Giudaismo e anti-giudaismo nella Alessandria ellenistica

Alessandria d’Egitto, III sec. av. E.V. - I sec. E.V., circa. Le conquiste di Alessandro Magno avvenute nel III sec. e i successivi assestamenti territoriali, gli spostamenti di intere popolazioni al seguito degli eserciti, l’insorgere di attività commerciali, artigiane e burocratiche legate alla guerra, prima, alle modifiche istituzionali, poi, hanno cambiato notevolmente la geografia umana dei paesi governati dai successori di Alessandro Magno. Alessandria, luogo di attrazione per molti, centro della vita politica e culturale macedone, diviene una città estremamente composita e ricca, con una popolazione numerosissima. Questa è costituita da persone di origine diversa, ivi confluite da vari paesi del Mediterraneo. Le popolazioni più numerose sono, oltre a quella egiziana, la greco-macedone e la giudaica. Delle due, la prima costituisce il ceto egemone che ha in mano le redini dell’amministrazione, dell’ordinamento economico e giuridico, delle attività più rilevanti. Ai Greci sono riservati privilegi e poteri. I Giudei, nettamente separati sia rispetto ai Macedoni dominanti, sia rispetto agli Egiziani subalterni, costituiscono un nucleo a se stante, strettamente coeso al suo interno, che vive anche territorialmente la separatezza rispetto agli altri abitanti di Alessandria, occupando una zona specifica della città, il quartiere Delta.

Pur senza avere il potere e il prestigio dei Macedoni, i Giudei hanno una serie di diritti che li pongono in posizione privilegiata rispetto agli Egiziani senza che, però, essi abbiano le chiavi per il reale accesso alle cariche e alle posizioni dominanti. L’accesso alla cittadinanza, condizione essenziale per un elevamento nella scala sociale, è ottenuta da alcuni singoli Ebrei che realizzano individualmente le loro aspirazioni. Alla base di tale acquisizione stanno favori ai governanti, attività di successo, condizioni economiche particolari. A queste coniugata, vi è l’accettazione di forme di assimilazione imprescindibili per entrare a far parte del ceto dominante. Si tratta di elementi caratterizzanti la società greca di cui sono un cardine e un elemento distintivo, di abitudini e modi culturali che ne costituiscono l’identità. Tra questi, la partecipazione ai giochi e ai ginnasi, l’appartenenza all’efebia, la presenza agli spettacoli, l’accettazione di feste, l’appropriazione della lingua e della cultura greca. Alcuni Giudei compiono una scelta assimilatoria e acquisiscono in pieno modi di vita e stili culturali propri della società circostante, a volte giungendo fino a respingere completamente la propria origine. Un esempio in questo senso sono gli Ebrei che cancellano la circoncisione, imbarazzante segno distintivo non facilmente occultabile nei ginnasi e nelle palestre. Un altro esempio, all’estremo, è costituito da Tiberio Giulio Alessandro, prefetto ebreo d’Egitto, che giunge al punto di ordinare una delle più sanguinose repressioni del periodo contro i Giudei.

Accanto alle scelte assimilazionistiche ve ne sono altre che privilegiano la rivendicazione della propria identità ebraica e il rifiuto dell’abbandono delle proprie tradizioni. Di qui una serie di personaggi che optano per la chiusura e il rifiuto del confronto. Altri assumono una via intermedia. Filone, per esempio, pur partecipe di forme culturali e linguistiche greche, mantiene viva la sua identità giudaica. Va a teatro, frequenta il ginnasio, scrive in greco, probabilmente non conosce neppure l’ebraico, adopera stilemi propri della cultura ellenica, dà della Torà una lettura filosofica parzialmente riconducibile a moduli platonici e stoici, fa un uso dell’allegoria che universalizza determinati contenuti della tradizione e li rende più fruibili da parte dei gentili. Contemporaneamente, partecipa attivamente alla vita della comunità di cui è anzi uno dei capi, si fa carico di un’ambasceria a Roma in difesa dei diritti della propria comunità, si attiene rigorosamente alla Torà e in genere alla tradizione che costituisce l’oggetto della sua indagine, il riferimento delle sue teorizzazioni.

Spesso gli atteggiamenti e le prese di posizione giudaiche, nella loro molteplicità, sono in relazione al mutare delle condizioni sociali e culturali. Dalla distinzione e separazione tra gruppi etnici che oppongono - abbiamo visto - Macedoni, Giudei, Egiziani, e a partire da una certa epoca anche Romani, nascono una forte conflittualità e tensione che sfociano spesso in situazioni violente. Di qui gli accesi scontri e le brutali repressioni che hanno come protagonisti da un lato i Giudei, dall’altro i Greco-macedoni che spesso agiscono sul malcontento della popolazione autoctona egiziana e, in seguito all’entrata dell’Egitto nell’orbita di Roma, si appoggiano ai dominatori.

Ne risultano sanguinosi conflitti quali quelli che avvengono sotto Nerone, sotto Caligola e sotto Tiberio.