Le due vite di Sara
Prefazione

La vita di Sara, la prima delle matriarche e forse tra queste la più nota, ci viene narrata nella Torà nel corso delle Parashòt di Nòach, Lekh Lekhà, Vayerà e Chayé Sarà. Di lei abbiamo solo scarse notizie. Sappiamo che era sterile (Gen. 11: 30) e molto bella, al punto da essere ambita anche da re e imperatori (Gen. 12: 15 - 20: 3) e che mantenne la sua grazia fino alla morte, avvenuta a 127 anni (Gen. 23: 1). Seguì il marito Abramo in tutte le sue peripezie e per amore di lui fu disposta ad accettare dolori e umiliazioni (Gen. 16: 2).

Concepì un solo figlio (Itzchàk) al quale, come avremo modo di vedere, ella seppe trasmettere tutta la propria indole e la propria fede che ritroveremo anche nel patriarca Giacobbe e con lui in tutto il popolo d’Israele; potremo così dire che ancora oggi ogni ebreo porta dentro di sé un po’ della saggezza e della fede di Sara.

Su questo personaggio i Maestri del Midràsh, della Kabbalà, del Chassidismo e del Peshàt (senso letterale) si sono soffermati molto a lungo. Nel breve lavoro che ci accingiamo a presentare riporteremo solo una piccola parte di ciò che essi hanno voluto tramandare e lo faremo considerando alcuni dei versetti della Torà che parlano del personaggio in questione. Un Midràsh:

"Quando Sara era viva, una nuvola era legata all’ingresso della sua tenda; quando morì, la nuvola cessò. Venuta Rivkà, tornò la nuvola. Mentre Sara era viva, le porte della sua casa erano largamente aperte agli ospiti; morta Sara, cessò questa larghezza. Venuta Rivkà tornò questa larghezza. Quando Sara era viva, la sua pasta era benedetta; morta Sara, cessò questa benedizione. Venuta Rivkà tornò. Quando Sara era al mondo, un lume era acceso dalla notte del Sabato alla notte del Sabato seguente; morta Sara, cessò questo lume. Venuta Rivkà tornò." (Genesi Rabbà 35, 15)

La morte di una persona lascia sempre un vuoto che sembra incolmabile. Ai figli e ai parenti spetta il gravoso ma doveroso compito di perpetuare il ricordo del proprio congiunto scomparso mettendo in pratica ciò che in vita egli ha voluto e saputo trasmettere. Dedichiamo questo breve studio Le’ilui Neshamà di Sara Gadeh con la certezza che la sua memoria rimarrà sempre viva nei cuori di quanti l’hanno conosciuta, grazie anche all’opera meritoria dei propri cari.

© Morashà

A cura di
Rav Reuvèn Colombo.

pp. 24, 17x24
Lit. 5.000