Raccolta di commenti inviati a Morasha.it sulla nuova Intifada

6/12/2000

Bambini palestinesi

Ieri sera (giovedì) è stato trasmesso dal secondo canale della rete nazionale francese (Antenne 2) un documentario sui ragazzini dell'Intifada intitolato: "I bambini giocano alla guerra, o la guerra gioca coi bambini?", girato nella zona di Gaza in questo periodo di scontri. Il documentario parlava di come i bambini palestinesi vengono educati alla "guerra santa". E' stato girato da un'équipe francese. Il responsabile del servizio è francese (di origine indocinese). Vorrei riassumerne qui i momenti principali (D= domanda dell'inviato francese R= risposta)

I BAMBINI

Intervista a tre ragazzini palestinesi. Età: 12 e 14 anni.

D. "Perché tirate le pietre?"

R. "Per lanciare un simbolo. Per difendere la nostra patria"

D. "Cosa volete?"

R. "Morire da martiri. Vogliamo Gerusalemme. Gerusalemme è nostra. E chi non la pensa così , che affoghi nel mar Morto."

Intervista a una bimba. Età 9 anni. E' a casa con la mamma e gli 8 fratelli e sorelle.

D. "Cosa vuoi?"

R. "Gerusalemme. Sono pronta a morire per la mia patria."

D. alla madre: "Signora, non è preoccupata?"

R. "No, mia figlia è matura, sa queste cose perché ha studiato e le ha imparate a scuola."

In un ospedale. Un padre si dispera davanti al letto del figlio ricoverato. Dice:

"Mio figlio è stato ferito. Quando si è svegliato, qui in ospedale, ha cominciato a urlare e a piangere, perché non era morto. Non è diventato un martire. Voleva esser santo"

Dal letto il ragazzo (16 anni) interviene:

"Sono ancora vivo. Sono disperato. Ricomincerò. Voglio diventare un martire e morire per la mia patria."

D. "Non hai paura di morire?"

R. "E perché dovrei?".

LA TV

Programma per bimbi alla tv palestinese. Una bimba di 5 anni, col vestitino di velluto e le scarpine di vernice, canta. La tv francese mette i sottotitoli di quello che sta dicendo: "Vogliamo Gerusalemme. Vogliamo la violenza Siamo pronti a morire Siamo pronti a dare la vita, ad auto-immolarci" La melodia è assolutamente innocua. Se mancassero i sottotitoli, mi preoccuperebbe lo stesso l'aria un pochino esaltata della bimba. Direi addirittura aggressiva.... Cantano altri due bambini maschi di 6 e 7 anni. Testi delle canzoni più o meno identici. Si parla anche di "morire in un attentato è bello"

LE MADRI

Intervista a una giovane donna. E' incinta del nono figlio. Suo figlio Saleh, 16 anni è morto da 24 ore, durante uno scontro con l'esercito Israeliano. La donna sembra molto tranquilla.

D "Signora, come si sente?"

R. "Bene. Mio figlio ora è alla destra del profeta. E' un martire. Siamo una famiglia fortunata e rispettata. Sono pronta a sacrificare tutti i miei figli per Gerusalemme e la nostra patria."

Una madre

"Mio figlio è andato a combattere. Ha 9 anni. Mio marito ha cercato di fermarlo, ma lui vuole diventare un martire. Ha rubato il fucile di mio marito, che è un poliziotto, ed è andato a combattere."

LA SCUOLA

Riprese durante le lezioni.

In classe i bimbi incollano sul quaderno le foto ritagliate dai giornali, del famoso fatto di cronaca che vide protagonista un bambino di 12 anni e suo padre. Erano nascosti durante una sparatoria, furono ripresi dal mondo intero, vi ricordate? Il padre agitava le braccia. Alla fine il bambino fu ucciso... L'intera sequenza di fotogrammi viene ordinatamente incollata sui quaderni. Due bimbi, durante un "atelier" teatrale improvvisato in classe, mimano e recitano l'intera scena. Quando il bimbo muore, tutta la classe si agita e si mette a urlare. L'insegnante spiega che lo fa per fare esprimere ai bambini le loro emozioni, per tirargli fuori la paura e lo stress. Uno psicologo francese intervistato dice che secondo lui, queste "terapie" di gruppo non fanno che rendere i bambini ancora più aggressivi.

Lezione di religione.

L'insegnante ha toni esaltatissimi praticamente urla. Quando i bimbi rispondono alle sue domande, scattano in piedi e parlano con lo stesso identico tono (urlando). Si parla del fratello del profeta. I reporter francesi fanno domande ai bimbi.

D. "Chi sono gli ebrei?"

R. "Traditori. Hanno tradito il patto del Profeta. Devono morire"

Altri due ragazzini (sui 9 anni) rispondono alla stessa identica domanda più o meno con le stesse parole.

GLI PSICOLOGI

Intervista ad alcuni psicologi e psichiatri infantili palestinesi. Sono preoccupati. Uno di loro ha messo in piedi una sorta di "doposcuola" per sottrarre i bambini alla strada (vanno a scuola tre-quattro ore, il resto del tempo i maschi lo passano per strada a guerrigliare). Cerca di distrarli e di farli disegnare. Dice: "A questi bambini è stata sottratta l'infanzia. Sono sotto stress. Di notte hanno incubi. Continuano a disegnare fucili, kalashnikov e scene di guerra. Sono agitatissimi." Un altro psichiatra si esprime in termini quasi identici, anche se da la colpa di tutto ciò alla guerra in atto, e dunque a Israele....

ISRAELE

A pochi metri dai luoghi dello scontro, la postazione di Tsahal. Intervista ai soldati. Sono tutti di leva. Moshè, 18 anni.

D. "Rispondete ai lanci di pietre?"

R: "Sì, quando si fanno serrati. Spariamo pallottole di gomma"

D: "Avete armi con munizioni vere?"

R. "Sì. Le usiamo quando sparano a noi con pallottole vere. Abbiamo per ordine di non sparare se non dopo esser stati aggrediti".

Tutti i ragazzi hanno 18 o 19 anni. Il portavoce dell'esercito, di origine francese. Si esprime direttamente in francese, senza traduzione:

"I bambini attaccano le postazioni dell'esercito. Non reagiamo a semplici provocazioni. Solo quando arrivano le pallottole, rispondiamo. I bambini palestinesi vengono usati come scudo. Li mandano avanti. Loro stessi si fanno in quattro per esser mandati avanti."

Dopo quello che si è visto e sentito, non si stenta a crederlo. Il reportage finisce con le riprese al cimitero palestinese. Un bambino ucciso durante gli scontri è stato appena sepolto. Vicino alla tomba, i suoi compagni di classe cantano, ridono e gridano.... Intervistati dai francesi dichiarano:

"E' fortunato, il nostro amico. E' diventato un martire. Vorremmo tutti essere al suo posto. Speriamo di poter anche noi morire per la nostra patria e per Gerusalemme."

Deborah Fait


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