Introduzione

Presentazione

Davide Nizza, Preside delle Superiori delle Scuole della Comunità Ebraica di Milano

Davide NizzaDurante il tradizionale seminario di Hol ha-Mo’èd di Succòt per i ragazzi della Scuola, nell’ottobre del 2000, dato l’inasprirsi della situazione detta dell’intifada Al Akza in Terra di Israele, scossi in particolare dal linciaggio dei soldati israeliani a Ramallah pochi giorni prima, invitammo il Sig. Marco Paganoni, giornalista esperto del conflitto arabo-israeliano, a tenere un intervento ai ragazzi dei Licei. Il successo fu tale che, a caldo, mi sentii di lanciare una proposta ai ragazzi: facciamo qualcosa per contribuire almeno a una informazione più corretta e equilibrata. La proposta fu accolta con entusiasmo. Ne nacque un gruppo di lavoro, che, guidato da me e da alcuni insegnanti, incanalò grandi energie degli studenti, che lavorarono con passione, suddivisi per temi, per circa due mesi. Quindi ci demmo da fare per trovare la collaborazione di esperti per una edizione di questo lavoro, che intendiamo divulgare soprattutto tra alunni e professori di altre scuole, nella speranza che possa contribuire a suscitare un dibattito che sia veramente portatore di chiarezza e verità su questo importante e sentito argomento, troppo spesso, a nostro avviso, distorto. Basti, a titolo di esempio, un ultimo episodio di cronaca: in questi giorni si legge su alcuni giornali (non tutti, come forse sarebbe giusto) la notizia che tra marzo e aprile si terrà a Beirut un convegno mondiale di "studi" sulla Shoah, tenuto dai più docenti di "scuola" negazionista, patrocinato da capi islamici, in particolare dall’Iran.

A parte alcune limature e qualche intervento necessario per dare coerenza e omogeneità alla ricerca, abbiamo cercato di lasciare sostanzialmente intatto il prodotto dei ragazzi. Voglia il lettore tenerne conto benevolmente: siamo consapevoli che si tratta di un lavoro di ragazzi, non di un’opera di specialisti né tantomeno scientifica. Saremo grati a chi vorrà segnalarci correzioni o commenti al fax +39-02-48302932.

I nomi dei ragazzi che hanno contribuito compaiono nel testo: a tutti loro i miei complimenti personali, kol ha-kavòd!

Tra i Professori desidero ringraziare soprattutto la Prof.sa Lucia Marini, che ha coordinato i gruppi, tenuto tenacemente i contatti con i singoli alunni e con alcuni esperti, nonché trasferito alcuni testi su supporto informatico. Un ringraziamento particolare ai Proff. Alfonso Arbib e Abramino Chamla, per avere in alcune occasioni guidato i ragazzi.

Inoltre desidero ringraziare:

il CDEC, Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, presso la cui sede i ragazzi hanno svolto parte delle ricerche;

il Dr. Sandro Servi di "Rimmonìm Editoria ebraica e comunicazione" per la revisione dei testi;

il Sig. Marco Paganoni, Direttore del sito www.Israele.net, per la consulenza storica;

il Sig. David Piazza delle Edizioni Morashà per il progetto grafico e l’impaginazione.

Questa ricerca, in forma più completa e aggiornata, sarà prossimamente in rete nei siti:

www.israele.net

www.morasha.it

Che questo lavoro, appassionato e sincero, sorto durante la festa di Succòt e concluso a Purìm, possa avere il successo che merita!

Il Preside

Prof. Davide Nizza


Arringa per la mia terra

di Herbert Pagani

Questo testo fu scritto nel novembre del 1975, all’indomani della vergognosa mozione ONU che assimilava il sionismo al razzismo. L’autore lo diffuse, l’11 novembre 1975, dai microfoni dell’emittente Europe 1, e, nell’aprile 1976, alla televisione francese. La versione italiana, che viene qui riprodotta, è opera dello stesso autore.

È stato inserito in questo lavoro, perché, a venticinque anni di distanza, ci sembra conservi tutta la sua drammatica attualità.

Herbert Pagani, ebreo originario di Libia, nacque nel 1944 e trascorse la sua infanzia in costante movimento tra diversi paesi, Germania, Svizzera, Italia, Francia. Per orientarsi in questa babele di lingue, scelse il disegno come prima principale forma di comunicazione. E in questo campo ottenne i primi riconoscimenti internazionali. Nel 1964 iniziò la sua collaborazione con il Club des Amis du Livre, illustrando le opere di autori di fama e affermandosi come il più giovane esponente della corrente detta Réalisme fantastique. Sue sono le copertine, per la Rizzoli, della Fantarca di Giuseppe Berto e, per Einaudi, delle Cosmicomiche di Calvino.

Dal 1966, decise di impegnarsi costantemente e contemporaneamente in tutte le discipline della comunicazione - prosa, poesia scritta e cantata, animazione radiofonica, scenografia teatrale, tecniche video e creazione pubblicitaria - da lui considerate comunicanti tra di loro.

Dopo il debutto in Italia, con un album che gli valse il Premio della Critica, tornò in Francia, sua seconda patria.

Un primo viaggio in Israele non ebbe per lui solo il senso del riappropriarsi delle sue radici, ma l’immersione totale nelle problematiche mediorientali. Da questo momento uno degli scopi della sua vita sarà la pace tra israeliani e palestinesi.

Per questo, quando nel 1975, l’ONU approvò la vergognosa risoluzione che equiparava il sionismo al razzismo, uscì allo scoperto, e, con una serie di conferenze, di editoriali, di spettacoli, denunciò l’antisemitismo rinato sotto la veste dell’antisionismo e mise in guardia la sinistra, nelle cui file militava, dalla mistificazione in cui si era ritrovata,

Il suo incessante attivismo a favore di Israele, che non si interromperà fino alla morte prematura, si accompagnò all’impegno ecologista, alla lotta per la salvaguardia di Venezia, Nel 1987 venne nominato direttore artistico del Centre Mondial de l’Héritage Culturel du Judaisme Nord Africain, museo e centro culturale nel cuore di Gerusalemme.

Herbert Pagani è morto nel 1988.

Ringraziamo la signora Rita Gubbay e Anna Jencek per aver fornito questo testo.

Di passaggio a Fiumicino sento due turisti dire, sfogliando un giornale: "Fra guerre e attentati non si parla che di ebrei, che scocciatori…" È vero, siamo dei rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all’universo. Che volete. Fa parte della nostra natura.

Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè con le Tavole della Legge, poi Gesù con l’altra guancia sempre pronta per la seconda sberla, poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell’ordine. Perché?

Perché l’ordine, quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi; rimettere in discussione, cambiare il mondo per cambiare destino, questo è stato il destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell’ordine prestabilito. L’antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C’erano molti ebrei nel 1917.

L’antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo… È vero ci sono molti capitalisti ebrei.

La ragione è semplice: la cultura, la religione, l’idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli e le banche dall’altra sono stati gli unici valori mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria.

Ora che una patria esiste, l’antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo.

Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è un ghetto, Gerusalemme è Varsavia.

Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezzaluna si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del mondo intero.

Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa minoranza.

Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio problema. E il mio problema è che dopo le deportazioni in massa operate dai romani nel primo secolo dell’era volgare, noi siamo stati ovunque banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza. Perché? …perché la nostra religione, cioè la nostra cultura erano pericolose.

Qualche esempio? Il giudaismo è stato il primo a creare il sabato, il giorno del Signore, giorno di riposo obbligatorio. Insomma il week-end. Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo di una piramide. Il giudaismo proibisce la schiavitù. Immaginate la simpatia dei romani, i più grossi importatori di manodopera gratuita dell’antichità.

Nella Bibbia è scritto: "La terra non appartiene all’uomo, ma a Dio"; da questa frase scaturisce una legge, quella della estinzione automatica dei diritti di proprietà ogni 49 anni. Vi immaginate la reazione dei papi del medioevo e degli imperatori del Rinascimento?

Non bisognava che il popolo sapesse.

Si cominciò quindi col proibire la lettura della Bibbia, che venne svalutata come Vecchio Testamento. Poi ci fu la maldicenza: muri di calunnie che divennero muri di pietra: i ghetti. Poi ci furono l’indice, l’inquisizione e più tardi le stelle gialle.

Ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni solo per fare la lista di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia e Nord Africa. A forza di fuggire, di spostarsi, l’ebreo è andato dappertutto. Si estrapola il significato e eccoci giudicati gente di nessun posto. Noi siamo in mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.

Io non voglio più essere adottato, non voglio più che la mia vita dipenda dall’umore dei miei padroni di casa, non voglio più affittare una cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte della storia e di aspettare che mi dicano Avanti.

Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla terra e sulla terra ho la mia terra. Perché l’espressione terra promessa deve valere per tutti i popoli meno che per quello che l’ha inventata?

Che cos’è il sionismo? …si riduce a una sola frase: l’anno prossimo a Gerusalemme.

No, non è lo slogan di qualche club di vacanza; è scritto nella Bibbia, il libro più venduto e peggio letto del mondo.

E questa preghiera è divenuta un grido, un grido che ha più di duemila anni, e i padri di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di Chagall, di Marx, di Einstein, di Modigliani, e di Woody Allen l’hanno ripetuta, questa frase, almeno una volta all’anno: il giorno della Pasqua.

Allora il sionismo è razzismo ?

Ma non fatemi ridere. Il sionismo è il nome di una lotta di liberazione e come ogni movimento democratico ha le sue destre e le sue sinistre.

Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i ladri, gli omosessuali, gli handicappati.

Noi siamo gli ebrei di tutti.

A quelli che mi chiedono: "e i palestinesi?" Rispondo "io sono un palestinese di duemila anni fa, sono l’oppresso più vecchio del mondo, sono pronto a discutere con loro ma non a cedergli la terra che ho lavorato. Tanto più che laggiù c’è posto per due popoli e due nazioni"

Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme.

Tutta la sinistra sionista cerca da trent’anni degli interlocutori palestinesi, ma l’OLP, incoraggiata dal capitale arabo e dalle sinistre europee, si è chiusa in un irredentismo che sta costando la vita a tutto un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare la sua indipendenza sulle mie ceneri.

C’è scritto sulla carta dell’OLP: "verranno accettati nella Palestina riunificata solo gli ebrei venuti prima del 1917"

A questo punto devo essere solidale con la mia gente.

Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò insieme a loro contro i nostri comuni oppressori.

Ma per oggi la famosa frase di Cartesio penso, dunque sono non ha nessun valore.

Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci negano ancora il diritto di esistere.

Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire mi difendo, dunque sono.


© 2001 Morashà - Scuole della Comunità Ebraica di Milano