In breve
Malbìm - Commento alla Haggadà di Pesach

Premessa del traduttore

Il nome Malbim1, per coloro che lo conoscono, evoca un senso di chiarezza e semplicità nella comprensione delle parole della Torà. Il classico commentario del Malbim sul Chumàsh, come pure sul resto del Tanàkh, si distingue per le domande pertinenti sul più basilare (e più importante) livello di comprensione e per le eleganti spiegazioni del corretto intento del testo. Chi è familiare con lo stile del Malbim, può facilmente immaginare quanto sia benvenuto un commento del Malbim sulla Haggadà, dato che la Haggadà - il testo ebraico più diffusamente letto dopo la Bibbia - è anche uno dei meno capiti.

Sebbene la Haggadà si collochi al centro del Séder, e sebbene ogni ebreo abbia il dovere di partecipare alla sua recitazione, in gran parte essa rimane oscura e confusa. Come racconto il testo sembra incoerente, la cronologia sconnessa, certi eventi sono inesplicabilmente posti fuori ordine, mentre altri sono ripetuti senza alcuna ragione apparente. Come guida halakhica il testo è parimenti incomprensibile: frammenti di discorso halakhico sono sparsi qua e là, apparentemente a caso, lasciando un bizzarro mosaico che chiede spiegazione, ma allo stesso tempo sembra sfidarla.

Nella sua brillante analisi del peshàt, il significato semplice e diretto del testo, l’autore del Midràsh Haggadà, il titolo originale della Haggadà del Malbim, rivela l’ispirazione divina sottesa dalle parole dei nostri Saggi, che, insieme ai rispettivi versi della Torà, compongono la Haggadà. Egli solleva le questioni che rendono perplesso il lettore intelligente, quindi offre lucide spiegazioni, radicate in una attenta analisi del testo. Le sue spiegazioni dimostrano che le allusioni che i Saggi ricavano dai versi non sono mere attribuzioni arbitrarie dell’uomo alla parola di Dio, ma sono il genuino intento della Sua parola.

Una edizione poco conosciuta di questo famoso commento pubblicata nel 5654 (1894) e scoperta solo recentemente, comprende un notevole saggio che rivela il segreto della struttura della Haggadà, un rompicapo che ha messo alla prova generazioni di studiosi. Questo saggio, intitolato "Maamàr Yesòd Mosàd", Discorso del Principio Fondamentale (della Haggadà), è stato tradotto e adattato come "Uno sguardo d’insieme".

La nostra traduzione inglese della Haggadà del Malbim segue lo stile domanda-spiegazione del commento ebraico originale. Abbiamo anche incluso citazioni di fonti che mancavano nel testo originale. Parti del commento che ci sono parse non essenziali sono state messe in nota. Le nostre osservazioni sul commento sono contenute in note esplicative segnate con "(Eds)". Sebbene non faccia parte del testo originale della Haggadà del Malbim, abbiamo tradotto e qui inserito il commento del Malbim sui Tehillìm (Salmi) per la seconda parte dell’Hallèl.

Sebbene questo commento alla Haggadà sia stato per molti anni noto come la Haggadà del Malbim, recentemente sono stati sollevati dubbi sulla sua attribuzione. Noi abbiamo condotto un’indagine sulla questione e ne abbiamo riportato i risultati in un saggio stimolante che speriamo contribuirà a far luce sul mistero.

Abbiamo il privilegio di presentare la Haggadà del Malbim al pubblico di lingua inglese per la prima volta dalla sua prima uscita in ebraico un secolo fa. Offriamo la nostra modesta espressione di gratitudine all’Onnipotente per averci concesso questo privilegio, nella speranza che questo commento assista il lettore nella ricerca di una più profonda comprensione della Haggadà, un alto apprezzamento del Séder di Pésach, una sempre maggiore reverenza per le parole dei nostri Saggi e, in conclusione, per la parola di Dio.

1 Acrostico di Meir Loeb Ben Yechièl Mikhaèl (Volochisk, 1809 - Kiev, 1879), grande maestro, oppositore della Riforma, autore di varie opere, famoso soprattutto per il suo commento al testo biblico, teso a dimostrare l’origine divina della Legge Orale; in esso sviluppa un metodo originale, critico e moderno, di analisi del testo, basato essenzialmente sullo studio del significato letterale, e sul concetto che non vi sono ripetizioni nel linguaggio della Torà, in quanto ogni parola ha un suo significato essenziale; per questo il suo commento si distingue anche per una nuova ricerca delle regole e delle forme grammaticali che stanno alla base del linguaggio e della logica (N.d.T.)

 

Il Bar mitzvà - Bat mitzvà

Una delle cerimonie che scandiscono il ciclo di vita dell’ebreo è sicuramente la maggiorità (Bar Mitzvà per i maschi, Bat Mitzvà per le femmine).

Bar Mitzvà significa letteralmente figlio del precetto ed, analogamente, Bat Mitzvà ha il significato di figlia del precetto, cioè, in entrambi i casi, una persona sottoposta all’obbligo dell’osservanza dei precetti (mitzvòt) e quindi pienamente responsabile delle proprie azioni.

Per la legge ebraica infatti i figli minori non hanno l’obbligo di osservare le mitzvòt, anche se essi sono solitamente sempre educati alla loro piena osservanza fin da bambini.

Non esistono indicazioni precise nella Torà circa l’età in cui il giovane raggiunge la maturità e quindi la piena maggiorità religiosa.

Tuttavia nella Mishnà , la stesura più antica della Legge Orale risalente al 2° secolo E.V., base del diritto rabbinico, vi sono alcune indicazioni a tal proposito. Vi è scritto nel Pirké Avòt, a nome di Rabbì Yehudà ben Temà: "Cinque anni è l’età per studiare la Torà, dieci per la Mishnà, tredici per i precetti".

Il Talmùd stabilisce anche che, a proposito del digiuno di Kippùr, le bambine completano il digiuno per disposizione della Torà a dodici anni, i bambini a tredici anni (Yomà 82a).

All’età di 13 anni e 1 giorno per i maschi e 12 anni e 1 giorno per le femmine (Maimonide, Mishnè Torà, Ishut, 2; 9-10), essi divengono pienamente responsabili dell’osservanza delle mitzvòt (Avòt, cap. 5, verso 25); poiché il giorno ebraico inizia con il tramonto del sole, la prima mitzvà alla quale l’individuo è tenuto è la lettura dello Shemà.

Nel Talmùd (trattato Bavà Metzià), l’espressione ha il significato di soggetto alla Legge, tuttavia il termine indica nell’uso corrente il momento e le cerimonie correlate all’assunzione degli obblighi di osservanza delle mitzvòt (chiamata anche in Italia maggiorità religiosa).

La cerimonia del Bar Mitzvà ha in realtà un’origine relativamente recente, essendo menzionata solo nel 15° secolo da Rabbì Menachèm Tziyòni nel suo Sefer Tziyòni.

La cerimonia del Bat Mizvà per le femmine è ancora più recente, essendo citata solo nel 19° secolo da Yosèf Chayìm Ben Elia nel suo codice legale Ben Ish Chày.

Tuttavia l’obbligo dell’osservanza delle mitzvòt per i ragazzi, dal compimento dei 13 anni, data dai tempi più antichi.

© Morashà

A cura di
Davide Nizza

32 pp 11,5x18,5
Lit. 5.000

A cura di
Rav Reuvèn Colombo

16 pp 11,5x18,5
Lit. 5.000

A cura di
Raffaele Picciotto

16 pp 11,5x18,5
Lit. 5.000