Vayakkel - Pekudè

Efrat, Israele - Abbiamo già visto che le cinque parashot di Terumah, Tezaveh, Ki Tisà, Vayakhel e Pekudei trattano principalmente della costruzione del Santuario - 'Ed essi Mi costruiranno un Santuario in modo che Io possa risiedere in mezzo a loro' (Esodo 25:8) - ma lo fanno esponendo l’argomento con un ordine veramente strano. Le prime due parashot descrivono il Santuario ed i relativi decori in dettaglio, la terza parashà (Ki Tisà) ci ricorda di rispettare lo Shabbat e racconta del tragico peccato del vitello d’oro, la quarta parashà (Vayakhel) ritorna  ancora allo Shabbat e conclude infine, insieme alla quinta parashà (Pekudei), con una descrizione ripetitiva dei dettagli del Santuario. Perché discutere due volte dello Shabbat all’interno della  descrizione del Santuario e perché inserire il vitello d’oro in mezzo alla duplice ripetizione dei precetti dello Shabbat?

Credo che un’ adeguata lettura di due versi della parashà di Pekudei di questa settimana, possa fornire una spiegazione sorprendente di quale sia la corretta interpretazione dell’interruzione del racconto del Santuario per i due promemoria sullo Shabbat ed il vitello d’oro, ma anche di quale sia il nostro reale scopo qui sulla terra.Quando la Bibbia riporta la conclusione della costruzione del Santuario, il testo sacro usa la stessa (e unica) terminologia che è apparsa  precedentemente riguardo alla creazione del mondo. Al completamento del Santuario la  Bibbia dichiara: 'e Mosè vide tutta l'attività creativa (melakhah) (Esodo 39:53) e tutto il lavoro del Santuario interamente completato (VaTeikhal dal verbo Kallah) (Esodo 39:32) e Mosè li benedisse (Ibid 43) '.Analogamente, alla conclusione della creazione del mondo, la Bibbia dichiara: 'e D-o vide tutto quello che aveva fatto (Genesi 1:31) e il settimo giorno D-o completò interamente (Vayekhal) l’attività di creazione (melakhtò) che aveva fatto e benedisse D-o il settimo giorno.' (Genesi 2:2,3).

La Bibbia sta chiaramente mettendo in parallelo la creazione divina del mondo con la creazione umana del Santuario. Al livello di interpretazione più semplice, si potrebbe dire che D-o ha creato un mondo in cui noi possiamo vivere e che Mosè e Israele hanno ricambiato il favore creando un Santuario in cui D-o (per quanto possibile) potesse vivere.Ma questo non è ciò che la Bibbia dichiara: 'Ed essi faranno per me un Santuario in modo che io possa dimorare in mezzo a loro’, non in esso (il Santuario)! Dobbiamo inoltre ricordarci che dopo il peccato del vitello d’oro, in Ki Tisà, D-o dichiara  specificamente che, come conseguenza della trasgressione di Israele, Egli non risiederà più in mezzo a loro (Esodo 33:3). Egli sarà più trascendente che immanente e la sua gloria e la sua misericordia non saranno manifeste in modo evidente in questo mondo.

Ciò significa che, nel creare un mondo che permette il libero arbitrio, D-o ha generato un mondo che contiene ‘ l’oscurità così come la luce, il caos così come l’ordine, il male così come il bene ’. (Isaia 45:7). L’ Onnipotente ha creato gli uomini ad immagine divina, aspettandosi che essi siano suoi soci nel perfezionamento di un mondo imperfetto. Egli si aspetta che noi sfruttiamo il potere dell'atomo non per distruggere l'umanità ma piuttosto per curare il cancro, che utilizziamo il nostro intelletto e la nostra energia per correggere gli errori della natura e per perfezionare la società umana. In breve, Egli si aspetta che noi conquistiamo il mondo: 'E sottometterai la terra.' (Genesi 1:26,28).

Gli Ebrei pertanto, avendo ricevuto la Torà e avendo preso l’onere della missione di essere un regno di sacerdoti, insegnanti e una nazione santa, devono indicare la via proiettando nel mondo la visione del monoteismo etico e della pace universale. Questo è il vero significato del precetto, all'inizio della nostra serie di cinque parashot, 'e costruirete per me un Santuario in modo che Io possa dimorare in mezzo a voi.' Noi, gli Ebrei insieme a tutta l’umanità , dobbiamo rendere il mondo un Santuario in cui l’ Onnipotente si senta a suo agio a vivere, per quanto possibile. E quando tutti i popoli del mondo vivranno in pace e armonia, D-o si renderà manifesto e immanente in mezzo a noi nel pieno della Sua giustizia e misericordia!

Rimane tuttavia un ultimo pezzo per completare il puzzle. C’è un magnifico midrash relativo ad Adamo ed Eva. Quando furono cacciati dal giardino dell’ Eden, cioè quando inizia la storia umana ‘ così come la conosciamo con tutte le sue imperfezioni ’, i primi esseri umani si sono lamentati con l’ Onnipotente dicendo che la vita in un mondo imperfetto era più di quanto essi potessero sopportare. L’ Onnipotente allora ha dato loro due regali per sostenerli nel loro travaglio e nella loro sfida: le lacrime ed il giorno dello Shabbat. Quando la tragedia, 'come inevitabile ', colpirà, le lacrime porteranno una certa dose di sollievo e di conforto. E lo Shabbat fornirà loro un’ anticipazione del mondo a venire, completo e perfetto, un’anteprima di vita in cui l'umanità non sia in guerra con la natura e vi sia una società di pace e di armonia.

Così dopo il compito di 'fare '(il verbo ebraico asoh) un Santuario, arriva l’ordine di 'fare 'il giorno dello Shabbat, una visione settimanale di che cosa sia umanamente possibile realizzare e di che cosa l’Onnipotente garantisce che alla fine sarà realizzato: 'Ed i bambini di Israele osserveranno lo Shabbat per rendere lo Shabbat un patto eterno per le loro generazioni '. Sicuramente, 'il regalo ' del libero arbitrio può causare degenerazioni quali quella del vitello d’oro o simili - l’idolatria, l’adulterio e l’omicidio, la jihad e gli attentati kamikaze - ma  alla fine prevarranno lo Shabbat ed il Santuario. D-o ci aiuterà a realizzare il nostro obiettivo di trasformare il mondo in un Santuario in modo che D-o possa discendere e dimorare ancora, come fece nell’Eden, in mezzo a noi.

Shabbat Shalom

Traduzione a cura di DGB.

 
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