Beshallàch

Efrat, Israele - La parashà di questa settimana include un passo molto difficile - quasi surreale. Se lo interpretiamo simbolicamente, in termini allegorici - come in effetti fa il midrash - otteniamo non solo un significato più profondo del testo, ma capiamo anche il significato nascosto delle letture della Torà di lunedì, giovedì e sabato pomeriggio,   importante e necessario aspetto del nostro servizio istituzionale di preghiera in pubblico.

Subito dopo la miracolosa apertura del mar Rosso e la gioia, manifestata dalla canzone di Mosè e dei figli di Israele,   di Miriam e delle figlie di Israele, la Bibbia afferma che il popolo ebraico "andò per tre giorni nel deserto e non trovò acqua. E arrivarono a Marah (il nome di un accampamento in un'oasi), ma non furono in grado di bere le acque di Marah perché erano amare. E si lamentarono con Mosè. E (Mosè) invocò D-o, e D-o lo diresse (yorah) verso un albero (eitz, una corteccia di un albero). Lanciò (la corteccia dell'albero) sulle acque e le acque diventarono dolci; là (D-o) dispose (per Mosè) le istituzioni e le leggi e là Egli lo innalzò (o lo mise alla prova - nisahu)"(Esodo 15:22-24).

I saggi rabbinici del Midrash stabiliscono innanzitutto che Marah precede di sei settimane il monte Sinai e che rappresenta una rivelazione Divina che anticipa - e forse fornisce - l'essenza della rivelazione più completa che sarebbe arrivata poco dopo. Effettivamente, anche se marah significa letteralmente amaro, la parola contiene sicuramente un'eco di Moriah, la montagna sulla quale, secondo l'insegnamento della Torà, si insedierà per l'Israele ed il mondo, il Beit Hamikdash.

Questo collegamento inoltre è ulteriormente enfatizzato dalle parole del testo insolite e complesse:

Il nostro Saggi   vanno oltre in modo molto significativo. Il Midrash insegna che i lamenti degli Ebrei per la sete e le richieste d'acqua erano in realtà comprensibili, dato che gli Ebrei avevano viaggiato per tre giorni dopo l'attravesamento del mar Rosso - ed è molto difficile se non impossibile vivere per tre giorni senza acqua. E come   un individuo non può vivere per tre giorni senza acqua, cosi la Comunità ebraica non può vivere per tre giorni senza Torà. (Hekhilta, Beshalach 2, B.T. Baba Kamma 82a).   Mosè ha pertanto legiferato che almeno una parte di Torà venisse letta pubblicamente durante il minian di preghiera in pubblico ogni lunedì, giovedì e Sabbath - in modo da eliminare la possibilità di tre giorni consecutivi senza una lettura pubblica di Torà. Ezra lo Scriba (approssimativamente un migliaio di anni più tardi) ha aumentato le parti di Torà portandole a tre ed infine gli uomini della Grande Assemblea hanno reso le parti di Torà tre, il lunedì e il giovedì, e sette la mattina di Sabbath (con sei parti di Torah che vengono lette pubblicamente a Yom Kippur, cinque parti di Torà nelle feste normali, quattro a Rosh Hodesh e nei giorni di Hol Hamoed e tre nei pomeriggi di Sabbath e il lunedì e giovedì feriali).

È affascinante - ed unico dell'Ebraismo rispetto a   tutte le altre religioni - il fatto che una lettura testuale biblica venga incorporata nel minian di preghiera in pubblico. Credo che il messaggio di ciò sia profondo: sia la Preghiera che la Torà sono forme di comunicazione tra D-o e Israele, virtualmente due facce della stessa moneta, anche se con una differenza sostanziale: nella preghiera noi invochiamo in alto verso D-o mentre nella Torà, è Dio che chiama in basso verso di noi (Kriyah è letteralmente chiamata (Divina)).

Il contesto di questa interpretazione della nostra parashà di Beshalach aggiunge una dimensione perfino più profonda. L'acqua è simbolo sia di vita - "e lo spirito del Signore si è librato sopra la superficie delle acque" proprio all'alba della creazione (Genesi 1:2) - sia della distruzione della vita, come vediamo nella storia biblica del diluvio   ai tempi di Noè. Ricordiamo inoltre che Jonà viene quasi distrutto dalle acque furiose del mare - ed è salvato dalla balena, pesce che è l'abitante del mare. Le acque eccitanti e potenti della vita, le onde di emozione e di forza che palpitano all'interno ed all'esterno delle attività umane, possono spesso essere amaramente distruttive se nelle mani del male; sono soltanto lo zucchero e le goccioline di rugiada rassicuranti di Torà a poter trattenere la distruzione e a poterci innalzare di nuovo all'Eden eterno.

Il Midrash inoltre ci precisa quali delle nostre molteplici leggi possano servire a raddolcire le acque amare: lo Shabbat, (le sette) leggi universali della morale (dinim) e il rispetto dei propri genitori. Lo Shabbat colloca D-o come creatore e gli esseri umani come creature - e la paternità di D-o assicura la fratellanza dell'umanità. Chiunque interiorizzi il messaggio dello Sabbath ha rispetto per ogni forma di vita e non potrebbe mai giustificare nessuna forma di schiavismo o di degrado umano. ("Osserva il giorno dello Shabbat per santificarlo, affinché il tuo servo si riposi come te" (Deuteronomio 5:14). Rispettare i propri genitori assicura la continuità fra le generazioni ed un tipo di vita familiare estesa - con i relativi vantaggi così come con i relativi obblighi - che fornisce una rete di supporto determinante quando ci si confronta con le tumultuose onde di avversità. E le sette leggi della morale di Noè sono essenziali per l'istituzione di una società giusta e vivibile. Questa è l'essenza della Torà che un tempio - la voce pubblica di Yisrael Sabba in ogni Comunità ed in ogni periodo - deve comunicare quando le acque furiose distruttrici devono essere raddolcite nell'acqua dell'eternità generatrice di vita.

E così il nostro passo più caratteristico e più complesso conclude: "ed ha detto, se voi interiorizzerete veramente la voce del Signore vostro D-o, se farete ciò che è   giusto ai suoi occhi, se ascolterete i suoi ordini ed osserverete tutti i suoi statuti, tutte le piaghe (l'alienazione, la schiavitu e l'afflizione che la società egiziana impose ai suoi 'stranieri' e le concomitanti punizioni di cui l'Egitto di conseguenza ha sofferto) che ho disposto sull'Egitto non disporrò su voi, dato che sono il Signore, il vostro redentore. Ed essi arrivarono a Elim; c'erano lì dodici pozzi di acqua e settanta alberi da dattero e si accamparono lì presso l'acqua" (Esodo 15:26, 27).

Elim significa forza; coloro che vivono nelle leggi dello Sabbath, nelle sette leggi della morale di Noè e nel principio di rispetto dei genitori non potranno mai essere sopraffatti dalle onde amare dell'oblio. Queste leggi sono una premessa necessaria per le dodici tribù dell'Israele, paragonabili ai dodici pozzi fornitori di acqua, fonte di vita e sono anche una condizione necessaria per le settanta nazioni del mondo - simbolizzate dai 70 alberi di dattero - per procedere nel loro cammino verso la redenzione. Finché tutte le nazioni del mondo - compresi i nostri vicini nel Medio Oriente, nella Corea del Nord ed Al Qida - non capiranno l'indicazione di D-o di raddolcire le acque, non esisterà a mai un'umanità libera.

Shabbat Shalom

Traduzione a cura di DGB.

 
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© Ohr Torah Stone - © Morashà per la traduzione italiana