Trascrizione di alcune delle lapidi più antiche

Maria Luisa Moscati Benigni

Riportiamo i testi di alcune delle oltre cento lapidi antiche del cimitero ebraico di Pesaro, a partire dal 1692, scritte interamente in ebraico. A mano a mano che, con l’aiuto determinante del rabbino Levi Hezkia di Milano, si procedeva alla traduzione delle epigrafi, appariva sempre più evidente la ricchezza culturale, ancora in quell’epoca, della comunità ebraica pesarese, per altri versi già in declino. Sono per lo più sepolture di eminenti rabbini o di donne che hanno avuto un ruolo importante distinguendosi per la loro cultura, sapienza e generosità. Del resto, se così non fosse, non sarebbe stato loro concesso l’onore di una pietra tombale a causa dei divieti imposti dalle varie bolle papali.

Tuttavia si nota come, anche dopo il 1848, caduto ufficialmente il divieto di apporre lapidi sulle tombe degli ebrei, forse per una sorta di abitudine ormai acquisita in oltre due secoli di governo pontificio, si evita ancora di apporre iscrizioni tombali. Infatti tra il 1883 e il 1986 si effettuano nel cimitero ebraico di Pesaro 123 inumazioni, ma le lapidi sono soltanto poche decine. L’ultima sepoltura risale al 28 maggio 1986

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Calcare di Piobbico, rotta in cima.

Leggero come aquila, come Rafael che ha mosso piedi e testa, ha preparato una scala che fa pace in cielo

lapide del maestro e rabbino

Meshulam Rafael Shalom Mi Fermo

Chiamato al suo mondo nel giorno II 10 Cheshvan 5452 [1692]

finché un ministro sarà costituito sul monte del timore.

Vicino a lui è la donna che è mancata signora Miriam sua moglie nun ‘ain

chiamata 1° Sukkot 5455 [1695]

Numerosi i riferimenti al testo biblico: all’angelo Raffaele (uno dei quattro angeli superiori, colui che guarisce) cui è paragonata l’ opera alla quale il defunto ha dedicato tutto se stesso quando era in vita; alla creazione allorchéDio “fa pace tra fuoco e acqua” formando i cieli; alla ricostruzione del Bet HaMikdash, il sacro Tempio di Gerusalemme che avverrà alla fine dei tempi.

Da notare che alla morte del rabbino (1692) il terreno dell’attuale cimitero non era ancora usato per questo scopo non essendo ancora proprietà della comunità ebraica pesarese. Si può pertanto ipotizzare che la pietra tombale sia stata trasportata da quello precedente in cui era avvenuta la sepoltura, sia per non perdere la memoria di un grande rabbino sia per aggiungere il nome della moglie Miriam deceduta proprio nel 1695, anno di inaugurazione del nuovo cimitero o quantomeno dell’acquisto del terreno.

E Miriam meritava questo onore poiché accanto al suo nome figurano due lettere (la nun e la ‘ain), acrostico persino più onorifico di ZL che spesso troviamo accanto al nome di grandi uomini. Indica infatti “anima superiore”.

Il primo di Sukkot è il primo degli otto giorni della festa delle Capanne, in autunno.

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Calcare di Piobbico, rotta in cima.

La candela di Israele prima che si spenga

Shmuel era lì davanti all’Hekal luminoso

corre, aiuta

così moltiplicherà e così sarà numeroso

Lapide del signor maestro e rabbino Shmuel Mondolfi ZL

mancato la sera di Shabbat Chodesh

sepolto la domenica, la sera del 25 Kislev anno 255 [5255 = 1698]

Non si trova un uomo così che ha spirito di Dio in lui.

Deve trattarsi di una morte improvvisa poiché il rabbino fino a pochi istanti prima è occupato nei preparativi della festa delle luci, Chanukkà, che cade appunto il 25 del mese di Kislev (dicembre). Le due lettere poste accanto al nome di rav Mondolfi sono l’acrostico dell’espressione zikron lvrechà (sia il suo ricordo in benedizione), usata soltanto per persone superiori.

L’ultimo versetto riporta ciò che disse Faraone quando udì parlare Giuseppe.

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Pietra arenaria, liscia, ben conservata, caratteri nitidi.

Lapide della sepoltura di un rabbino che insegna meraviglie

onorevole rabbino Itzhak Shabtai Chaim Mi Urbino

Memoria del saggio e sacro, che sia benedetto,

salito in cielo all’ordine della Chochmà,

a Pesaro 5523 [1764].

Lapide per un papà forte, quando è “uscito” aveva 90 anni

e riposi in Gan Eden.

La scritta documenta il fatto che all’epoca esisteva ancora in Urbino una scuola superiore di studi mistici, infatti rav Chaim (Vita) insegna “meraviglie”, è uno zaddik (saggio) ed è salito all’ordine superiore nell’albero della Vita secondo la Qabbalah. Solo alla fine affiora il lato umano di un uomo che ha guidato i figli con dolcezza: non viene definito padre, ma papà. Che riposi nel “giardino dell’Eden”.

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Pietra calcarea, chiusa in cornice percorsa da una greca.

Lapide della sepoltura di una donna di valore corona di suo marito

Brunetta

vedova del defunto signore onorato

Baruch Birunia ZL

della città di Ancona

che Dio lo protegga.

Decorata con le mitzvòt che ha fatto con le sue palme

Sarà lodata nella città (per) le sue azioni

Chiamata V giorno per Shabbat, 23 Adar II 5574 [1814]

Le porte di Sara saranno aperte per lei.

Riposi in pace.

Non si pensi che a Brunetta sia concesso l’onore di una lapide solo in quanto vedova di un uomo importante, del quale è stata certamente il vanto, ma anche e soprattutto per se stessa. Infatti viene definita “decorata” con l’osservanza dei precetti (mitzvòt), in particolare quello della carità che è considerato il precetto per eccellenza.

Questo è l’unico caso conosciuto in cui si esprime la certezza che la matriarca Sara aprirà la sua casa.

L’anno 1814 doveva essere, nel calendario ebraico, un anno bisestile poiché c’è il doppio mese di Adàr (Adàr shenì). Il giorno del decesso era gioved,ì cioè il quinto a partire dal sabato.

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Lapide in marmo, ben conservata, in alto un piccolo sole con sette raggi.

Una pietra scura verrà a testimoniare

che è chiamata la cara e importante donna

Regina Gentilomo

che la sua anima riposi in Paradiso

Una donna che ha timore di Hashem

corre per fare tzedakà e bontà

Oggi 11 Tevet e sepolta lo stesso giorno 5583 [1823]

La famiglia Gentilomo è presente a lungo nella storia degli ebrei di Pesaro.

Spesso il nome del Signore è indicato semplicemente con “il Nome” (Hashem).

La prima qualità per una donna è quella di essere sollecita nelle opere di tzedakà, una sorta di carità-giustizia. Non esiste infatti nella lingua ebraica un termine che indichi carità nel senso di elemosina, poiché aiutare chi è meno fortunato è ritenuto un atto di giustizia

Per Regina si osserva il precetto che dice “lo seppellirai prima di sera”, cioè il giorno stesso.

19- Cippo cilindrico di pietra bianca, ben conservata.

Lapide della vecchia e importante

signora Laura

donna di virtù e corona di suo marito Joshua Melarifa [Della Ripa]

chiamata il 22 Tevet 5597 [1837]

Sarà proprio una donna, Paola Valentina “donna colta e gentile” deceduta nel 1907, l’ultima della famiglia Della Ripa, a donare al comune di Pesaro numerosi beni, oggi conservati nei Musei civici della città.

15-

Pietra di calcare di Piobbico rosata. ben conservata, caratteri “italiani” perfetti.

Lapide della sepoltura di un ragazzo degno d’onore

Mordechai Halevy ZL

che è chiamato nel suo mondo 8 Cheshvan 5603 [1843]

Dopo che ha sofferto con mente lucida dolori enormi,

più difficili della morte, per più di tre anni

e ha accettato la morte con amore, ha restituito

l’anima al suo Creatore.

Sepolto lo stesso giorno.

La triste vicenda umana del giovane Angelo Levi è sintetizzata in poche righe e anch’egli viene sepolto il giorno stesso della morte.

Lo scalpellino ha realizzato un’opera di cesello specie nelle prima parola (matzevà = pietra) e nell’acrostico finale STNTzB (She Thée Nefshà Tzermà Bitror Hachaim = che sia la sua anima in riposo nel posto dei viventi). Tanta perfezione fa di questa lapide un vero gioiello.

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Pietra calcare di Piobbico, alta e sottile, ben conservata.

Questa lapide della sepoltura di un uomo che osserva la fede

il caro e onorato

Yakov Israel Halevy

dei parnassim e dei chazanim della sinagoga sefardita,

che sia alzata a sua corona,

Yakov uomo onesto ha trovato piacere e intelligenza,

la sua casa è aperta, ha dato a piene mani ai bisognosi

perciò il Signore vorrà per lui che riposi nel tesoro dei vivi.

Mancato e chiamato in Cielo il giorno 2 Kislev 5609 [1849]

Giacobbe Israele Levi era parnàs (sostenitore o anche organizzatore) e chazàn (officiante) della sinagoga sefardita, ancora oggi presente in città, anche se non più attiva come luogo di culto.

Riposare nel tesoro dei vivi o nel mondo dei viventi, come è spesso ripetuto, rafforza il concetto ebraico di una vita oltre la vita, di qui l’appellativo di “casa dei viventi” attribuito al cimitero stesso.

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Calcare di Piobbico, rosato.

Lapide per la sepoltura del vecchio onorevole, caro e superiore signore e rabbino

Mordechai Yosef Zuriel nun ‘ain

parnas della sinagoga sefardita

ha faticato e ha trovato (ricompensa).

Toglie dal proprio il pane per il povero

che Dio paghi il suo compenso.

E’ mancato con un buon nome

salito al Cielo il 13 Shevat 5609 [1851]

dopo che la sua anima sarà nel riposo, così voglia Hashem.

 

Il vecchio rabbino, meritevole di così tanti attributi, non aveva grandi mezzi, infatti per osservare “il precetto”si toglie il pane di bocca e per questo viene espressa la certezza che Dio pagherà il compenso dovuto.

L’espressione “buon nome” veniva usata per persone universalmente note per la bontà verso il prossimo, quale doveva essere una nun ‘ain, un’anima superiore.

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Stele di pietra grigia, alta e sottile, caratteri “italiani” perfetti.

Ecco il luogo di riposo della vecchia, importante signora

Mazal Tov Zvirl nun ‘ain

Una donna buona, il timore di Hashem nel suo cuore,

morta improvvisamente la sera di Shabbat Ha Chodesh 21 Sivan 5614 [1854]

sepolta dopo l’uscita del Sabato, secondo il suo onore.

Siano innalzati (onorati) i suoi figli

hanno lodato il Signore, che li faccia vivere,

hanno pianto con lacrime del cuore (sincere) e hanno gridato

ohi

è caduta la corona della nostra casa, la bellezza dei nostri occhi e non c’è più,

perché la prese il Signore per proteggerla sotto le sue ali.

Sia la sua anima in paradiso

Ha lasciato la vita per il popolo d’Israele.

L’espressione, spesso usata, “ha lasciato la vita per il popolo d’Israele” si riferisce allo Zohar dove si dice, forse per la longevità dei patriarchi biblici, che tutti hanno in dote, al momento della nascita, centoventi anni di vita, e gli anni che al momento della morte mancano per arrivare ai 120 vengono dati alla vita del popolo di Israele.

16- Stele alta e sottile di calcare rosato di Piobbico

Questa (è la) lapide

del vecchio, magnifico, onorevole maestro e rabbino

Itzhak figlio del defunto Meshulam Mi Foligno

chiamato il V giorno del mese di Shevat, anno (5)630 [1870]

e sepolto lo stesso giorno con grande onore perché aveva timore

del Signore, rifugge dal male e ha fatto affari con fede.

Sia l’anima in riposo e sia fatta vita buona per tutto Israele.

L’espressione “ha fatto affari con fede” ricorre spesso nelle iscrizioni funerarie e sta a sottolineare una condotta che deve costituire un vanto per il defunto e un monito per chi resta.

18 -

Lapide alta e sottile di calcare di Piobbico.

Questa lapide (è) alla testa di un uomo innalzato,

onorato con la corona della Torà, veloce nelle azioni chassidiche,

uomo notabile che osserva la fede,

chiede bene per il suo popolo,

conosciuto in tutte porte (in tutta la città) il suo nome

un capo che si sacrifica per la sinagoga,

questo vecchio e umile

Zaccaria Viterbo

salito al Signore per proteggersi sotto le Sue ali il 22 Adar I° 5640

[o 5656, quindi verso la fine dell’800] sepolto secondo il suo merito.

Che la sua anima riposi in Paradiso.

Amen.

 
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