I midrashìm della parashà di Shemòt
Prefazione

Questo Midràsh non fa parte di quelli della parashà di Shemòt, ma si ricollega idealmente ad essi attraverso la figura di Moshè, la cui nascita è narrata proprio nella nostra parashà. Voglio raccontarlo perché costituisce un importante insegnamento per tutti i giovani ebrei.

LA CONSEGNA DELLA TORÀ

Il popolo ebraico, uscito dalla schiavitù d’Egitto con l’aiuto del Signore che aveva compiuto per liberarlo cose prodigiose e straordinarie, giunse ai piedi del Monte Sinai.

Ed ecco, la cima del monte era coperta di fitte nubi, nell’aria risuonava il rombo dei tuoni mentre lampi di luce accecante balenavano nel cielo. All’improvviso nel deserto si diffuse un fortissimo suono di shofàr.

Tutto il popolo che era nel campo tremò e temette l’Eterno. Toccò a Moshè salire sulla cima del monte per ricevere il Decalogo.

Quando ebbe raggiunto la cima, l’Eterno gli rivolse la parola: — Moshè! — disse.

— Eccomi! — rispose Moshè.

— Sto per consegnarti un dono immensamente prezioso — disse il Signore — La Torà. Ma vorrei sapere quali garanzie mi dai che essa sarà tenuta nella dovuta considerazione, che le sue leggi saranno seguite e rispettate.

Moshè rifletté per un attimo, poi rispose: — Mi assumo io la responsabilità di insegnare e diffondere la Tua parola in mezzo al popolo!

— La tua garanzia per Me non è sufficiente. — rispose l’Eterno.

Moshè rifletté un poco, poi disse — Tutti gli anziani del popolo costituiranno la garanzia per l’osservanza della Tua Legge. Essi sono saggi e sapranno osservarla e farla osservare.

— La garanzia degli anziani per Me non è sufficiente — rispose l’Eterno.

Moshè, in difficoltà, rifletté ancora intensamente, poi disse: — Le donne del nostro popolo costituiranno per Te una garanzia: esse sono forti e coraggiose, saranno legate alla Legge e ne parleranno ai figli e la faranno osservare.

— La garanzia delle donne per Me non è sufficiente. — rispose l’Eterno.

Finalmente Moshè comprese e sorrise: — I giovani del nostro popolo saranno per Te una valida garanzia. — disse.

Anche l’Eterno sorrise. — Così va bene — disse — I giovani sono il futuro del nostro popolo, sono l’anello che lega una generazione alla generazione successiva: sono forti, pieni di fede, di entusiasmo, di speranza e di coraggio. Essi rappresentano per Me un’ottima garanzia. Per merito della fiducia che ripongo nella loro opera, ti consegno la Torà.

Gli angeli protestarono — Signore — dissero — La Torà è la cosa più preziosa che possiedi, e Tu vuoi consegnarla agli uomini che sono così spesso malvagi? Lascia che essa resti in cielo in mezzo a noi angeli che sappiamo apprezzarla al suo giusto valore.

Rispose il Signore: — Non è a voi angeli puri e santi, che serve la Torà: essa, al contrario, deve essere diffusa fra gli uomini, soprattutto fra i giovani, perché imparino, attraverso l’attuazione degli insegnamenti del Signore, un nuovo modo di vivere, e costruiscano una nuova società più retta e più santa.

CHE COSA È IL MIDRÀSH?

Letteralmente significa "ricerca", quindi spiegazione.

Nelle Accademie della terra di Israele e della Babilonia (fra il III e l’ XI sec.), i Maestri si riunivano per interpretare e spiegare la Torà in modo che il suo insegnamento fosse sempre attuale.

A volte però la spiegazione diveniva, come dire, un racconto di fantasia, sia per rendere l’insegnamento, soprattutto ai giovani, più leggero, più divertente, sia per strappare un sorriso agli stessi Maestri che si dedicavano allo studio della Torà dopo una giornata di duro lavoro.

Purtroppo, a causa della dispersione del popolo ebraico nella diaspora, le Accademie furono definitivamente chiuse; ma noi ebrei abbiamo continuato a studiare, a trovare e a raccontare i Midrashìm che costituiscono per la nostra cultura un patrimonio di incalcolabile valore.

IL LIBRO DI SHEMÒT

Il libro di Shemòt, il secondo della Torà, segna per gli ebrei la loro nascita come popolo libero.

Esso ci narra dell’Egitto, luogo in cui ai tempi di Giuseppe la famiglia di Giacobbe era stata assai bene accolta dal Faraone che verso Giuseppe aveva debiti di gratitudine. Qui la famiglia si ingrandisce fino a divenire un intero popolo. Ma un Faraone che non conosceva Giuseppe, lo opprime duramente riducendolo in schiavitù.

Il Signore, udito il pianto e le invocazioni del Suo popolo, invia Moshè, il più grande dei Profeti, a salvarlo e compie, per i figli di Israele, miracoli e prodigi: le piaghe d’Egitto, l’apertura del Mar Rosso.

Il popolo passa così dalla schiavitù alla libertà e riceve l’immenso dono della Torà.

Un libro quindi di estrema importanza sia dal punto di vista religioso, sia da quello nazionale.

LA PARASHÀ’ DI SHEMÒT

La parashà di "Shemòt" comprende i primi cinque capitoli del libro di Shemòt, e il primo verso del sesto.

Parla delle dure condizioni degli Ebrei sotto il Faraone, del suo tentativo di sterminare il popolo ebraico uccidendo tutti i neonati maschi; della nascita di Moshè che, posto dalla madre, fiduciosa nell’aiuto del Signore, in un cesto sul Nilo, viene tratto in salvo dalla figlia del Faraone che lo chiama appunto Moshè, "salvato dalle acque".

Moshè cresce e, dopo varie vicissitudini, il Signore, che gli si manifesta attraverso un roveto che arde, ma non si consuma, lo investe della missione di salvare il popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto.

© Morashà

Di Clara Kopciowski.

pp. 16, 16x23
Lit. 5.000