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È importante distinguere la realtà dei fatti dalle varie opinioni che sorgono intorno ad essi. Questo capitolo riporta dati e documenti nel modo più oggettivo possibile, distinto dalle opinioni, che sono raccolte in altre sezioni.

L’accordo Feisal-Weizmann
La Dichiarazione di Indipendenza dello Stato d’Israele
Le risoluzioni 242 e 338 dell’ONU
Una prova accusa il Muftì
Risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul sionismo
Un altro passo verso la pace
1880-1980: Cento anni in Medio Oriente, una tavola cronologica
"Veniamo da Gerusalemme, antica ed eterna capitale del popolo ebraico, per dire: basta con il sangue, basta con le lacrime"
"La battaglia per la pace è la battaglia più difficile della nostra vita"

 

L’accordo Feisal-Weizmann

"C’è posto per entrambi, in Medio Oriente"

Tentativi di aprire un dialogo col mondo arabo vengono intrapresi molto presto dai sionisti impegnati, fin dalla seconda metà del secolo scorso, nell’impresa di ripopolare, ricostruire e rivitalizzare Eretz Israel, la Terra di Israele. Negli anni immediatamente successivi alla fine della Prima Guerra Mondiale e al conseguente crollo dell’impero ottomano (che aveva dominato per quattro secoli la regione), si tengono degli incontri fra il presidente dell’Organizzazione sionistica Chaim Weizmann (destinato a diventare trent’anni più tardi il primo Presidente dello Stato di Israele) e l’emiro Feisal, prestigioso leader del nazionalismo arabo che si era ribellato contro i turchi, e membro della famiglia hashemita, destinata a diventare più tardi la famiglia regnante sia in Iraq che in Giordania. Questi incontri, e gli accordi che vengono firmati dalle due delegazioni durante la Conferenza di pace di Parigi, nel 1919, fanno intravedere la possibilità che le aspirazioni nazionali degli ebrei e degli arabi possano realizzarsi in uno spirito di cooperazione.

Il 3 marzo 1919, dopo aver ascoltato la presentazione della causa sionista fatta da Weizmann, Feisal scrive al leader sionista Felix Frankfurter: "Gli arabi, specie i più colti, vedono con profonda simpatia il movimento sionista. Stiamo operando insieme per un Medio Oriente riformato e rinnovato. I nostri due movimenti si completano a vicenda. Quello ebraico è un movimento nazionale e non imperialista. Il nostro è un movimento nazionale e non imperialista. C’è posto per entrambi, ed anzi penso che nessuno dei due possa avere successo senza l’altro".

Paradossalmente, nei settant’anni successivi, sarà la politica sionista e poi israeliana quella che più di ogni altra si atterrà alla visione espressa allora da uno dei maggiori leader del risveglio arabo.


La Dichiarazione di Indipendenza dello Stato d’Israele

(15 maggio 1948)

Eretz Israel [la Terra d’Israele] fu il luogo di nascita del popolo ebraico. Qui si formò la sua identità spirituale, religiosa e politica. Qui in origine visse la propria indipendenza, creò valori culturali di portata nazionale e universale e diede al mondo l’eterno Libro dei Libri. Esiliato con la forza dalla propria terra, il popolo le rimase fedele attraverso tutte le dispersioni e non cessò mai di pregare e di sperare di farvi ritorno e di ripristinarvi la propria libertà politica.

Spinta da questo attaccamento storico e tradizionale, ogni successiva generazione di ebrei lottò per ricostituirsi nell’antica patria. Le ultime generazioni vi sono ritornate in massa. Pionieri, ma’apilim e difensori hanno fatto fiorire deserti, hanno fatto rivivere la lingua ebraica, hanno costruito villaggi e città e hanno creato una fiorente comunità, in grado di controllare la propria economia e la propria cultura, amante della pace e tuttavia capace di difendersi, portando i vantaggi del progresso a tutti gli abitanti del paese, dedicandosi al raggiungimento dell’indipendenza nazionale.

Nell’anno 5657 (1897), alla chiamata del padre spirituale dello stato ebraico, Theodor Herzl, il Primo Congresso Sionista si riunì e proclamò il diritto del popolo ebraico a rinascere come nazione nella propria terra. Questo diritto fu riconosciuto nella Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 e riaffermato nel Mandato della Società delle Nazioni che, in particolare, dava l’approvazione internazionale al legame storico tra il popolo ebraico ed Eretz Israel e al diritto del popolo ebraico di ricostruire il proprio focolare nazionale.

La catastrofe che si è recentemente abbattuta sul popolo ebraico — il massacro di milioni di ebrei in Europa — ha fornito un’altra chiara dimostrazione della necessità di risolvere il problema del popolo ebraico privo di patria e di indipendenza, ricostruendo in Eretz Israel lo stato ebraico che avrebbe spalancato le proprie porte a tutti gli ebrei e avrebbe conferito al popolo ebraico la posizione di membro a pieni diritti della famiglia delle nazioni.

Ebrei sopravvissuti all’olocausto nazista in Europa, così come ebrei provenienti da altre parti del mondo hanno continuato ad immigrare in Eretz Israel, nonostante le difficoltà, le restrizioni e i pericoli e non hanno mai smesso di rivendicare e difendere il loro diritto ad una vita di dignità, libertà e onesto lavoro nella patria del loro popolo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la comunità ebraica di questo paese ha dato il suo pieno contributo alla lotta dei popoli amanti della libertà e della pace, contro le forze della malvagità nazista, e, con il sangue dei suoi soldati ed il suo sforzo bellico, si è guadagnata il diritto di essere annoverata fra i popoli fondatori delle Nazioni Unite.

Il 29 novembre 1947 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che stabiliva la costituzione di uno stato ebraico in Eretz Israel. L’Assemblea Generale chiedeva agli abitanti di Eretz Israel di intraprendere i passi necessari per l’attuazione di questa risoluzione. Tale riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del diritto del popolo ebraico di fondare il proprio stato è irrevocabile.

Questo diritto è il diritto naturale del popolo ebraico di essere, come ogni altro popolo padrone del proprio destino nel proprio stato sovrano.

Perciò noi, membri del Consiglio del Popolo, rappresentanti della Comunità ebraica in Eretz Israel e del Movimento sionista, ci siamo qui riuniti il giorno della scadenza del Mandato Britannico su Eretz Israel e, in virtù del nostro diritto storico e naturale e della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiariamo la fondazione di uno stato ebraico in Eretz Israel, che avrà il nome di Stato d’Israele.

Dichiariamo che, con effetto dalla fine del Mandato, stanotte, giorno di sabato 6 del mese di Iyar 5708, 15 maggio 1948, fino a quando saranno regolarmente insediate le autorità dello stato debitamente elette secondo una Costituzione che sarà adottata dall’Assemblea Costituente eletta non più tardi del 1° ottobre 1948, il Consiglio del Popolo, sarà il Governo provvisorio dello stato ebraico che sarà chiamato Israele.

Lo Stato d’Israele sarà aperto all’immigrazione ebraica e alla riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace — come predetto dai profeti d’Israele —, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite.

Lo Stato d’Israele sarà pronto a cooperare con gli organi e le rappresentanze delle Nazioni Unite per l’applicazione della risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 novembre 1947 e si adopererà per realizzare l’unione economica di tutte le parti di Eretz Israel.

Facciamo appello alle Nazioni Unite affinché assistano il popolo ebraico nella costruzione del suo stato e perché accolgano lo Stato d’Israele nella famiglia delle nazioni.

Facciamo appello — nel mezzo dell’aggressione sferrata contro di noi da mesi — alla popolazione araba dello Stato d’Israele perché mantenga la pace e partecipi alla costruzione dello stato sulla base della completa ed eguale cittadinanza e della debita rappresentanza in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti.

Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli stati e ai loro popoli intorno a noi e facciamo loro appello per creare legami di cooperazione e di aiuto reciproco con il popolo ebraico sovrano stabilitosi nella sua terra. Lo Stato d’Israele è pronto a dare il proprio contributo in uno sforzo comune per il progresso di tutto il Medio Oriente.

Facciamo appello al popolo ebraico dovunque nella Diaspora affinché si stringa attorno agli ebrei di Eretz Israel e li sostenga nello sforzo dell’immigrazione e della costruzione e li assista nel grande impegno per la realizzazione dell’antichissima aspirazione: la redenzione d’Israele.

Confidando nell’Onnipotente, noi firmiamo questa proclamazione, nella sessione del Consiglio di Stato provvisorio, sul suolo della patria, nella città di Tel Aviv, oggi, vigilia di sabato 5 Iyar 5708, 14 maggio 1948.


Le risoluzioni 242 e 338 dell’ONU

Risoluzione 242 del 22 novembre 1967

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità il 22 novembre la proposta di risoluzione presentata dalla delegazione britannica.

"Il Consiglio di Sicurezza,

esprimendo l’inquietudine che esso continua a provare a causa della grave situazione nel Medio Oriente,

sottolineando che l’acquisizione di territori con la guerra è inammissibile e che è necessario operare per una pace giusta e duratura, che consenta a ogni stato della regione di vivere in sicurezza,

sottolineando inoltre che tutti gli stati membri accettando la Carta dell’ONU si sono impegnati ad agire in modo conforme all’articolo 2 dello Statuto;

1) Afferma che il compimento dei principi della Carta esige l’instaurazione di una pace giusta e durevole nel Medio Oriente, che dovrebbe comprendere l’applicazione dei due seguenti principi:

a) Ritiro delle truppe israeliane da* territori occupati nel recente conflitto;

b) Fine di tutte le pretese o di tutte le situazioni di belligeranza e rispetto e riconoscimento della sovranità e dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica di ogni stato della regione e del loro diritto di vivere in pace entro frontiere sicure e riconosciute, al riparo da minacce o atti di forza;

2) Afferma inoltre la necessità:

a) di garantire la libertà di navigazione sulle vie d’acqua internazionali della regione;

b) di realizzare una giusta soluzione del problema dei profughi;

c) di garantire l’inviolabilità territoriale e l’indipendenza politica di ogni stato della regione, con misure comprendenti la creazione di zone smilitarizzate".

La risoluzione si conclude invitando il Segretario Generale a operare per un’immediata attuazione delle decisioni prese.

Risoluzione 338 del 21/22 ottobre 1973

"Il Consiglio di Sicurezza,

1) chiede a tutte le parti combattenti di cessare il fuoco e me attività militare, al più tardi dopo 12 ore dall’adozione della presente risoluzione nelle posizioni che esse occupano attualmente;

2) chiede alle parti in causa di cominciare immediatamente dopo il cessate il fuoco l’applicazione della risoluzione 242 in tutte le sue parti".

La risoluzione chiude invitando le parti a iniziare immediatamente un negoziato.

* Così nel testo inglese, mentre nel testo francese si legge "dai territori", cioè da tutti.


Una prova accusa il Muftì

"Nel ’40 chiese aiuto a Hitler per un Olocausto in Palestina"

Gerusalemme. Ricercatori dell’istituto "Simon Wiesenthal" a Los Angeles hanno trovato negli archivi delle Nazioni Unite la corrispondenza, risalente agli Anni Quaranta, del gran Muftì di Gerusalemme, Amin al Husseini, dalla quale risulta che aveva chiesto l’aiuto a Hitler per attuare in Palestina e nei paesi arabi lo sterminio delle comunità ebraiche, adottando gli stessi metodi usati dai nazisti in tutte l’Europa.

Lo ha riferito il quotidiano israeliano "Jerusalem Post", in una corrispondenza dagli Stati Uniti.

Al Husseini fu un celebre leader religioso musulmano, nazionalista e nemico giurato degli ebrei, durante la maggior parte degli anni del Mandato Britannico in Palestina. Verso la fine del 1941 si rifugiò in Germania, dove si incontrò con Hitler, col capo delle SS Heinrich Himmler e, pare, con lo stesso Adolf Eichman, esecutore dei piani di genocidio degli ebrei nei territori sotto il Terzo Reich, col quale avrebbe anche visitato alcuni dei campi di sterminio.

Alla fine del secondo conflitto mondiale il governo jugoslavo lo accusò di crimini di guerra per il ruolo svolto nel reclutamento di circa ventimila volontari musulmani pronti a tutto, per conto delle famigerate SS. Queste unità parteciparono all’uccisione di ebrei in Croazia e in Jugoslavia.

Al Husseini evase da una prigione francese nel 1946, rifugiandosi prima al Cairo e poi a Beirut, in Libano, dove morì nel 1974.

Dopo aver partecipato a un fallito colpo di stato filo-tedesco in Iraq, al Husseini si rifugiò in Germania il 6 novembre 1941 e nei mesi successivi cercò di convincere le potenze dell’Asse a emettere un comunicato ufficiale sul Medio Oriente, comprendente tra l’altro questo paragrafo, scritto di suo pugno in una delle bozze in francese del documento: "La Germania e l’Italia riconoscono l’illegalità del focolare ebraico in Palestina e agli altri stati arabi il diritto di risolvere il problema degli elementi ebraici in Palestina e nei paesi arabi, in conformità con gli interessi degli arabi e usando lo stesso metodo saggiamente impiegato per risolvere questa questione nei paesi dell’Asse Roma-Berlino".

La dichiarazione non fu mai promulgata perché Adolf Hitler preferì rinviarla a una data successiva alla conquista del Sud-Est del Caucaso, che avrebbe dovuto aprire alla Germania le porte dell’Iran e anche dell’Iraq.

Secondo Marvin Hier, decano dell’istituto Wiesenthal, "il documento (emesso quando in Europa era già in atto lo sterminio sistematico degli ebrei) dimostra che i leader arabi palestinesi volevano fare agli ebrei in Medio Oriente ciò che Hitler stava facendo agli israeliti in Europa".

La corrispondenza del Muftì fu trovata nella sua villa in Germania nel 1945 e trasmessa anche agli archivi delle Nazioni Unite. L’orientalista israeliano Zvi Alpeleg, intervistato dal quotidiano "Hadashot", ha affermato che l’esistenza di questo documento era nota da molto tempo e che già nel gennaio del 1946 il quotidiano americano "New York Times" ne aveva pubblicato il contenuto.

A titolo di curiosità, al Husseini è prozio di Faisal Husseini, considerato uno dei più autorevoli esponenti palestinesi filo-Olp e moderati nei territori occupati da Israele, che ha guidato la sua delegazione negli incontri — l’ultimo dei quali soltanto domenica scorsa — con l’inviato del Presidente George Bush, il segretario di Stato di Washington James Baker.

[Ansa]


Risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul sionismo

Ricordando la risoluzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1963 che richiede l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale e in particolare l’affermazione che "ogni dottrina di differenziazione razziale è sufficientemente falsa, moralmente condannabile, ingiusta e pericolosa" e le espressioni di preoccupazione della stessa Assemblea Generale per le manifestazioni di discriminazione razziale in corso in varie aree del mondo, e imposte da certi governi con misure legislative o amministrative;

Ricordando la risoluzione di condanna del 14 dicembre 1973 contro la deprecabile alleanza fra il sionismo e il razzismo sudafricano;

Prendendo nota della dichiarazione del Messico sulla Eguaglianza delle donne e sul loro contributo allo sviluppo della pace (Città del Messico, 19 giugno 1975) nella quale si promulga il principio che "la cooperazione internazionale per la pace richiede di raggiungere indipendenza nazionale, liberazione, eliminazione del colonialismo, del neocolonialismo, delle occupazioni straniere, della apartheid, del sionismo e di ogni forma di discriminazione razziale, così come il riconoscimento della dignità e del diritto dei popoli all’autodeterminazione";

Prendendo nota dalla risoluzione dei Capi di Stato africani e dei Governi dell’organizzazione dell’Unità Africana, alla dodicesima sessione ordinaria tenuta a Kampala il 1° agosto 1973, nella quale si dice che "il regime razzista della Palestina occupata e i regimi razzisti dello Zimbabwe e del Sud Africa hanno una comune origine imperialista, formano una unità di struttura razzista, e sono organicamente collegati in una comune politica di distruzione della dignità e dell’integrità della persona umana";

Prendendo altresì nota dalla Dichiarazione Politica e di Strategia per il rafforzamento della Pace e della Sicurezza, e per l’assistenza reciproca dei Paesi non allineati, adottata alla Conferenza dei ministri degli esteri dei paesi non allineati a Lima, dal 25 al 30 agosto del 1975, che ha condannato con la massima severità il sionismo come minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo e ha chiamato tutti i paesi a opporsi a questa ideologia imperialista e razzista;

Determina e dichiara che il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale.

[Testo approvato dalla Terza Commissione della Assemblea Generale, con il documento n. 3378, riunione n. 1400, con 72 voti a favore, 35 contrari, 32 astensioni. 10 novembre 1975]


Da Camp David, a Oslo, a Taba

Un altro passo verso la pace

Autonomia per i palestinesi, sicurezza per Israele

Con l’accordo ad interim tra Israele e OLP (noto anche come Oslo 2, perché rappresenta la seconda fase di attuazione delle intese raggiunte in segreto a Oslo nell’estate del 1993), firmato a Taba (nel Sinai egiziano) il 24 settembre e controfirmato a Washington il 28 settembre 1995, il Governo israeliano e l’Autorità palestinese hanno fatto un nuovo passo avanti sulla strada verso la pace.

Si tratta di un processo che ha preso le mosse a Camp David sedici anni fa con gli Accordi firmati da Menachem Begin e Anwar el Sadat, che è stato poi rilanciato — dopo la guerra del Golfo — con la Conferenza di Madrid (ottobre 1991) e le successive tornate di negoziati bilaterali e multilaterali, e che ha ricevuto un nuovo impulso con la Dichiarazione di Principi israelo-palestinese firmata a Washington il 13 settembre 1993, dopo che l’OLP aveva pubblicamente riconosciuto Israele e accettato il metodo del negoziato.

La Dichiarazione di Principi del 1993, non discostandosi dal solco tracciato a Camp David, delineava gli elementi fondamentali di una soluzione per tappe del contenzioso israelo-palestinese. Gli accordi preliminari che sono stati finora attuati sulla base della Dichiarazione di Principi sono:

? l’"Accordo Gaza-Gerico" del 4 maggio 1994, che prevedeva il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza e dalla zona di Gerico e il trasferimento all’Autorità palestinese dei poteri civili relativi a queste aree;

? diversi accordi successivi, che conferivano all’Autorità palestinese ulteriori competenze sul resto del territorio di Cisgiordania, limitatamente ad alcuni settori dell’amministrazione civile.

Tutti questi accordi vengono ora sostituiti da quanto previsto nell’Accordo ad interim firmato nel settembre 1995.

"Oslo 2" è ancora un accordo ad interim, cioè un accordo provvisorio: la sistemazione definitiva del problema, in tutti i suoi aspetti, verrà discussa solo a partire dal maggio 1996. Scopo di questa fase provvisoria è quello di portare a un graduale ampliamento dell’auto-governo palestinese in quasi tutta la Cisgiordania, trasferendo sempre più sugli stessi palestinesi che popolano questa regione la responsabilità di gestire e governare i propri affari, sviluppare le proprie istituzioni, avviare lo sviluppo economico. Ciò nell’intento di ridurre i punti di attrito fra israeliani e palestinesi e di inaugurare una nuova era di cooperazione e coesistenza fondata sul comune interesse, sulla dignità e sul rispetto reciproci.

L’Accordo ruota intorno ad alcuni elementi fondamentali, che sono:

? la creazione di un auto-governo autonomo nei territori popolati da palestinesi, con graduale passaggio di poteri e competenze nei settori dell’amministrazione civile e penale;

? il processo di democratizzazione della rappresentanza palestinese, attraverso lo svolgimento di elezioni libere e democratiche;

? il "ridispiegamento" delle forze israeliane, per restituirle al loro compito più autentico di difesa dei cittadini israeliani, lasciando a una polizia palestinese il dovere di garantire l’ordine pubblico nelle città e nei villaggi palestinesi.

Nel corso della complicata trattativa, il criterio di fondo cui si è ispirata la delegazione negoziale israeliana è stato quello di conseguire il massimo di sicurezza possibile, pur nel quadro di un sostanziale passaggio di poteri.

Con questo Accordo Israele infatti si riserva:

? il pieno e assoluto controllo sulla difesa dei confini, sullo spazio aereo e contro minacce dall’esterno;

? il controllo generale sulla sicurezza degli israeliani in tutta la Cisgiordania, sulla sicurezza degli insediamenti israeliani e degli israeliani che visitano la Cisgiordania (più, in una prima fase, il controllo su tutte le aree non abitate);

? la priorità nella lotta al terrorismo in tutte le zone della Cisgiordania salvo nelle grandi città palestinesi, dove questa responsabilità ricade sulla polizia palestinese.

In pratica, Israele conserva tutti i necessari controlli sulla propria sicurezza e vincola la polizia palestinese a combattere il terrorismo secondo precise strategie, formulate in dettaglio in un’apposita appendice dell’Accordo, e mediante diversi strumenti di cooperazione fra le forze di sicurezza israeliane e palestinesi, studiati sulla base dell’esperienza fatta in un anno e mezzo di autonomia a Gaza e Gerico.

Israele si appresta dunque a trasferire numerosi poteri e responsabilità a un soggetto politico-istituzionale palestinese ancora da creare. Facendolo si assume alcuni rischi, per quanto calcolati, in un momento storico-politico in cui la sua situazione economica e militare glielo consente. Come ha spiegato il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres, nessuna pressione avrebbe mai potuto costringere gli israeliani a questo passo se non quella che scaturisce dal loro stesso profondo desiderio, etico ancor prima che politico, di non essere costretti — come sono stati finora — a dominare la vita altrui. Appena le condizioni lo hanno reso possibile, Israele ha imboccato la via del negoziato di pace con la stessa determinazione con cui ha sempre difeso la propria esistenza e indipendenza.


1880-1980: Cento anni in Medio Oriente, una tavola cronologica

 

Il sionismo

Il nazionalismo arabo
Le interferenze esterne

1897 Primo Congresso sionista a Basilea.

1900 Viene costituito il Fondo Nazionale Ebraico (KKL), il suolo è di proprietà comune di tutto il popolo ebraico.

1904 La Gran Bretagna offre ai sionisti una patria in Uganda; rifiuto unanime, controproposta di Herzl: la si conceda, sia pure nel deserto del Neghev, ad El Arish, ma solo in Palestina.

1917 (2 novembre) La Gran Bretagna rende pubblica la Dichiarazione Balfour, che promette agli ebrei la costituzione di un "focolare nazionale" in Palestina.

1918 Una delegazione sionista guidata da Weizmann incontra Mussa Kazem, el Huseini, Abdul Rauf Bitar, Faris Nimr ed altri leaders nazionalisti arabi per proporre la costituzione di uno stato arabo palestinese e la sua federazione con uno stato ebraico in Palestina; netto rifiuto arabo.

1919 (3 gennaio) Accordo fra l’emiro Feisal e Weizmann che fissa i confini della Palestina e stabilisce i dettagli per dare esecuzione alla Dichiarazione Balfour (incoraggiata l’immigrazione ebraica, i luoghi santi musulmani sotto controllo arabo); in una lettera personale, Feisal riconosce la legittimità delle aspirazioni sioniste ed auspica piena collaborazione tra ebrei e arabi.

1929 A Hebron, Gerusalemme e altre località vengono massacrati 199 ebrei (397 i feriti), devastate sinagoghe, saccheggiate case e ospedali.

1931/35 A seguito della presa del potere da parte dei nazisti in Germania, l’immigrazione ebraica passa dai 3000 del 1931 ai 60.000 del 1935; in Palestina vi sono ormai circa 400.000 ebrei.

1936 Alcuni dirigenti sionisti si incontrano a più riprese con dirigenti nazionalisti arabi e palestinesi; una proposta di costituire una federazione fra la Palestina mandataria e la Transgiordania, sotto la sovranità di Abdallah, viene rifiutata da Amin el Huseini.

1942 Alla Conferenza di Biltmore, i sionisti chiedono la costituzione di uno stato ebraico.

1945/48 Malgrado il rigido controllo britannico per evitare il superamento del contingente di 1500 persone al mese fissato dal Libro Bianco del 1939 e confermato — come se l’Olocausto non avesse modificato i termini etici e umani del problema — entra clandestinamente in Palestina un flusso costante di ebrei scampati allo sterminio.

1947 (2 luglio) Ben Gurion, presidente dell’Agenzia Ebraica, e Weizmann, presidente dell’Organizzazione Sionistica, confermano alla Commissione Uniscop che "gli interessi storici e le aspirazioni degli ebrei e degli arabi sono complementari".

1947 (ottobre) Abba Eban si incontra con il segretario della Lega Araba Abdul Rahman Azzam Pascià per proporre una soluzione concordata e di reciproca soddisfazione della questione palestinese.

1947 (5 dicembre) Lettera dell’Agenzia Ebraica alla Lega Araba: "Gli ebrei ritornano in Palestina non per conquistare alcuno, ma per trovare una patria nella sola terra che può dare loro questa patria".

1948 (14 maggio) Proclamazione dell’indipendenza di Israele ("… porgiamo la mano in un’offerta di pace… a tutti"). Appoggio incondizionato dell’Unione Sovietica (cfr. dichiarazioni all’ONU di Gromyko del 14 maggio, Pravda del 18 maggio).

1948/52 Inizia l’espulsione degli ebrei dagli stati arabi, che porterà in Israele circa 800.000 profughi e causerà la sparizione di comunità antiche anche di oltre due millenni.

1948/54 Israele compie svariati tentativi di dare un assetto al problema dei profughi arabo-palestinesi: propone il rimpatrio di 100.000 presone (Losanna, aprile 1948), avvia trattative con Giordania (1951) ed Egitto (fine 1952), partecipa alla Conferenza ONU di Parigi con Egitto, Giordania, Libano, Siria (novembre 1951), avanza proposte a Giordania ed Egitto (21 agosto 1954), ma ogni tentativo si scontra con il pregiudiziale rifiuto arabo.

1967 (17 maggio) Israele sollecita l’ONU, gli USA e l’URSS ad inviare loro osservatori con lo scopo di verificare il rispetto delle frontiere, e segnala che il blocco dello Stretto di Tiran e del Canale di Suez costituirebbe un casus belli a norma del diritto internazionale.

1967 (28 maggio) Con una votazione di 9 contro 9, il governo israeliano respinge la proposta di lanciare una guerra preventiva.

1967 (5 giugno) L’attacco di sorpresa sferrato da Israele annienta la potenziale superiorità aerea araba, e vanifica i successivi sforzi militari associati dei 12 stati avversari (tre soli dei quali di prima linea).

1967 (10 giugno) L’entrata in vigore del "cessate il fuoco" sanziona la vittoria e le conquiste territoriali di Israele.

1967/71 Israele offre posti di lavoro agli arabi dei territori occupati; a Gaza, in particolare, questa opportunità consente ai palestinesi, discriminati dall’Egitto e mantenuti in uno stato di spaventosa miseria, di strapparsi alla loro condizione. L’OLP giudica questi pendolari come traditori che attentano all’identità nazionale, e in quattro anni ne uccide 219, tra cui 51 donne e 29 bambini.

1972 (30 maggio) All’aeroporto di Tel Aviv, tre terroristi giapponesi affiliati a Settembre Nero (OLP) massacrano i passeggeri (24 morti, oltre 80 feriti).

1972 (5 settembre) A Monaco, la squadra olimpica israeliana viene massacrata da un commando di Settembre Nero.

1973 (10 aprile) Commandos israeliani sbarcano a Beirut, distruggano basi operative e sedi di Al Fatah e Settembre Nero uccidendone molti dirigenti.

1973 (14 ottobre) Israele, dopo aver fermato la Siria, rovescia le sue forze sul fronte egiziano.

1973 (11 novembre) Mentre perdurano l’assedio a Suez e l’accerchiamento della terza armata egiziana, delegati di Israele e di Egitto si incontrano al km 101 della carrozzabile Il Cairo-Suez e firmano un accordo di accettazione delle risoluzioni 338 e 339 dell’ONU, che prevedono trattative dirette fra le parti per un ritorno alle posizioni del 22 ottobre.

1974 (18 gennaio) Israele ed Egitto firmano, al km 101, un accordo che prevede il rispetto della tregua come "primo passo verso una pace definitiva, giusta e durevole".

1974 (11 aprile) A Kiryat Shmona, un commando del FPLP-Comando Generale uccide 8 donne, 8 bambini e 3 militari israeliani.

1974 (15 maggio) A Maalot, un commando del FDPLP di Hawatmeh uccide 18 ragazzi in gita scolastica, un’intera famiglia sorpresa in casa, 2 donne arabe, 3 uomini e ne ferisce 87.

1974 (19 novembre) A Bet Shean, attentato terroristico del FDPLP che provoca 7 morti e 23 feriti; Hawatmeh afferma che è stato ordinato per sostenere la battaglia politica in corso all’ONU.

1975 (gennaio) All’aeroporto di Orly, due attentati con bombe a mano e bazooka contro aerei delle linee israeliane.

1975 (6 marzo) Attentato terroristico di Al Fatah contro gli ospiti di un albergo a Tel Aviv, 14 morti.

1975 (4 luglio) Attentato terroristico a Gerusalemme, organizzato dall’OLP: 14 civili uccisi e 70 feriti.

1976 (27 giugno) Terroristi palestinesi dirottano un aereo su Entebbe, in Uganda, e in associazione con terroristi tedeschi e polizia ugandese sequestrano i 106 passeggeri, separando quelli ebrei, che vengono maltrattati (un’anziana signora viene assassinata nell’ospedale in cui è stata ricoverata); forze speciali israeliane liberano gli ostaggi.

1977 (giugno) Successo elettorale della coalizione di destra guidata da Begin.

1977 (19 novembre) Sadat si reca in visita ufficiale a Gerusalemme e viene accolto trionfalmente; parla alla Knesset e dà il benvenuto al popolo ebraico e alla sua nazione sovrana.

1977 (14 dicembre) Al Cairo iniziano le trattative di pace tra Israele ed Egitto, con l’assistenza degli Stati Uniti e alla presenza di osservatori dell’ONU.

1978 (11 marzo) Un commando di Al Fatah sbarca a Tel Aviv. Prima di essere uccisi a loro volta, gli 11 terroristi assassinano i passeggeri di un taxi, si impadroniscono di due autobus di linea e ne uccidono i passeggeri. I morti sono alla fine 40 (di cui 13 bambini), i feriti 80.

1979 (gennaio/marzo) Ondata di attentati terroristici in varie località israeliane (a Maalot contro una casa di riposo per anziani).

1979 (22 aprile) Nel corso di un mese, numerosi attentati terroristici; a Naharya, viene occupato un condominio ed uccisa una famiglia intera tra cui due bambine di due e quattro anni. Attentati antiebraici anche a Parigi con numerosi morti.

1979 (25 maggio) Israele restituisce in anticipo all’Egitto la città di El Arish. Prima decisione dell’Egitto è di rinchiudere nuovamente in campi profughi, a Gaza, i palestinesi che si erano trasferiti ad El Arish dopo il 1967.

1980 (16 aprile) Un commando di terroristi palestinesi filo-iracheni prende in ostaggio i bambini di un asilo nido del kibbutz di Misgav Am, ne uccide uno e ne ferisce 4.

1980 (3 maggio) A Hebron un commando dell’OLP attacca un gruppo di fedeli in pellegrinaggio alle tombe dei patriarchi, 6 morti e 40 feriti.

1980 (luglio) Il parlamento israeliano approva una legge che sancisce l’indivisibilità di Gerusalemme capitale dello stato, e il libero accesso ai luoghi sacri a tutte le religioni.

1880/82 Nascono le prime espressioni del nazionalismo arabo: società segreta per l’indipendenza di Siria e Libano, rivolta in Egitto ("L’Egitto agli egiziani"); matrice comune: élite borghese e militare.

1915 La Gran Bretagna riconosce la legittimità delle rivendicazioni dello Sceriffo della Mecca, Hussein, sulla penisola arabica e sulla Mezzaluna Fertile.

1917 (2 novembre) In simbolico sincronismo, il generale Allenby occupa Gerusalemme; due settimane prima, Hussein si era autoproclamato re di tutta la nazione araba.

1919 Alla Conferenza di Parigi, l’emiro Feisal chiede l’indipendenza per tutte le popolazioni arabe a sud della linea Alessandretta-Diarbekir e la creazione di un solo stato arabo sovrano.

1920 Il Terzo Congresso Arabo di Haifa chiede l’indipendenza per gli arabi palestinesi; il congresso panarabo di Damasco proclama l’indipendenza dell’Iraq con Abdallah come re, e della Siria sotto la sovranità di Feisal. Una delle prime decisioni di Feisal è di incorporare la Palestina nella Siria.

1931 Riunione, a Gerusalemme, del primo Congresso Pan-islamico.

1932 Si costituisce a Gerusalemme il Partito dell’Indipendenza, che chiede la revoca del Mandato, la concessione dell’indipendenza a tutti i paesi arabi, e l’unione della Palestina alla Siria.

1936 Il Gran Muftì di Gerusalemme, Amin el Huseini, a nome dell’Alto Comitato Arabo, proclama una insurrezione e uno sciopero generale contro la presenza britannica; entrambi sono finanziati dalla Germania nazista (v. atti del Processo di Norimberga). Il comandante dell’insurrezione, Fawzi el Kawakij, nel 1940 guiderà un colpo di stato filonazista in Iraq, e nel 1948 le truppe palestinesi che invaderanno Israele.

1940 Il Comitato per il coordinamento della politica araba propone a von Papen il riconoscimento del primato tedesco-italiano nel Mediterraneo e un trattato di alleanza, in cambio del riconoscimento del diritto degli stati arabi di "sistemare la questione relativa agli ebrei… conformemente alla politica perseguita in Germania e in Italia per risolvere il problema ebraico".

1945 (22 marzo) Costituzione della Lega Araba, con il patrocinio della Gran Bretagna, che intende in tal modo perpetuare il proprio predominio coloniale e ristabilire l’influenza sul mondo arabo.

1947 (19 settembre) La Lega Araba delibera di invadere i territori che l’ONU avrebbe assegnati ad un costituendo stato ebraico.

1947 (24 novembre) Muhamad Hussein Heikal e Amin el Huseini proclamano all’ONU che in Palestina vi sarà "un bagno di sangue".

1947 (8 dicembre) Dopo uno sciopero di protesta di tre giorni contro la spartizione della Palestina, la Lega Araba conferma la decisione di muovere guerra allo stato ebraico.

1947/48 Si susseguono massacri di ebrei inermi, incluso quello dei malati di un convoglio civile.

1948 (gennaio/febbraio) Inizia l’invasione araba della Palestina assegnata agli ebrei; v. rapporto della Commissione per la Palestina al Consiglio di Sicurezza; cfr. L’Unità 22 e 27 gennaio ("una campagna di antisemitismo e di incitamento al pogrom…").

1948 (15 maggio) Il segretario della Lega Araba Azzam Pascià annuncia "una guerra di sterminio e di massacro… della quale si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate".

1948 (Ha inizio il dramma dei profughi; un rapporto della polizia britannica del 26 aprile afferma che "… gli ebrei fanno quanto è in loro potere per persuadere gli abitanti arabi a restare sul posto… assicurandoli che le loro vite e di loro interessi saranno salvaguardati…".

1948 (maggio) Massacri di civili ebrei accompagnano i combattimenti: 349 uomini, donne e bambini uffici a Gush Etzion, a freddo.

1948 (dicembre) La Transgiordania annette unilateralmente la Cisgiordania, e da questa unione scaturisce il Regno di Giordania.

1948 Facendo seguito ad una decisione del Supremo Consiglio Musulmano del 1922, la Giordania vieta agli ebrei l’accesso ai luoghi santi di Gerusalemme e di Hebron; cimiteri e sinagoghe di Gerusalemme vengono rasi al suolo.

1951 (20 luglio) Il re di Giordania Abdallah viene assassinato nella moschea di Al Aqsa dal delegato palestinese Moussa Husaini, a causa di trattative per concludere con Israele un trattato di non aggressione, che dovrebbe includere la sistemazione del problema dei profughi e dare alla Giordania accesso al porto di Haifa.

1952 (23 luglio) In Egitto, un Comitato dei Liberi Ufficiali, guidato da Neghib e Nasser, destituisce re Faruk.

1955 L’Egitto costituisce e organizza i primi nuclei di fedayn (nel solo 1956, vi saranno 11.800 incursioni terroristiche e atti di sabotaggio in Israele, che causeranno la morte di 400 civili).

1956 (26 luglio) L’Egitto nazionalizza il Canale di Suez.

1958 (1° febbraio) Egitto e Siria si uniscono in una federazione denominata RAU, nella quale si incarnano le mire panarabe di Nasser.

1958 (14 febbraio) Iraq e Giordania costituiscono a loro volta una federazione (Unione Araba) di indirizzo filo-occidentale.

1958 (maggio) L’Egitto provoca una guerra civile in Libano, allo scopo di conseguire il suo allineamento politico con la Repubblica Araba Unita.

1958 (14 luglio) Il generale Kassem fa uccidere re Feisal e il Primo ministro Nurias Said, e si impadronisce del potere in Iraq; scioglie l’Unione Araba e imprime alla politica irachena una svolta filo-sovietica.

1959 Sulla base delle decisioni assunte dal Comitato dei Profughi (Homs, 11 luglio 1957), viene costituito Al Fatah ("… Qualsiasi trattativa, che… non si basi sul diritto… di annientare Israele, sarà considerata… alla stregua di un tradimento").

1964 (maggio) Costituzione dell’OLP, con a capo Ahmed Shukeiry, e dell’Armata per la Liberazione della Palestina, inquadrata negli eserciti regolari degli stati arabi.

1967 (4/16 maggio) Gli stati arabi completano l’accerchiamento militare d’Israele e i preparativi per sferrare una guerra risolutiva; l’Egitto ordina alle forze ONU che presidiano i confini con Israele di ritirarsi immediatamente (si tratta di 3533 uomini, tra truppa e ufficiali, stazionanti ai confini con Egitto, Siria, Libano e Giordania).

1967 (22 maggio) Gli arabi attuano il blocco dello Stretto di Tiran, e Nasser annuncia una guerra di sterminio contro Israele.

1967 (30 maggio) Egitto e Giordania concludono un trattato militare in funzione dell’imminente attacco.

1967 (4 giugno) L’Egitto firma un analogo trattato con l’Iraq.

1969 (febbraio) La sostituzione di Shukeiry con Arafat a capo dell’OLP segna il distacco palestinese dalla sudditanza nei confronti degli interessi degli stati arabi.

1968 (26 dicembre)/1970 (6 settembre) Una serie di dirottamenti di aerei di linea e di attentati contro aerei ad opera dell’OLP dà l’avvio alla scelta destabilizzazione del terrorismo indiscriminato contro civili; in alcuni casi, i passeggeri sequestrati, se identificati come ebrei, vengono maltrattati.

1970 (settembre) Il trasferimento in Giordania, dalla Siria e dall’Egitto, delle basi operative dell’OLP (1969) rompe i fragili equilibri del potere hashemita e ne provoca la violenta reazione militare che in 12 giorni causa la morte di 4600 palestinesi (4000 civili) e il ferimento di 10.000 (8500 civili). Per l’angoscia e lo sforzo di mediazione, Nasser muore (28 settembre).

1973 (1 marzo) Prima azione terroristica palestinese contro stati arabi: assalto all’ambasciata dell’Arabia Saudita e Khartum durante un ricevimento, ed uccisione, dopo aver inflitto torture, dell’ambasciatore e di un diplomatico americani, e di un diplomatico belga (la richiesta era stata di liberare la banda Baader-Meinhof e l’assassino di Robert Kennedy).

1973 (6 ottobre) Nel giorno più sacro agli ebrei, il Kippur, Egitto e Siria invadono Israele con 5000 carri armati, forze missilistiche e aeree; inviano loro reparti anche Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Libia, Marocco, Tunisia, Algeria e Giordania.

1973 (17 ottobre) Il fronte arabo vacilla e gli stati arabi produttori di petrolio, riuniti nel Kuwait, decidono il primo embargo nei confronti di tutti gli stati giudicati filo-israeliani.

1973 (31 dicembre) Attacco terroristico di un commando palestinese contro un aereo americano a Fiumicino; 31 civili uccisi.

1974 (24 febbraio) Dichiarazione di Lahore firmata dai Capi di Stato e governo del mondo islamico: l’OLP è l’unica legittima rappresentante del popolo palestinese.

1974 (14 ottobre) Nel corso della seduta citata a fianco, il capo delegazione dell’OLP Nabil Shaat riafferma la volontà di cancellare Israele dalla regione.

1975 (25 marzo) Viene assassinato re Feisal dell’Arabia Saudita.

1975 (21 dicembre) Terroristi palestinesi assaltano la sede dell’OPEC a Vienna, provocando morti e feriti, e prendono in ostaggio 33 fra ministri e diplomatici arabi.

1976 (luglio) A Tal El Zaatar, in Libano, milizie cristiane della Falange e truppe siriane nel corso di un assedio impietoso durato due mesi massacrano 13.000 palestinesi.

1977 (12 marzo) Il Consiglio Nazionale Palestinesi, riunito al Cairo, ribadisce che è necessaria la lotta "in tutte le sue forme militari, politiche e popolari" per "restaurare i diritti del popolo arabo palestinese", senza alcuna conciliazione o riconoscimento, "nella patria occupata", e riafferma la propria fedeltà "all’obiettivo strategico di liberare la Palestina dall’occupazione razzista sionista".

1980 (27 luglio) Ad Anversa, un commando terroristico del FPLP attacca un autobus di bambini ebrei diretti ad una colonia, 1 bambino ucciso, 16 feriti.

1980 (10 settembre) A Parigi, all’uscita da una sinagoga, un commando terroristico uccide 4 persone.

1904-08 Primi accordi fra le grandi potenze europee per la spartizione dell’impero ottomano ed in particolare dei suoi possedimenti arabi.

1916 Accordi segreti Sykes-Picot per la divisione in zone di influenza francese e britannica della Palestina e dei restanti territori dell’impero ottomano.

1919 La Conferenza della Pace di Parigi assegna alla Francia i Mandati su Siria e Libano, alla Gran Bretagna quelli sulla Palestina e sull’Iraq.

1920-22 La Conferenza inter-alleata di Sanremo converte la Dichiarazione Balfour in trattato internazionale, e la società delle Nazioni la ratifica come parte integrante del Mandato.

1921 Dopo una sanguinosa rivolta (8000 morti) in Iraq, la Gran Bretagna ridiviene padrona della situazione, manda Feisal in Iraq e Abdallah in Transgiordania.

1922 Con il "Libro Bianco Churchill", prevenendo la ratifica del Mandato da parte della Società delle Nazioni, la Gran Bretagna distacca dalla Palestina la Trangiordania (91.000 km2 su un totale di 116.000)

1936 La Gran Bretagna invia in Palestina la Commissione Peel; l’Alto Comitato Arabo chiede la revoca della Dichiarazione Balfour e la concessione dell’indipendenza, l’Agenzia Ebraica e il Congresso Sionista proclamano la volontà di collaborare in pace con gli arabi. Il Libro Bianco che riassume i risultati dell’inchiesta propone la spartizione della Palestina.

1939 Dopo il fallimento della Conferenza tripartita di San Giacomo (Gran Bretagna, arabi, sionisti), Londra pubblica un Libro Bianco che revoca di fatto la Dichiarazione Balfour e promette l’indipendenza agli arabi palestinesi; il Libro Bianco viene dichiarato illegittimo dalla Commissione Mandati della Società delle Nazioni.

1939-45 Con la sola eccezione della Transgiordania, gli arabi si schierano al fianco della Germania nazista.

1947 (2 aprile) La Gran Bretagna rimette all’ONU il problema della Palestina; viene nominata una commissione (Unscop) composta da delegati di 11 nazioni, che con 7 voti favorevoli propone la spartizione (i tre delegati contrari propongono uno stato federale binazionale).

1947 (estate) Accordo segreto con il quale la Gran Bretagna autorizza la Transgiordania ad occupare tutti i territori che l’ONU avrebbe assegnati allo Stato arabo-palestinese, più Haifa e Giaffa.

1947 (29 novembre) Con 33 sì, 13 no e 10 astensioni (tra cui la Gran Bretagna), L’ONU delibera la cessazione del Mandato entro il 1° agosto 1948 e la costituzione in Palestina di due stati indipendenti collegati da una unione economica doganale e monetaria.

1948 (16 marzo) l’ONU dichiara ineseguibile il progetto di spartizione a causa dell’opposizione araba (28 aprile 1948, dichiarazione del presidente dell’Alto Comitato Arabo per la Palestina Jamal Hussein: "Non abbiamo mai nascosto il fatto di essere stati noi a cominciare a combattere").

1948 (20 maggio) l’ONU intima il cessate il fuoco e nomina Bernadotte mediatore.

1949 (febbraio-luglio) Accordi armistiziali separati tra Israele e Egitto, Libano, Giordania, Siria, dopo che gli arabi avevano ripetutamente violato le tregue imposte dall’ONU. Clausole comuni sono l’impegno a firmare trattati di pace, a rispettare i reciproci diritti alla sicurezza, a evitare ogni forma di aggressione anche contro civili, sia da parte degli eserciti che di formazioni irregolari.

1951 (1° settembre) Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU riconferma la libertà di navigazione attraverso il Canale di Suez, esplicitamente anche da e per Israele.

1955 (maggio) Primo accordo URSS-Egitto che segna l’ingresso sovietico nell’area: scambi di armi con cotone e riso; seguirà quello per la costruzione della diga di Assuan (1956).

1956 (ottobre) Con un’azione congiunta, alla quale si associa Israele, Francia e Gran Bretagna aggrediscono l’Egitto per ripristinare i loro diritti lesi dal nuovo regime; un ultimatum degli Stati Uniti pone termine alla guerra. Il confine egiziano con Israele viene smilitarizzato e presidiato dall’ONU, che sancisce la natura di via d’acqua internazionale dello Stretto di Tiran, con conseguente libertà di navigazione, e ribadisce l’analogo concetto per il Canale di Suez: la violazione di questi principi di diritto costituirà il principale casus belli nel 1967.

1958 (15/19 luglio) 15.000 marines americani sbarcano in Libano e truppe britanniche vengono paracadutate in Giordania, allo scopo di riequilibrare l’assetto delle alleanze.

1967 (6/7 giugno) Due pressanti richieste dell’ONU per un immediato "cessate il fuoco" vengono respinge dagli stati arabi, i quali al contempo rompono le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. L’URSS a sua volta rompe le relazioni diplomatiche con Israele.

1967 (22 novembre) La risoluzione 242 dell’ONU stabilisce che una pace giusta e duratura nel Medio Oriente dovrà fondarsi sia sul ritiro delle forze israeliane da (dai) territori occupati, sia sul rispetto della sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica di ogni stato della regione, che dovrà godere del diritto a vivere entro frontiere sicure e riconosciute; impone inoltre di dare una soluzione equa al problema dei profughi. La dizione "da" territori occupati è quella della versione inglese del testo, che prevale sulle altre lingue ufficiali, ed è confermata dall’estensore della risoluzione, Lord Caradon; quella che chiede il ritiro "dai", cioè da tutti i territori occupati, è presente nel testo francese, e non coincide con l’esito delle trattative che condussero alla stesura del testo definitivo della 242.

1970 L’Egitto ottiene dall’URSS missili, aerei e armamenti che realizzano il più potente sistema militare dopo quelli multinazionali della Nato e del Patto di Varsavia, e in cambio concede basi navali che danno corpo al sogno zarista di penetrare nei mari caldi e all’ambizione sovietica di incunearsi nella roccaforte della VI Flotta americana.

1972 (18 luglio) Sadat estromette dall’Egitto i 12.000 tecnici radar, 4000 istruttori e 3000 specialisti sovietici e si appropria delle installazioni militari (circa 80 postazioni missilistiche dotate di 4 rampe, 150 Mig 21 e 23) fornite dall’URSS dal 1967 e annulla la concessione di basi aeree e navali a Mosca.

1973 (15 gennaio) Per la prima volta un papa riceve in udienza ufficiale un primo ministro d’Israele, stato che la Santa Sede rifiuta di riconoscere.

1973 (10 ottobre) URSS e Stati Uniti riforniscono rispettivamente Siria ed Egitto (con 934 voli) e Israele (con 566 voli) di un ponte aereo.

1973 (maggio/novembre) L’Organizzazione per l’Unità Africana, i Paesi Non allineati, la Conferenza degli Stati arabi e la CEE adottano ufficialmente posizioni antisioniste (secondo la formula del sionismo nemico del terzo mondo).

1973 (21 dicembre) Apertura della Conferenza di pace a Ginevra fra Israele, Egitto e Giordania; co-presidenti sono USA e URSS.

1974 (14 ottobre) L’ONU attribuisce all’OLP lo status di rappresentante del popolo palestinese, con il voto favorevole del Cile di Pinochet e della Spagna di Franco.

1974 (22 novembre) L’ONU con un’apposita risoluzione riconosce ai palestinesi il diritto alla sovranità in Palestina, da far valere con ogni mezzo.

1974 (25 novembre) L’URSS per la prima volta dichiara solennemente il diritto di Israele all’indipendenza e alla sovranità.

1975 (marzo) L’UNESCO esclude Israele da tutti i gruppi regionali e da ogni forma di aiuto.

1975 (2 luglio) A Città del Messico, alla Conferenza mondiale dell’ONU per l’anno internazionale della donna, e alle riunioni dell’Organizzazione per l’Unità Africana e dei Paesi Non Allineati, sono approvati documenti che equiparano il sionismo al razzismo.

1975 (10/11 novembre) Con 72 voti a favore, 35 contrari e 32 astensioni l’ONU approva una risoluzione che "stabilisce che il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale", nella risoluzione si fa esplicito richiamo inter alia alla risoluzione 77 (XII) dell’assemblea dei capi di stato e di governo dell’OUA del 1975 ("… il regime razzista nella Palestina occupata" … mira alla "repressione della dignità e integrità dell’essere umano…") e alla dichiarazione della Conferenza dei ministri degli esteri dei paesi Non Allineati (Lima 1975) che aveva condannato il sionismo come "una minaccia per la pace e la sicurezza mondiale".

1976 (febbraio) A Tripoli, primo colloquio islamico-cristiano; il comunicato congiunto di Libia e Santa Sede bolla il sionismo come forma di razzismo, condanna la "giudaizzazione" di Gerusalemme, chiede la liberazione della Palestina. La Santa Sede disconosce il documento ma in maggio, alla Conferenza mondiale sull’habitat, si associa alla risoluzione che condanna il sionismo come una forma di razzismo.

1976 (agosto) V Conferenza dei paesi Non Allineati: una risoluzione sancisce la necessità di opporsi all’usurpazione della Palestina da parte di Israele.

1979 (29 novembre) Risoluzione di condanna dell’ONU con 75 voti a favore, 33 contrari e 37 astensioni contro "tutti gli accordi parziali e i trattati separati… Dichiara che gli accordi di Camp David… non hanno alcuna validità…"


"Veniamo da Gerusalemme, antica ed eterna capitale del popolo ebraico, per dire: basta con il sangue, basta con le lacrime"

Testo del discorso tenuto dal primo ministro israeliano Yitzchak Rabin alla cerimonia per la firma della Dichiarazione di Principi israelo-palestinese (Washington, 13 settembre 1993) "La firma, oggi qui, di questa Dichiarazione di principi israelo-palestinese non è tanto facile né per me, come soldato nelle guerre di Israele, né per il popolo d’Israele né per il popolo ebraico nella Diaspora, che ci stanno guardando in questo momento, con grande speranza mista ad apprensione. Non è certo facile per le famiglie delle vittime delle guerre, della violenza, del terrorismo, il cui dolore non passerà mai. Per le migliaia che hanno difeso le nostre vite anche a costo di sacrificare la propria: per costoro questa cerimonia è giunta troppo tardi. Oggi, alla vigilia di una opportunità — una opportunità di pace — e forse della fine della violenza e delle guerre, noi ricordiamo tutti costoro uno per uno con amore imperituro. Siamo venuti da Gerusalemme, l’antica ed eterna capitale del popolo ebraico. Siamo venuti da una terra afflitta e addolorata. Siamo venuti da un popolo, da una casa, da una famiglia che non hanno conosciuto un solo anno, non un solo mese in cui le madri non abbiano pianto i propri figli. Siamo venuti per cercare di mettere fine alle ostilità, in modo che i nostri figli e i figli dei nostri figli non conoscano più il doloroso prezzo della guerra, della violenza, del terrore. Siamo venuti per tutelare le loro vite e per alleviare la sofferenza e le dolorose memorie dei passato. Per sperare e pregare per la pace. Consentitemi di dire a voi, palestinesi: siamo destinati a vivere insieme, nella stessa terra. Noi, i soldati tornati dalle battaglie segnate dal sangue; noi che abbiamo visto i nostri parenti e amici uccisi davanti ai nostri occhi, che abbiamo seguito i loro funerali e che non riusciamo a guardare negli occhi i loro genitori, noi che siamo venuti da una terra dove i genitori seppelliscono i propri figli; noi che abbiamo combattuto contro di voi, palestinesi; noi oggi vi diciamo con voce chiara e forte: basta sangue e lacrime, basta. Noi non desideriamo vendette. Non nutriamo odio nei vostri confronti. Noi, come voi, siamo esseri umani: gente che vuole costruire una casa, piantare un albero, amare, vivere a fianco a fianco con voi, in dignità e in sintonia, come esseri umani. Come uomini liberi. Oggi noi diamo una possibilità alla pace e vi diciamo ancora una volta: basta. Preghiamo perché arrivi un giorno in cui noi tutti diremo: addio alle armi. Vogliamo aprire un capitolo nuovo, nel triste libro della nostra vita insieme; un capitolo di reciproco riconoscimento, di buon vicinato, di mutuo rispetto e di comprensione. Speriamo di avviarci in una nuova era della storia del Medio Oriente.

Oggi, qui a Washington, alla Casa Bianca, daremo vita a un nuovo inizio nei rapporti tra popoli, tra genitori stanchi di guerra, tra figli che non vogliono conoscere la guerra. Da migliaia di anni la nostra forza interiore, i nostri valori morali ci derivano dal Libro dei Libri, nel quale, nel Libro di Qohelet leggiamo: "Per ogni cosa c’è una stagione e c’è un tempo per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace".

È arrivato il tempo per la pace. Fra due giorni il popolo ebraico celebrerà l’inizio di un nuovo anno. Io credo, io spero, io prego che il nuovo anno porti un messaggio di redenzione per tutti i popoli: che sia un anno buono per voi, per tutti voi. Un anno buono per israeliani e palestinesi. Un anno buono per tutti i popoli del Medio Oriente. Un anno buono per i nostri amici americani, che desiderano la pace e si adoperano tanto per aiutare a raggiungerla, per i presidenti e i componenti delle precedenti amministrazioni, in particolare per Lei, presidente Clinton, e per il Suo staff, per tutti i cittadini dei mondo: che la pace entri in tutte le vostre case. Nella tradizione ebraica è d’uso concludere le nostre preghiere con la parola "amen". Con il vostro permesso, uomini di pace, concluderò con le parole tratte dalla preghiera che gli ebrei recitano ogni giorno, e chiedo a chiunque lo desideri in questa platea di unirsi a me nel dire "amen": [in ebraico] Colui che fa la pace nei cieli, Egli farà la pace su di noi e su tutto Israele e dite: amen"


"La battaglia per la pace è la battaglia più difficile della nostra vita"

Brani dal discorso tenuto dal presidente dell’Olp Yasser Arafat alla cerimonia per la firma della Dichiarazione dì Principi israelo-palestinese (Washington, 13 settembre 1993) "In nome di Dio clemente e misericordioso [...] colgo questa occasione per garantire a voi e al grande popolo americano che noi condividiamo i vostri valori di libertà, di giustizia, di diritti umani, valori per i quali il mio popolo si è battuto. Il mio popolo spera che l’accordo che oggi firmiamo segni l’inizio della fine di un capitolo di dolore e di sofferenza durato per tutto questo secolo. Il mio popolo spera che l’accordo che oggi firmiamo dia inizio a un’era di pace, di coesistenza e di eguali diritti. Confidiamo sul Suo ruolo, signor presidente, e sul ruolo di tutti i paesi convinti che senza la pace nel Medio Oriente non sarebbe completa la pace nel mondo. Applicare l’accordo e, dopo due anni, muovere verso la sistemazione definitiva, applicare tutti gli aspetti delle risoluzioni ONU 242 e 338 in tutte le loro parti, risolvere tutte le questioni di Gerusalemme, degli insediamenti, dei profughi e dei confini, tutto ciò sarà responsabilità di palestinesi e israeliani. Ed è responsabilità della comunità internazionale nel suo insieme aiutare le parti a superare le grandi difficoltà che ancora si parano lungo il cammino per raggiungere la sistemazione definitiva e globale.

Ora che siamo alla soglia di questa nuova epoca storica, mi sia consentito di rivolgermi al popolo d’Israele e ai suoi dirigenti, con i quali ci incontriamo oggi per la prima volta, e assicurare loro che la difficile decisione che abbiamo raggiunto insieme richiedeva una dose di coraggio eccezionale. Avremo bisogno di altro coraggio e di più determinazione per continuare il cammino e creare coesistenza e pace tra di noi. [...]. Il nostro popolo non pensa che l’esercizio del diritto di auto?determinazione possa violare i diritti dei suoi vicini o metterne a repentaglio la sicurezza. Al contrario, mettere fine alla sua sensazione di avere subito un torto e di aver sofferto un’ingiustizia storica costituisce la più forte garanzia per arrivare alla coesistenza e all’apertura tra i nostri due popoli e le future generazioni. I nostri popoli, oggi, aspettano questa speranza storica e vogliono dare una possibilità alla pace. [...] La battaglia per la pace è la battaglia più difficile della nostra vita. Essa ha bisogno dei nostri maggiori sforzi perché la terra della pace — la terra della pace — anela a una pace giusta e globale."


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