Cesare Pavoncello: Mi congratulo

Mi congratulo con la Sig.ra o Sig.na Canarutto!

Ha passato a pieni voti la selezione di accesso al club degli informatissimi sul conflitto israelo-palestinese, dimostrando una conoscenza dei fatti storici e giornalistici, degna di encomio.

Peccato che - come spesso succede a molti, nel caso della questione israelo-palestinese - le sue conoscenze siano guidate da una specie di "comando a distanza" che preme solo su tasti di canali di proprio gradimento senza parlare del fatto che le stesse conoscenze sono poi trattate con una lente di ingrandimento "selettiva" puntata su determinate cose - magari importanti e su questo non si discute - ignorandone però altre che, anche senza passare per questa lente, sono di pari se non maggiore importanza. Ultima cosa, ma non meno importante: pur non conoscendo l'abile articolista, ho una forte impressione che ella non abbia (e comunque non dimostri) la più pallida pratica della zona di cui parla, delle dinamiche politiche, sociali, storiche, ideologiche - presenti e passate della regione di cui parla (non di quelle scritte, ma di quelle vissute nel quotidiano).

Leggendo la sua lettera, ribollivo dentro di me constatando quanto le parole possano essere mistificanti della realtà e pensavo come rispondere ai vari punti - uno ad uno. Ma poi, sono giunto alla conclusione che non questa è la sede adatta per impegnarsi ad uno smontaggio critico-storico delle nobili affermazioni a favore del popolo palestinese: sarebbe lungo ma soprattutto superficiale e poco serio. Per provare a capire veramente, si dovrebbe fare un profondo viaggio nelle opinioni degli Israeliani e dei Palestinesi, per far capire alla signora e a tutti i lettori, che in questo conflitto, oggi e da sempre, c'è una parte che da vede una sola soluzione (forse a stadi e magari "finale" - cosa questa che ricorda tempi non lontani) e l'altra, che si dibatte nella sua fragile e problematica democrazia (quasi anacronistica se considerata nella realtà geopolitica di una zona dove l'esempio più illuminato è quello egiziano) fra volontà di pace e necessità di non essere un episodio storico transitorio. Avete indovinato quali sono le due parti?

Penso invece che il modo migliore per spiegare e spiegarci, sarebbe quello che la Sig.ra Canarutto, e con lei tutti quegli esperti sulla carta e sulle belle dichiarazioni lette sulla stampa e ascoltate alla TV, vengano sul posto, si mettano ad un angolino e siano spettatori di quella realtà che giudicano senza conoscere.

Che si rendano conto che le cose non sono bianco o nero. Che ascoltino le due televisioni, dove in una c'è una continua istigazione alla violenza e posizioni praticamente indiscusse, mentre nell'altra si discute e si polemizza sulle possibili soluzioni al problema dando spazio ad un ampio arco di possibilità. Che sfoglino i libri di testo e i programmi scolastici e visitino qualche lezione, dove da parte israeliana si discute il problema e ci si confronta sull'idea se sia giusto o meno di rinunciare ad una terra che si considera storicamente propria per raggiungere la pace, mentre fra i Palestinesi i libri di testo di geografia e storia l'entità Israele non viene nominata e non compare nemmeno nelle cartine geografiche. E magari ascoltino con attenzione qualcuno dei leader della Jihad e forse capiranno che se il pericolo per Israele è immediato, la Guerra Santa portata avanti dall'integralismo islamico interessa - in tempi non così lunghi - anche altre zone del mondo abitato dagli infedeli. Che capiscano e apprezzino un pò il fatto che la società israeliana, con tutte le sue pressioni interne ed esterne, dia spazio a voci come quelle citate dalla Sig.ra Canarutto a sostegno delle sue tesi, mentre fra i Palestinesi la libertà di pensiero ed espressione è limitata solo alle posizioni dell'establishment e a quelle delle frange più estreme. La Sig.ra Canarutto si è mai chiesta perché solo da parte israeliana esistano istituzioni come Peace Now o la citata Betzelem o l'utopica Newè Shalom (Oasi della Pace - villaggio misto di Arabi, Ebrei e Cristiani israeliani)?

Ma forse tutte queste sono parole sprecate. Forse la Sig.ra Canarutto non è interessata alla realtà ma a quello che lei pensa che è la realtà.

Lei dice d'altronde, che i Palestinesi vivevano qui e che - giustamente aggiungo io in qualità di uno della stragrande maggioranza che è a favore della ricerca di una soluzione mediata per due popoli che hanno ambedue le loro ragioni ed una sola terra da spartire - questo fatto non si può ignorare. Mi sembra, con questa sua posizione, di tornare molti anni indietro; ad una discussione che sembrava ormai superata e in cui ci si chiedeva se gli Ebrei dovessero o meno tornare a vivere nella loro patria storica. Difficile aspettarsi che una persona che poggia le sue tesi su presupposti storici (anche qui fortemente selettivi) così convinti, comprenda il motivo per cui molti di questi Ebrei ingrati non vogliono rimanere sotto le ali protettive degli stati del mondo ed in particolare di quelli dove l'antisemitismo (con le sue profonde radici nella cristianità) li ha perseguitati nel corso dei secoli e da dove sono usciti quasi annientati dall'Olocausto.

Cesare Pavoncello

Gerusalemme - Israele


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