Yitrò

Efrat, Israele - Indubbiamente, l'evento più emozionante, più sovrannaturale e significativo nell'intera Bibbia è la rivelazione Divina presso il Sinai, i "dieci comandamenti" che hanno fornito a Israele ed al mondo intero un messaggio sulla quintessenza e sulla moralità necessarie per l'evoluzione - e per la salvezza - dell'umanità. Quando tentiamo di analizzare il contenuto di questi "dieci comandamenti", notiamo che i primi tre parlano di D-o (il Signore che ha salvato gli ebrei dalla schiavitù egiziana, Colui che non dovrà avere altri dei davanti a Lui e il cui nome non sarà nominato invano), il quarto ci comanda di ricordare lo Shabbat per santificarlo, il quinto invita a onorare i nostri genitori mentre i cinque successivi si articolano nei principi etici universalmente riconosciuti: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non fare testimonianza falsa, non bramare (Esodo 20:1-4). Non ci si potrebbe immaginare un codice morale più finemente preciso e pertinente per la nostra era nucleare, post moderna e eticamente perplessa - era in cui possiamo solo fermarci a meditare stupefatti sul fatto che queste parole sono state proferite circa 4000 anni fa!

Se capiamo che il D-o al quale siamo spinti a credere - fino   all'esclusione di falsi idoli idealizzanti obiettivi finali materialistici e perfino animaleschi - è un D-o d'amore, di pietà, gratitudine, paziente tolleranza, amante della bontà e della verità, capiamo automaticamente che nove di questi comandamenti si occupano dell'etica e della moralità. Dopo tutto, la nostra religione è non solo monoteismo; è monoteismo etico, è credere in un D-o che esige giustizia, misericordia e pace! Ma allora il comandamento che sembra essere differente dagli altri dieci è il quarto, 'Ricorda il giorno di Sabbath per santificarlo'; Shabbat è un giorno dedicato al rituale, alla preghiera ed allo studio della Torà. Esso sembra essere una forma di espressione religiosa esclusivamente ebraica, privo di messaggi universali o persino morali. Come si inserisce lo Shabbat nel disegno universale del Decalogo?

Vorrei rendere la domanda persino più complessa. Il Decalogo è stato dato appena sei settimane dopo l'apertura del mar Rosso che segue l'uscita dall'Egitto; e quando la Torà ci dice che   D-o ha dato agli ebrei a Marah un assaggio dei comandamenti Divini, i nostri saggi insegnano che questa "introduzione Biblica" è composta dalle leggi dello Sabbath, del rispetto dei genitori e delle leggi civili del commercio e del quieto vivere (Esodo 15:25, Talmud Bavlì Sanhedrin 56b e Rashì alla Torà, ad loc). Inoltre, più avanti, la Bibbia annota come gli ebrei si lamentano per la mancanza di cibo nel deserto e ricevono dal cielo la speciale fornitura di manna: una porzione sufficiente ogni giorno per ogni membro di una famiglia, con una doppia porzione per ciascuno al venerdì affinché nessuno debba raccogliere la manna di Shabbat. Usando le parole della Bibbia:   'Vedete che il Signore vi ha dato lo Shabbat; pertanto al venerdì vi dà una porzione sufficiente per due giorni. Che ogni persona dimori sotto lui ("sotto sé", all'interno delle proprie quattro mura, - Rashì - o all'interno della sua propria tenda - Ibn Ezra). Nessuno esca (o porti fuori) dal suo posto il settimo giorno' (Esodo 16:29). Perché tutta questa enfasi solo sullo Shabbat settimane prima che venga dato agli ebrei il vero ordine presso il Sinai come quarto comandamento? E qual è il vero significato del verso piuttosto difficile appena citato?

Arriverei a sostenere che il solo concetto davvero rivoluzionario nell'intera Torà è il concetto dello Shabbat. Dopo tutto, ogni sovrano totalitario, ogni schiavista, insiste sul fatto che controlla - nay, possiede - i suoi cittadini o i suoi schiavi. Di conseguenza, è il proprietario dello schiavo, o il sovrano, che determina le ore di lavoro e la libera uscita dei suoi servi. Di conseguenza, gli ebrei hanno lavorato come schiavi per il palazzo dei faraoni Pitom e Raamses per 210 anni - e non hanno potuto neppure ottenere tre giorni liberi per una celebrazione religiosa nel deserto. Arriva l'Onnipotente e richiede che ogni ebreo si astenga da qualsiasi genere di lavoro servile durante Shabbat. In effetti, D-o sta insistendo sul fatto che è Lui, e non il faraone, il vero capo! Infatti, D-o sta insegnando che Egli è il capo Supremo perché Egli - e non il faraone - possiede gli ebrei. Li possiede perché li ha creati, come il quarto comandamento del Decalogo insegna (Esodo 70:10,11 "Il settimo giorno è il giorno del riposo davanti al Signore tuo D-o... Per sei giorni D-o ha creato il cielo e la terra... E Si riposò al settimo giorno"). E poiché D-o ha creato tutta l'umanità, Lui possiede tutti quanti. Quindi, che nessun essere umano lo sfidi schiavizzando altri esseri umani; noi, tutti, siamo posseduti soltanto da D-o e quindi soltanto Lui può determinare quando e come, dobbiamo lavorare! Il D-o dello Shabbat è il D-o della libertà umana.

Per questo, subito dopo l'uscita dall'Egitto, siamo già sottoposti a Marah alle leggi dello Sabbat, l'espressione consumata della lezione di libertà umana dalla schiavitù che l'Onnipotente ha insegnato in Egitto. Anche il faraone stesso ha imparato questa costosa lezione alla fine. Quando raduna i guidatori dei carri per riprendere gli ebrei in fuga, il testo racconta: 'ed egli (il faraone) ha caricato il suo carro ed ha preso la sua nazione con lui' (Esodo 14:6). Rashì spiega il 'cambiamento presso il mare' nella mentalità del faraone: egli prepara il suo carro di persona, è perfino disposto a condurre egli stesso i soldati alla carica, mettendo a repentaglio la sua vita e acconsente addirittura a spartire il bottino della vittoria in parti uguali con loro - Rashì ad loc.

E la manna continua a dare risalto a questa lezione importante. In ultima istanza, il nutrimento arriva da D-o; nessun capo auto-imposto ha il diritto esigere schiavitù in cambio della fornitura di cibo. Essendo D-o il capo supremo (così come il benefattore), nessun essere umano - anche se sotto gli ordini di un altro essere umano, - può lasciare le sue quattro mura per procurare cibo nel giorno di Shabbat. Il sacro Zohar interpreta la frase 'che ogni persona dimori sotto di lui', persino come "Che ogni persona dimori sotto di Lui," cioè soltanto nella percezione della presenza Divina. Allora non uscirà per lavorare nel giorno di Shabbat. Allora non trasporterà neppure un oggetto da un posto ad un altro nel giorno di Sabbat. Dopo tutto, tale trasporto degli oggetti denota il passaggio di proprietà secondo la legge Talmudica - e lo Shabbat insegna che l'unico vero proprietario dell'intero universo è il D-o Onnipotente.

Il Decalogo inizia con 'Io sono il Signore tuo D-o che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, la casa della schiavitù'. Nessuna legge in alcun libro di istituzioni esprime questa rivoluzionaria ed universale verità con più forte chiarezza di quanto faccia lo Sabbat, il quarto comandamento del Decalogo.

Shabbat Shalom

Traduzione a cura di DGB.

 
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