Guida alle regole
di Pésach

Introduzione

"È un precetto affermativo della Torà quello di raccontare dei miracoli e dei prodigi che sono stati fatti ai nostri padri in Egitto la notte del quindici di Nissàn". (Rambàm, "Chamètz Umatzà" 7,1)

"Il saggio che cosa dice? Che cosa sono queste testimonianze, questi statuti e leggi…" (Dalla Haggadà di Pésach)

Il termine "Pésach" (pé-sach = la bocca parla) racchiude, secondo il Midràsh, il precetto di raccontare e di ricordare ai figli, agli altri e in definitiva a se stessi i miracoli e i prodigi con i quali Signore liberò il popolo ebraico dalla schiavitù egiziana.

Lo scopo principale di questa narrazione è sicuramente quello di infondere nel cuore dell’ebreo la fede nell’aiuto di Dio e la certezza che, nonostante tutto, l’eternità di Israele non può essere messa in discussione. (Abravanèl)

Ma il racconto e il ricordo, per quanto essenziali, non bastano.

Il figlio "saggio" della Haggadà non pone questioni filosofiche sulle piaghe che hanno colpito l’Egitto o sul miracolo del passaggio del Mar Rosso ma chiede innanzi tutto al padre o al Maestro di parlare degli "statuti" e delle "leggi" che egli dovrà rispettare durante Pésach.

Come insegnava rav Itzchàk Hutner, il vero chakhàm (saggio) non si ferma solo a considerare il modo in cui i padri sono stati emancipati ma si interroga innanzi tutto sul vero motivo che ha indotto Dio a liberare gli ebrei dall’oppressione egiziana.

La ragione di tale liberazione è scritta nella Torà: "…e sarà che una volta avvenuta l’uscita del popolo dall’Egitto, questi adorerà il Signore su questo monte". (Esodo III 12)

Gli ebrei vengono dunque liberati per ricevere la Torà sul Sinai e per mettere in pratica i precetti in essa racchiusi ed è perciò chiaro che il vero rispetto di Pésach non può prescindere dalla precisa osservanza delle norme che regolano questa festa.

Per aiutare coloro che desiderano rispettare in modo corretto tali precetti, ho così ritenuto opportuno raccogliere in un breve volumetto le regole di Pésach.

Questo testo non pretende di essere esauriente. I diversi riti e le numerose consuetudini che nel corso dei secoli hanno dato un carattere famigliare alla festa di Pésach, mi hanno spesso costretto a fornire delle regole generali di comportamento e altre volte a riferire solo una parte delle diverse opinioni dei Maestri riguardo ad una norma, che comunque sono sufficienti per fornire ai lettori di rito sefardita, ashkenazita o italiano l’ usanza da seguire.

Per questo breve lavoro mi sono basato principalmente sulle due opere: "Le regole di Pésach e del mese di Nissàn" e "Le regole del Séder" scritte dal rabbino Davìd Yosèf, figlio del "Rishòn-Letziòn", rav ‘Ovadià Yosèf e sul libro "Siddùr Pésach Kehilkhatò" del rabbino Shelomò Zàlman Grossman.

Dedico questo scritto alla memoria di mio padre Chayìm Colombo z.l. che mi ha saputo infondere amore e rispetto per la Torà con la speranza di poter un giorno nuovamente sentire la sua voce e il suo racconto durante il Séder di Pésach.

Possa essere questo l’anno del suo ritorno e assieme a lui risorgano tutti i giusti di Israel. Amèn ken yehì ratzòn.

Reuvèn Colombo

 

© Morashà

A cura di
Rav Reuvèn Colombo

72 pp, 17 x 24
Lit. 15.000