Levitico 25, 1 - 26, 2

1) Se una persona è in possesso del cibo considerato "shemittà", quando questo non è più disponibile nel campo, che cosa ci deve fare?

2) Da che cosa deriva il nome "yovèl"?

3) Qual è la punizione per chi trasgredisce la "shemittà"?

4) Se viene venduta una casa in una città cinta di mura, quando può essere riscattata?

5) Che cosa significa la parola "giorni" nella nostra parashà?

6) Qual è l’esatta definizione del "gher toshàv"?

7) A che cosa viene paragonato chi lascia Èretz Israèl?

8) Elenca tre divieti che dimostrano la dignità con la quale bisogna trattare uno schiavo ebreo vincolato.

9) Se un ebreo viene venduto in schiavitù a un non ebreo, può uscire libero dopo sei anni?

10) Dove ci suò prostrare su un pavimento di pietra?

1) 25, 7. Rimuoverlo dalla sua proprietà e dichiararlo "senza proprietario".

2) 25, 10. Dal suono dello shofàr. Il corno del montone è chiamato "yovèl".

3) 25, 18. Esilio.

4) 25, 29. Solo entro il primo anno dopo la vendita. Dopo, anche se c’è il "yovèl", non la si può riprendere.

5) 25, 29. I giorni di un intero anno.

6) 25, 35. Un non-ebreo che abita in Israele ma che accetta di non adorare gli idoli.

7) 25, 38. A chi adora gli idoli.

8) 25, 39-43. a) Non affidargli compiti umilianti. b) Non venderlo in pubblico. c) Non fargli compiere delle azioni inutili.

9) 25, 54. No. Se non è riscattato con un pagamento in denaro, deve aspettare fino al "yovèl" per essere liberato.

10) 26, 1. Solo nel "Bet Hamikdàsh".