Esodo 27, 20 - 30, 10

1) Qual erano le due cose a cui bisognava fare attenzione nella preparazione dell’olio per la menorà?

2) Come era stato comandato ad Aharòn di accendere la menorà?

3) Perché le pietre dell’"efòd" riportavano l’iscrizione dei nomi dei figli di Ya’akòv?

4) Quali peccati espiava il "chòshen hamishpàt"?

5) Quali sono i tre significati della parola "mishpàt"?

6) Che cosa mancava agli abiti del kohèn nel secondo Tempio?

7) Dove erano posizionati i tefillìn della testa quando il kohèn indossava tutti gli abiti sacerdotali?

8) Quale peccato espiava il sacrificio espiatorio del giovane toro durante la consacrazione dei kohanìm?

9) Che cosa c’era di unico riguardo il sacrificio espiatorio del giovane toro?

10) Che differenza c’era tra l’olio usato per i sacrifici con la farina e quello usato per la menorà?

1) 27, 20. Le olive andavano pressate e non macinate. E solo il primo olio poteva essere utilizzato.

2) 27, 20. Di accenderla fino a che non bruciasse da sola.

3) 28, 12. In maniera che Dio "vedendo" i nomi, si ricordasse della loro rettitudine.

4) 28, 15. Gli errori giudiziari.

5) 28, 15. A) Le rivendicazioni dei litiganti. B) I decreti della corte. C) Le sanzioni della corte.

6) 28, 30. Gli "urìm vetummìm" il nome esplicito posto nelle pieghe del chòshen.

7) 28, 37. Tra lo "tzitzìt" e il "mitznèfet".

8) 29, 1. La colpa del vitello d’oro.

9) 29, 14. Era l’unica offerta espiatoria esterna che fosse completamente bruciata.

10) 29, 40. L’olio della menorà è prodotto con olive "battute". L’olio dei sacrifici sia da quelle "battute" sia da quelle macinate.