Raccolta di commenti inviati a Morasha.it sulla nuova Intifada

5/12/2000

La mitraglietta e Arafat

È passata quasi inosservata l’immagine di Arafat armato di mitraglietta mentre passa in rassegna le sue truppe a Gaza. Chissà cosa avrebbero scritto o detto i media mondiali se anziché di Arafat si fosse trattato di un qualsiasi altro leader di qualsivoglia nazione. Chissà cosa direbbe Massimo D’Alema se Barak girasse armato.

Arafat , ai tempi d’oro del suo terrorismo internazionale, quando era già ricevuto con gli onori dovuti a un capo di Stato, si presentava in Vaticano con la pistola alla cintura e anche questo passava volutamente inosservato. Chi avrebbe osato criticarlo? Poi, all’improvviso, ha messo da parte le armi personali per poter recitare meglio la parte della colombella invocante la pace ai falcacci israeliani e la falsa colomba si è vista consegnare il Nobel per la pace proprio nel periodo in cui in Israele saltavano un paio di autobus alla settimana.

Mi hanno sempre fatto un po’ ridere le truppe eternamente schierate di Arafat. Sono sempre là, sull’attenti, giorno e notte, in attesa, Dio ne guardi, che al raiss venisse voglia di passarle in rassegna magari tornando a casa da una passeggiata in giardino, o da una visita ai campi dove si addestrano I bambini a odiare, o da una visita agli ospedali dove bacia in lacrime (di coccodrillo) gli arti feriti dei suoi quasi-martiri perché se non sono morti sono solo "quasi-martiri". Sarà per la prossima volta, li consola Arafat. Lui poi torna a casa e "passa in rassegna". Sempre, con aria estremamente seria, a passo della semi-oca, marcia davanti ai suoi colonnelli schierati. I suoi soldati, in otto anni di autonomia, da terroristi sono diventati tutti colonnelli o generali e tutti hanno il petto coperto da mezzo chilo di medaglie. Una carrierona. Non esistono soldati semplici nell’esercito di Arafat, tutti promossi sul campo in base, forse, agli abrei uccisi in giro per il mondo e in Israele.

E anche questa volta, di ritorno da non si sa dove, Il raiss ha passato in rassegna le sue truppe ma questa volta aveva in mano una mitraglietta. Ohibò, abbiamo pensato tutti in Israele. Una mitraglietta! E perché? Perché gli avevano detto che gli israeliani che abitano nei kibbuzim vicino a Gaza (per intenderci, quelli che in Italia chiamano coloni) stavano protestando contro i soldati di Israele per avere più sicurezza. Ohibò, abbiamo ancora pensato in Israele. Arafat teme che tutta la sua polizia, tutti i suoi colonnelli medagliati, tutti i suoi "generali delle pietre" siano incapaci di difenderlo da un pugno di ebrei che oltretutto non gli prestavano nemmeno attenzione?

Barak è un generale e mai lo abbiamo visto con un arma, Rabin era un generale e mai lo abbiamo visto con un’arma. Nemmeno il Capo di Stato maggiore dell’esercito d’Israele, Generale Mofaz, lo abbiamo mai visto armato. E dobbiamo vedere l’uomo che si fa passare per Capo di Stato e che è trattato da Capo di Stato con in mano una mitraglietta per andare a casa da Suha che gli stava preparando il caffè, anche lei doverosamente sull'attenti. Veramente non so se la cosa sia ridicola, o squallida o entrambe le cose, non so nemmeno se il mondo ha visto o ha fatto finta di non vedere. Di una cosa però son certa: se Arafat avesse sparato tutto il suo staff militare e civile avrebbe dovuto proteggersi una certa parte del corpo per evitare l’evirazione. La mitraglietta tremava visibilmente: la teneva colla mano destra, quella sifolina, e Arafat non è mancino.

Deborah Fait


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