Raccolta di commenti inviati a Morasha.it sulla nuova Intifada

1/11/2000

È sempre la stessa musica…

È davvero triste vedere come, per quanto riguarda la situazione di Israele, certi schemi mentali si ripetano a discapito di ogni logica e ragionevolezza.

E così accade che la didascalia di una foto che ritrae un soldato israeliano ed un ebreo americano pestato a sangue dai palestinesi diventi "un soldato israeliano che ha appena picchiato un palestinese" (vedi la foto dell’Associated Press pubblicata dal New York Times e dal Boston Globe).

E così accade che qualsiasi palestinese ucciso, risulta essere ucciso dagli israeliani, sebbene si stia svolgendo uno scontro armato con proiettili provenienti sia da parte israeliana che palestinese e quindi non sia proprio possibile stabilire all’istante di chi sia l’arma che ha sparato il colpo mortale (vedi l’uccisione del bambino palestinese Rami al-Dourra ripresa dalla televisione).

E poi accade che nei titoli di giornale appare sempre lo sdegno (giustissimo) per l‚uccisione di bambini palestinesi, dimenticandosi però di dire che non sono stati gli israeliani a mettere in prima fila dei bambini durante gli scontri.

Ed ancora accade che i palestinesi si affannano tanto ad affermare che Israele non tutela la libertà di visita ai luoghi sacri alle tre religioni monoteiste (la "Legge israeliana sulla protezione dei luoghi santi" del 1967 leva ogni dubbio sulla completa libertà di accesso ai luoghi santi per tutti i fedeli) e poi quando un Ministro israeliano vuole visitare uno di questi luoghi (in questo caso la spianata del Tempio dove ora sorgono le due Moschee), i palestinesi affermano che non aveva il diritto di andarci, e nessuno sembra accorgersi che sono proprio i palestinesi ad impedire l‚accesso libero ai luoghi santi.

E poi accade che in molti racconti dei giornali sembra che solo gli israeliani usino le armi e nessuno pare accorgersi che in realtà la polizia di Arafat, praticamente il suo esercito, usa armi da fuoco contro gli israeliani.

E poi sembra che sia sempre colpa di Israele se ci sono scontri con i palestinesi, e molti giornali "dimenticano" di informare i propri lettori che nelle ultime settimane sono stati gli stessi palestinesi a causare continue provocazioni nei confronti degli israeliani e che il fatto che Sharon sia andato sulla spianata delle Moschee è stata solo la scusa - offerta su un piatto d‚argento - per causare scontri preparati da tempo.

Dunque, leggendo molti i mass media italiani, sembra che Israele sia dalla parte del torto se mette in atto il sacrosanto (per gli altri!) diritto di autodifesa e si difende da lanci di pietre che uccidono e dalle armi della polizia palestinese.

E poi sembra che nessuno si accorga come tutto quello che sta accadendo ora in Israele ripercorra schemi tristemente noti, sempre gli stessi: attaccare Israele quando è più vulnerabile, ovvero durante le feste ebraiche, quando in teoria tutti gli ebrei dovrebbero riposarsi: non a caso gli scontri più duri sono iniziati a Rosh Ha-Shana, il Capodanno ebraico, ed il fronte libanese si è aperto di Shabbat, il Sabato, la festa settimanale più importante per gli ebrei.

E poi sembra che i luoghi santi ebraici non abbiano alcuna importanza ("non vi sono prove storiche che siano quelli reali", ha affermato qualche acuto giornalista, il che vuol dire che, se un ebreo distruggesse un qualsiasi luogo santo di qualsiasi religione — sfido chiunque a trovare prove storicamente certe al cento per cento dell’autenticità dei luoghi santi di tutte le religioni! - non farebbe nulla di male!) e sembra logico che la profanazione dei luoghi santi ebraici non valga nulla.

E poi sembra non conti nulla il fatto che ogni volta che un luogo santo ebraico cade in mano araba, viene sempre profanato, mentre quando un luogo sacro musulmano o cristiano cade in mano israeliana, è molto raro che accada lo stesso scempio.

La voce del mondo oltraggiato per la violenza si leva solo per una parte. Nel caso di Israele la "par condicio" è assolutamente sconosciuta.

Sembrava che israeliani e palestinesi fossero ad un passo dalla pace. Israele aveva fatto moltissime concessioni per avere la pace, ma aveva trovato un muro da parte palestinese. La pressione americana per avere una pace che fa comodo al Presidente Clinton alla fine del suo mandato, su due popoli ancora non pronti ad un trattato di pace definitivo, ha creato una situazione di tensione che è sfociata nel peggiore dei modi. Ed ovviamente è tutto colpa di Israele, compreso il fatto che, se attaccata (e sottolineo che l’attacco arabo ad Israele vuol dire il tentativo della sua distruzione) osa reagire...

Silvia Antonucci


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