Levitico 12, 1 - 13, 58

1) Quando va al mikvè una donna che ha partorito?

2) Quali sono i due tipi di "korbanòt" che una donna doveva offrire dopo il parto?

3) Che animale offriva la donna come "chattàt"?

4) Chi doveva dichiarare se una "tzara’àt" era pura o impura?

5) Che cosa rendeva inadatto un kohèn a stabilire la regola in caso di "tzara’àt"?

6) In che giorno il kohèn non poteva stabilire la regola di una "tzarà’at"?

7) Se un koèn involontariamente o volontariamente dichiarava che una persona "tammè" era invece "tahòr", qual’era lo status di questa persona?

8) Quali segni di lutto doveva mostrare un "metzorà"?

9) Dove doveva risiedere un "metzorà"?

10) Perché veniva comandato al "metzorà" di rimanere isolato?

1) 12, 2. Al termine del settimo giorno.

2) 12, 6. Un "olà" e un chattàt".

3) 12, 6. Un "tur" (colomba) oppure un "ben yonà" (un giovane piccione).

4) 13, 2. Un kohèn.

5) 13, 12. Una vista difettosa.

6) 13, 14. Nelle festività e quando l’ammalato era uno sposo novello., durante i sette giorni di festeggiamento dopo le nozze.

7) 13, 37. Rimaneva "tammè".

8) 13, 45. Doveva stapparsi i vestiti, farsi crescere i capelli incolti, e coprire le labbra con i vestiti.

9) 13, 46. Fuori dall’accampamento, isolato.

10) 13, 46. Dal momento che la "tzarà’at" è una punizione per il "leshòn harà" (maldicenza), che crea una rottura nel rapporti umani, la Torà punisce "middà kenèghed middà" (misura per misura), dividendo il peccatore dagli altri.