Lekh Lekhà

Efrat, Israele – Molte persone sostengono che se assistessero ad un miracolo, crederebbero certamente in D-o. Ma, malinconicamente, concludono, come spiegazione al proprio agnosticismo, che hanno aspettato con ansia quel mistico, magico momento di miracolo e che non è ancora avvenuto. Tuttavia, la quotidiana preghiera della Amidah, che è stata redatta dagli Uomini della Grande Assemblea più di 2000 anni fa, include la seguente dichiarazione di gratitudine: “Benedetto sii Tu, Signore nostro D-o e D-o dei nostri padri per sempre, per i Tuoi miracoli che sono con noi ogni giorno e i Tuoi magnifici atti e per la Tua bontà che manifesti costantemente, alla sera, al mattino e al pomeriggio”. I miracoli sono fenomeni rari o ci accompagnano costantemente? E se i miracoli sono davvero così comuni allora perché ci sono così tante persone agnostiche?

Io credo che la risposta a questo paradosso apparente è elusivamente semplice: un individuo deve essere credente per riconoscere un miracolo. In fin dei conti, un miracolo, così come la bellezza, è negli occhi di chi lo vede. Dunque, proprio come potrebbe essere detto che per il credente non ci sono domande e per l’eretico non ci sono risposte, potrebbe essere detto che per lo scettico non ci sono miracoli e per l’osservante qualsiasi fenomeno naturale è un miracolo. Infatti una delle benedizioni più ricche di significato che recita l’Ebreo è quella che invoca diverse volte al giorno dopo aver lavato le mani una volta soddisfatti i propri bisogni corporali: “La Fonte della benedizione sei Tu o D-o, Sovrano dell’Universo, che hai formato l’essere umano con saggezza, che lo hai creato con aperture e sbocchi tali che, se uno di essi che debba essere aperto fosse chiuso o se uno che debba essere chiuso fosse aperto, sarebbe impossibile esistere e stare davanti a Te. L’origine di tutte le benedizioni sei Tu, il guaritore di tutta la carne, che esegui atti magnifici”. Tale è la risposta religiosa all’atto dell’espulsione dell’urina, che, per gli Ebrei osservanti, è un vero miracolo!

La fondamentale verità che il miracolo sia negli occhi di chi lo vede può essere tratta da quella che superficialmente appare come un’irregolarità del testo nel brano di Torah di questa settimana. La Torah ci ha informato che c’erano quattro monarchi tiranni che hanno esercitato un regime di terrore sulle altre cinque nazioni abitanti la mezzaluna fertile. I dispotici sovrani hanno commesso il tragico errore di rinchiudere in cattività gli innocenti abitanti di Sodoma, incluso Lot, l’orfano nipote e figlio adottivo di Abramo. Il patriarca si avventa in un’azione militare e ottiene una vittoria decisiva contro le nazioni tiranne. “E il Re di Sodoma uscì per incontrare (Abramo), dopo che era ritornato dal giro a Kedarleomer, e il Re che era con lui. E il re di Sodoma disse ad Abramo: Dammi i tuoi progionieri (che hai liberato), e puoi prendere per te la ricca ricompensa.” (Genesi 14:17, 21). E Abramo si astiene dal prendere qualsiasi cosa, perfino un laccio da scarpe, per evitare che si dica di lui che l’essere umano ha fatto Abramo ricco!

Ora, nonostante i due versi che ho citato per descrivere l’incontro tra Abramo e il Re di Sodoma sembrino seguire una logica sequenza, chiunque torni a guardare il testo Biblico trova che ci sono tre versi che interrompono il naturale corso dell’incontro del Re di Sodoma con Abramo e la sua offerta di dividere il bottino; questi versi che entrano in scena in media res senza nessun collegamento. Il diciassettesimo verso ci dice “E il Re di Sodoma uscì fuori per incontrare Abramo”

Poi, il diciottesimo verso, anziché continuare a descrivere l’incontro tra questi due leader, ci introduce una personalità totalmente nuova che non avevamo mai incontrato prima e che non incontreremo in seguito. “E Malki Zedek, il Re di Salem tirò fuori pane e vino, e lui è un Sacerdote del Signore del Cielo. E benedisse (Abramo), e disse, Benedetto sia il Signore del Cielo, padrone del cielo e della terra. E benedetto sia il Signore del Cielo che ti ha dato in mano i tuoi nemici; e (Abramo) diede (a Malki Zedek) un po’ di tutto” (Genesi 14:18-20). E poi il testo conclude: “E il Re di Sodoma disse ad Abramo”.

Cosa ci sta a fare Malki Zedek nel mezzo di un incontro tra Abramo e il Re di Sodoma? E chi è Malki Zedek? Salem è Gerusalemme, (letteralmente Città della Pace), il nome di Malki Zedek letteralmente significa il Re della Virtù; Gerusalemme è conosciuta dai profeti come la Città della Virtù (Isaia 1:26), e Malki Zedek è identificato dai Saggi del Midrash come Shem, il figlio di Noè. Il Ramban suggerisce che Gerusalemme, capitale di Israele da tempo immemorabile, fosse l’unico posto al mondo dove non si dimenticava mai il messaggio di etica monoteista, la lezione di un’inviolata umanità creata a immagine Divina che D-o insegnò ad Adamo e Eva, Caino e Seth.

Uno dei miei venerati maestri, Rav Moshe Besdin, suggerisce che in questo punto la Bibbia sta dimostrando come due individui differenti possano vivere lo stesso fenomeno storico e attribuirgli due interpretazioni completamente differenti. Abramo ha salvato oppressi innocenti, così come l’intera mezzaluna fertile, da quattro tiranne, dispotiche nazioni. Per il Re di Sodoma, si tratta dell’assenza di strategia militare, ma i suoi affari vanno avanti come al solito: “tu prendi il bottino, io prendo gli oppressi liberati”. Per Malki Zedek di Salem si tratta di un atto miracoloso di D-o, che va lodato per aver realizzato questa straordinaria vittoria. Certamente, il miracolo è negli occhi di chi lo vede.

Shabbat Shalom.

Un Post Scriptum Hassidico.

Un po’ più avanti nel testo, dopo che l’Onnipotente promette ad Abramo la discendenza, lo porta fuori, dicendogli “guarda il cielo e conta le stelle, se ci riesci; così sarà la tua discendenza”. (Genesi 15:5). Molti commentari sostengono che questa profezia sancisca che i discendenti di Abramo sarebbero stati infiniti come le stelle. Ma noi tutti sappiamo che, almeno fino a questo momento, noi possiamo sicuramente essere contati; siamo tutt’altro che numerosi rispetto ad altre religioni maggiori. Il Sefat Emet ha un’altra interpretazione. Proprio come la conta delle stelle è una missione impossibile, così anche la futura storia di Israele sarà una missione impossibile. Da ogni prospetto storico, sociologico e antropologico, noi avremmo dovuto cessare di esistere come nazione poco dopo la distruzione del Tempio. Ogni momento in più della nostra reale esistenza come popolo, può essere interpretato come miracolo proprio di questi giorni!

Traduzione a cura di DGB.

 
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© Ohr Torah Stone - © Morashà per la traduzione italiana