Terumà

Efrat, Israele - Uno dei più famosi e affascinanti accessori del Santuario del deserto era la coppia di cherubini, realizzati in oro massiccio e situati alle due estremità della calotta di protezione dell'Arca della Testimonianza. "E questi cherubini avevano le loro ali dispiegate verso l'alto, con le loro ali che si libravano sopra la kaporet - la coltre, con ogni cherubino, con il viso da bambino, di fronte a suo fratello..." (Esodo 25:20). Gli oggetti più sacri nel Santuario erano le Tavole dei Dieci Comandamenti, che erano deposti nell'Arca protette dai cherubini. Cosa si cela dietro il simbolo dei cherubini? Perché l'Onnipotente ha ordinato che dei bambini alati servissero come protezione alla nostra Torà Eterna?

Negli anni passati ho citato il Midrash che narra come l'Onnipotente fosse riluttante a dare la Torà agli Ebrei. "Come posso sapere che voi osserverete la mia Torà? Chi saranno i miei garanti?" Inizialmente gli Ebrei propongono (come garanti) i Patriarchi e le Matriarche, ma questi vengono respinti dall'Onnipotente perché essi avevano già vissuto le loro vite e dato il loro imperituro contributo nel passato di Israele. Quando gli Ebrei propongono allora i profeti, i saggi e i capi spirituali di ogni generazione, il Signore non è ancora soddisfatto. Dal punto di vista Divino essi era numericamente troppo pochi; dopo tutto, D-o ha stipulato un patto con l'intera nazione di Israele. "Allora saranno i nostri bambini i garanti!" Invocarono gli Ebrei disposti intorno al Sinai. "Noi garantiamo che insegneremo ai nostri figli in ogni generazione la Torà e ciò garantirà la sua e la nostra continuità". Poiché D-o accetta come garanti adeguati i bambini di tutte le future generazioni, si può certamente affermare che i bambini sono i principali protettori della nostra Eterna Torà. Questo può spiegare bene il significato del simbolismo dei cherubini, ma non spiega le ali.

L'anno scorso nello Shabbat della parashà di Terumah mi sono trovato a vivere un'esperienza che mi ha dato un nuovo spunto di comprensione del simbolismo dei cherubini alati. Ho passato quello Shabbat, così come la settimana precedente ad esso, nel distretto di Manipur nell'India sudorientale non lontano da Bangladesh. Mi trovavo in una missione, insieme al mio illustre collega Rabbi Eliyahu Bierenboim, ad un onorato rabbino d'Israele, Rav Eliyahu Avichail e al mio buon amico e stimato giornalista Michael Freund, con lo scopo di metterci in contatto con circa cinque o sei mila Ebrei che si proclamavano discendenti della tribù di Menashe e che vivevano nelle province indiane di Manipur e Mizoram. Sarebbe un'impresa virtualmente impossibile descrivere adeguatamente il verde magnifico ed i maestosi fianchi di montagna in cui, nelle più primitive dimore di bamboo, alloggiavano molte Comunità di individui che apparivano in parte indiani e in parte cinesi, ma che vivevano in modo profondamente religioso e conducevano stili di vita ebraici. Quando ho partecipato alle loro numerose celebrazioni in nostro onore, colme di speciali danze e ritmi etnici mescolati a salmi e moderni canti ebraici, quando ho pregato con loro e ho guardato con soggezione il modo in cui insegnavano ai loro figli la lingua ebraica e la Sacra Torà non riuscivo a credere che stavo camminando lungo i sentieri dell'India sudorientale. In ogni comunità c'erano anziani che ci onoravano con canti antichi nel dialetto Miso che cominciavano con le storie del Giardino dell'Eden e dei nostri Patriarchi e che concludevano con quelle dei re d'Israele e del Beit Hamikdash a Gerusalemme. Dopo ogni strofa del loro canto arrivava il ritornello 'tena tena tziona' andate andate a Zion. La loro sincerità ispirava soggezione e il loro amore per Zion era una cosa splendida e indimenticabile. Inizialmente avevo condotto il soggiorno in India come uno scettico, ma al terzo giorno mi sono convinto che queste persone veramente sincere erano effettivamente portatrici della tradizione dei figli di Menashe, che erano stati espulsi da Israele dagli Assiri e che si erano fatti in qualche modo strada fino in India attraverso la Cina.

Durante lo Shabbat della parashà di Terumà ci fu detto con eccitazione che ci sarebbe stata una cerimonia di circoncisione nella sinagoga dal tetto di bamboo. Il Mohel mi ha raccontato della loro antica cerimonia di circoncidere bambini di 8 giorni di vita con una pietra, proprio come Zipporà aveva fatto quando aveva circonciso il figlio suo e di Mosè - ed il mio cuore si è arrestato (perfino a Efrat nelle migliori condizioni la circoncisione non è uno dei miei riti preferiti). Le mie paure si dissolsero quando egli mi spiegò che invece nelle ultime decadi essi usavano una regolare lama per la circoncisione. La sinagoga era piena all'inverosimile; la circoncisione durò esattamente 22 minuti. Avevo dato un'occhiata al tipo di impegno che questi Ebrei avevano portato avanti per migliaia di anni, isolati da tutti gli altri Ebrei ma persistenti nei riti che conoscevano e amavano e per i quali erano disposti a morire.

Allora mi ricordai un passo del Talmud "Rabbi Shimon ben Elazar dice, ogni comandamento per il quale gli Ebrei furono disposti a sacrificare le loro vite come il comandamento della circoncisione (e quello dei Tefillin) è ancora osservato con forza e impegno... Una volta il malvagio re (di Roma) decretò che chiunque avesse collocato i Tefillin sulla sua testa avrebbe avuto il cervello trafitto. Elisha mise i Tefillin e andò alla piazza del mercato; un capitano romano lo vide e corse verso di lui. Elisha prese i suoi Tefillin dalla testa e li collocò nel pugno chiuso della sua mano. "Cosa hai in mano?" chiese il capitano romano, 'le ali di una colomba' replicò Elisha che aprì il pugno e mostrò le ali di una colomba. Perché sono chiamati ali di colomba? Perché proprio come le ali proteggono le colombe, così i comandamenti proteggono gli Ebrei. E da allora in poi Elisha fu chiamato, Elisha l'uomo delle ali" (B.T. 130°).

I figli di Menashe avevano eseguito l'atto della circoncisione - un atto di impegno difficile e che mette a rischio la vita - per migliaia di anni. In effetti ogni padre ebreo che circoncide un figlio, sperimenta, anche se ad un livello inferiore, il sacrificio di Abramo e Isacco. Tale impegno fondamentale fornisce le ali che hanno permesso agli ebrei di innalzarsi al cielo malgrado la persecuzione e l'isolamento. Questi sono i cherubini dalla faccia da bambino che sono stati   impegnati dai loro genitori alla Torà e che sono stati benedetti con le ali che hanno protetto e che continueranno a proteggere Israele per tutta l'Eternità.

Shabbat Shalom

Traduzione a cura di DGB.

 
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© Ohr Torah Stone - © Morashà per la traduzione italiana