Re Salomone
Re Salomone e l'ape

Un giorno che il Re Salomone stava disteso sotto un fico nel suo giardino godendosi il sonno pomeridiano, mentre due servitori muovevano due ventagli sulla sua testa per scacciare le mosche, avvenne questo: il Re si era appena appisolato, quando una piccola ape vagabonda sfuggendo ai ventagli, andò a posarglisi sul naso e lo punse.

Il Re si svegliò e balzò su dal giaciglio. Sentendo un dolore acuto e tagliente come una lama comprese cosa era avvenuto e si infuriò terribilmente. Il naso gli si era intanto gonfiato e arrossato come una melagrana.

Salomone cercò l’autrice delle sue sofferenze per punirla del misfatto, guardò, cercò qua e là, ma quell’insetto vagabondo si era messo in salvo.

Il naso del Re si gonfiava sempre più, e sempre più si arrossava fino a rassomigliare a un cocomero. Il Re si rodeva di rabbia e sempre più feroce era l’espressione del suo viso…

In un impeto d’ira ordinò che fossero portate avanti a lui le api, le vespe, le api selvatiche, le zanzare, i pappataci, i moscerini, e i minimi fra gli insetti minuscoli sorpresi nel suo giardino e nei dintorni più o meno prossimi.

Dai nidi e dagli alveari si affrettarono ad uscire tutte le api, le vespe, i moscerini insieme alle altre specie di insetti. Essi a sciami, da vicino e da lontano, numerosi come le stelle del cielo, si presentarono al Re.

Ogni ape regina col suo sciame. Ogni capo con il suo gruppo, tutti confusi ed eccitati, tutti ronzando e desiderosi di sapere: che cos… cosz… sza era successo? Perché quesz… sz… szto?

Il Re adirato batté il piede a terra e gridò: "Silenzio!"

Di colpo ogni gruppo ammutolì. Fu un silenzio assoluto.

Non si sentiva né il battito di un’ala né un ronzio, e tutti videro l’enormità di quel naso.

Ma questo seguitava a crescere a dismisura: al Re sembrava che fosse divenuto come un otre, pieno, colmo fino ai bordi di schegge di vetro e di punte d’ago traffigenti e roventi.

Fremente d’ira per il gran dolore gridò: "Chi di voi maschi e femmine scellerati, snaturati e malvagi ha osato far questo?"

Salomone nel dir questo si toccò con il pollice l’otre come dicesse: "Guardate cosa avete combinato al Re!"

Per un attimo le api tacquero spaventate dalla collera di Salomone, poi si riebbero un po’ ed un mormorio sommesso passò da un gruppo all’altro, come un lamento fra confuso e sgomento: "Ohi ohi, chi avrà fatto questa infamia? Chi sz… sz… sz… sarà?"

Ma mentre stavano ronzando in sordina ecco che una piccola ape esce dallo sciame e vola diretta al cospetto del Re: "Eccomi nelle tue mani, mio Signore e Re! Sono io la colpevole!"

"Tu?" — ruggì Salomone, il naso ardente come una torcia, "sul naso del Re? Come hai osato?"

"Maestà! Mai e poi mai la tua insetta schiava pensò di offendere il regale naso dell’unto del Signore: solo per ignoranza e stupidità. Non sono che una piccola ape troppo giovane e troppo inesperta… e son tanto tanto sciocca. Non ho ancora imparato a distinguere un naso dall’altro e neppure un naso da un fiore. Ma è anche vero che il naso del mio Signore ha l’aspetto di un frutto meraviglioso e profuma come un fiore. Vorrai ritenere colpevole dunque un’ape tanto inesperta se girovagando qua e là ha posato il suo sguardo su un naso così bello e ha desiderato succhiarne una goccia di miele?"

Il volto indurito del Re si addolcì e l’ombra di un sorriso parve accennarsi agli angoli della bocca.

Senza dubbio gli era piaciuta l’arguzia dell’ape.

Ma l’improvviso ricordo dell’enormità del naso gli oscurò di nuovo il volto: "Cos’altro hai da aggiungere peccatrice volante e scervellata? Vedo che le parole non ti mancano. Devi averle ereditate da qualche antenata pettegola. Dio l’abbia in gloria!"

L’ape si fece coraggio e continuò:

"E anche avessi peccato, forse che la Maestà del Re non può tollerare una piccola colpa? Dimentica, ti prego, questo giorno, sii paziente e perdona questa tua schiava tanto inetta quanto scervellata. Chissà che un giorno io non possa riuscire utile e gradita a vostra Maestà, e che questo minuscolo essere non possa ricompensare il Re della sua magnanimità?"

Queste parole produssero una tale ilarità nell’animo del Sovrano che, scacciato il malumore, ridendo rispose:

"Che sfrontata! Come ti viene in mente che un Re possa trarre piacere e giovamento da te e tu possa ricompensarlo? Fuggi all’istante! Altrimenti…".

L’ultima parola non si era ancora spenta sulle sue labbra che la piccola ape svelta come il lampo, sparì via.

Salomone, superato il momento di stizza, preso da ilarità rise a crepapelle fino a non poterne più.

Scuotendosi tutto e reggendosi i fianchi disse: "Ohi, ohi! Fortificatemi con delle schiacciate d’uva, sostenetemi con dei pomi! Avete sentito? Essa ricompenserà il Re!"…

Grazie alla furberia della piccola ape coraggiosa che aveva reso al Re il suo buon umore furono salvi tutti gli altri insetti che in pace poterono tornare ai loro nidi.

Il Re si curò il naso con degli unguenti prescritti dai suoi medici e in breve spazio di tempo guarì completamente.

Così l’ape fu dimenticata.

Qualche tempo dopo la Regina di Saba con un folto seguito e molti doni venne a visitare Salomone, e come è scritto nel libro dei Re e come viene ripetuto nel secondo Targùm, (1) gli sottopose vari enigmi.

Ora avvenne che dopo averlo provato settantasette volte con tutta la sua scienza ed innumerevoli astuzie senza averlo mai potuto cogliere in fallo, volle tentare un’ultima prova.

Consegnò ad alcuni giovani e ragazze che facevano parte del suo seguito, dei fasci di fiori.

Erano tutti fiori artificiali meno un solo mazzo. Sistemò i giovani davanti al Re in varie file e disse:

"Ecco dei giovani e delle ragazze con mazzi di fiori. Solo un mazzo è di fiori naturali, gli altri sono artificiali: vediamo dunque se il sapiente Re Salomone saprà distinguere gli uni dagli altri con il solo ausilio della vista".

I fiori artificiali erano un vera opera d’arte così naturali, così perfetti da non differire in nulla da quelli di campo o coltivati nei giardini.

Salomone guardò, osservò a lungo, fino a provare vergogna, ma non riuscì a riconoscere i fiori naturali. Punto nell’amor proprio si sentiva molto dispiaciuto. Stava lì ancora indeciso e titubante quando percepì un leggero ronzio. Si voltò verso una finestra chiusa e il volto gli si illuminò.

Sussurrò a uno dei servi: "Presto, apri quella finestra"!

La finestra fu aperta e nella stanza entrò leggera leggera una piccola ape dalle ali sottili.

All’infuori del Re nessuno la scorse né la udì.

L’ape si diresse decisa verso un mazzo di fiori e lì si posò.

Sul volto del Re passo un lieve sorriso e con grande sorpresa della Regina Saba e di tutti gli astanti accennando con la mano disse: "Quelli là sono i fiori naturali!"

Fu così che l’ape ricompensò il Re della sua generosità.

In quella stessa notte, Salomone aggiunse questo ai saggi proverbi che raccoglieva in un libro:

"Chi disprezza la parola altrui diventa debitore di essa".

© Morashà

Di Shlomo Skulski.

Illustrazioni originali Marcella Brancaforte


104 pp , 13x21
Lit. 15.000