suo polo con la pace."

Ti mando i miei più sinceri saluti di pace,

Smadar Bat Adam

*Madre di Amidan, Ohad, Efrat e Elinoar, tutti hanno prestato servizio nelle forze di difesa israeliane e sanno di non avere altra patria all’infuori della propria.


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