Francesco Spagnolo: Un micidialissimo "aguzzate la vista"

Cara Morasha,

normalmente cerco di evitare di entrare in discussioni come quella proposta da Paola Canarutto. La corrispondente in questione sembra appartenere al genere di interlocutori da me più temuti. Paola Canarutto è infatti informatissima, e appare incrollabilmente certa delle proprie informazioni e convinzioni. Questo mi pone una seria difficoltà: sono una persona incrollabilmente piena di dubbi, e quando altri mi pongono davanti alle loro certezze, non posso esimermi dall'invidiarli un poco, il che mi mette in serio svantaggio.

Se faccio un'eccezione è perché sono triste. Triste nel constatare ancora una volta l'inutilità di tante azioni intraprese in passato, private e pubbliche, tese a modificare (innalzandolo, a volte) il tono del dibattito sul delicatissimo tema Israele/Palestina. Negli ultimi anni, grazie soprattutto al "processo di pace" -- attivato grazie al sangue e alle lacrime di molti, israeliani e palestinesi, ma senz'altro dietro la spinta data dalla prima Intifada, che scosse le coscienze e la sensibilità di tutti -- sembrava che anche in Italia le cose fossero un poco cambiate. Si era iniziato a parlare di intersezioni, di sovrapposizioni, di confluenze: insomma, di come cultura araba e cultura ebraica sono indissolubilmente legate da secoli di vita comune. Si dibatteva dell'originalità di questo legame, e si gioiva della possibilità che esso potesse in qualche modo rivivere. Io ho cercato di fare la mia parte -- ore e ore di trasmissioni radiofoniche dedicate all'argomento, lontane da falsi buonismi, tese a raccontare la realtà, spesso dura e irta di ostacoli, del "processo di pace", analizzato soprattutto nei suoi risvolti culturali. Ricordo ancora, un paio d'anni fa a Radiopopolare di Milano, i dibattiti sulle politiche culturali del governo israeliano in favore dell'integrazione con il mondo arabo, oppure, solo pochi mesi or sono, il concerto, trasmesso a RAI-Radiotre , di Emil Zrihan, cantante e cantore israelo-marocchino…

Insomma, si percorrevano, sino a poco tempo fa, terreni sofisticati, che sembravano presagire solo bene. Ora tutti si "tribalizzano", e vecchi discorsi riemergono a cancellare con forza i risultati pazientemente ottenuti in anni di ricerca d'un linguaggio appropriato, di comportamenti migliori, di nuove speranze. Ci troviamo pertanto a dover ridiscutere di cose che credevamo superate, e a doverlo fare con interlocutori che comunque ci daranno torto, perché sanno già, in partenza, di aver la "ragione" dalla loro. Io non so per quanto avrò voglia di continuare a discutere in questi modi, di queste cose, con queste persone -- per il momento, continuo a provare.

Tento di riassumere quello che capisco delle formulazioni, sofisticate e solo apparentemente bene educate, fatte da Paola Canarutto -- affermazioni che sembrano essere condivise da molti, in Italia, e anche da persone a me amiche, e non a me sconosciute come la Canarutto.

Riassumo solo quelle formulazioni che non solo non condivido, ma che non ritengo fondate, e che trovo lesive di un dibattito onesto sulla storia ebraica, sulla storia araba, sulla storia contemporanea, sulla storia dello Stato di Israele, sull'attuale drammatica situazione in Israele/Palestina, e sulle chances di una vita decente per milioni di persone.

1. Europei, americani e russi hanno "concesso benignamente" agli ebrei superstiti una terra

2. I democratici europei e americani scaricano il peso della shoah sui palestinesi

3. I sionisti scoprirono l'esistenza di una popolazione palestinese sono una volta arrivati in Palestina

4. La legittimità del sionismo è messa in questione dagli storici revisionisti israeliani (i quali pure hanno - giustamente - denunciato la volontà di nascondere episodi vergognosi, in nome d'una pretesa purezza delle origini dello Stato di Israele)

5. Cristianesimo e Islam sono "religioni sbagliate" in terra di Israele

6. La parola "razza" ha un qualunque diritto di cittadinanza in Israele

7. L'esistenza di uno "Stato ebraico", in Medio Oriente o altrove, è comparabile all'esistenza di uno "Stato cattolico" (che già esiste, per altro, in Vaticano e nelle proprietà vaticane nel mondo) in Italia o altrove

8. I cittadini "non ebrei" sono -- istituzionalmente -- "cittadini di quarta classe, o non cittadini del tutto" nell'attuale Stato di Israele

9. Nessuno pensa, o afferma apertamente, che "lo stato degli ebrei è razzista" (cfr. risoluzione ONU)

10. In Israele vi sono perseguitati per motivi religiosi

11. La superficie dello Stato di Israele è grande, come lo è l'Italia

12. I motivi che i palestinesi hanno per protestare sono interamente attribuibili a Israele

13. I "modelli per rapportarsi all'Islam" validi in Europa sono validi anche in Medio Oriente

13 b (corollario). Israele è situato in un contesto europeo, e deve attenersi a parametri "europei"

14. Gli irlandesi cattolici hanno smesso di mettere bombe

15. Il "chador" islamico è comparabile ai caftani chassidici, alla croce al collo, alla qipah in testa

16. L'antisemitismo in Europa orientale è solo un ricordo degli ebrei che da là provengono

… … …

Uff!!! Leggere la lettera di Paola Canarutto è paragonabile a risolvere un micidialissimo "aguzzate la vista" della "Settimana enigmistica" -- le incongruenze sono tante, ma a un primo colpo d'occhio non appaiono.

Non intendo esprimere commenti sulle affermazioni elencate dal punto 1. al punto 16. , che mi sembrano tutte contenute nella lettera in questione. Soprattutto, non intendo confutarle: altri lo hanno già fatto altrove, meglio di come potrei farlo io. Rimango comunque colpito dal tono fintamente ironico, sprezzantemente polemico, e vittimista in mala fede, delle sue parole. Mi sembra che esse non abbiano così tanto a che vedere con la situazione, attuale o passata, di Israele/Palestina. Piuttosto, queste parole paiono legate ad altri temi, altri fantasmi, decisamente europei.

Vorrei comunque notare due cose.

La prima è che Paola Canarutto sembra ridurre il grosso dell'attuale questione israelo-palestinese a un confronto/scontro tra religioni, considerando solo una parte dei problemi, semplificando così grossolanamente il tutto, e riproponendo tribalismi degni d'altri tempi. La sua ossessione nel vedere il mondo diviso secondo appartenenze religiose, e ancor di più secondo delle non meglio precisate "razze", è per lo meno inquietante.

La seconda è che Paola Canarutto si avvale, per accusare gli israeliani, di fonti (Betselem, Jerusalem Report) che le provengono da Israele medesimo. Trattasi di fonti spesso accurate, che riportano dati raccapriccianti e che nessuno di noi dovrebbe mai ignorare. Vorremmo averne di simili anche per ciò che riguarda l'attuale Autonomia Palestinese.

Il giorno in cui gli interlocutori del futuro Stato di Palestina -- che ci auguriamo nasca, e prosperi, ma non a scapito degli ebrei eventualmente residenti in Palestina, né degli israeliani, né di chiunque altro -- sapranno fornire documentazioni altrettanto implacabili su loro stessi, sarà un giorno felice per i tutti i popoli del Medio Oriente, palestinesi in prima istanza. Forse non sarà un giorno altrettanto felice per Paola Canarutto, la quale avrà più difficoltà a trovare giustificazioni "oggettive" al suo malcelato, ma forse inconsapevole, astio per gli ebrei in quanto tali.

Un caro saluto,

Francesco Spagnolo

(conduce trasmissioni radiofoniche per Radiopopolare e per Radiotre)


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