Tazrìa - Metzorà

Levitico 12:1-13:59

Efrat, Israele

“Se un uomo avrà nella pelle del suo corpo una macchia…la piaga di Tzaraat (usualmente tradotta lebbra)..Il Kohen/Sacerdote dovrà guardare la piaga nella pelle del suo corpo…” (Levitico 13:2,3).

“Quando sarete entrati nella terra di Canaan che Io vi ho dato in possesso, vi manderò la piaga  di Tzaraat (lebbra) nella casa della terra di vostro possesso.” (Levitico 14:34).

Abbiamo inizialmente osservato che, ai tempi della Bibbia, un’insolita lesione della pelle –identificata usualmente con la malattia della lebbra – era considerata come una manifestazione di anomalia spirituale, considerata generalmente come risultato dei peccati di maldicenza e diffamazione. Ciò che è strano è che nel secondo brano di Torà riportato, il testo biblico ci informa che nella Terra di Israele questa decolorazione fisica colpisce anche i muri delle case abitate. Ciò che è ancora più strano è il modo in cui la Bibbia presenta questa “malattia dei muri”: ” Vi manderò la piaga  di Tzaraat (lebbra) nella casa della terra di vostro possesso.” (Levitico 14:34). Che razza di dono è, questa decolorazione dei muri di case abitate?

Ramban spiega questa strana espressione di dono attribuendo il fenomeno alla peculiare sensibilità della Terra di Israele. Da questo punto di vista, il fatto che un così strano evento avvenga solo in Israele è testimonianza della particolare sensibilità della Terra di Israele, terra con un livello di santità tale da non permettere ai muri di una casa di soffrire per delle parole di maldicenza senza che venga prodotta una reazione fisica.

Il Rambam (Maimonide) vede la decolorazione dei muri come un dono di avvertimento preventivo agli inquilini della casa; prima che la gente venisse punita, i muri emettevano una forma esclusiva di allarme (Maimonide, Mishnè Torà, Leggi dell’Impurità di Tzaraat 16, 10).

Il commentatore classico Rashì (Rav Shlomo Iztzhak) dà, probabilmente, la spiegazione più pratica di ‘dono’: ”…(il Signore diede) loro un messaggio speciale attraverso l’apparizione della piaga deturpante, informandoli che gli Amorei nascondevano tesori d’oro nelle mura delle loro case” (Rashì ad loc.) Vorrei provare a fornire un’interpretazione simbolica delle parole di Rashì,  così come dello strano fenomeno descritto nella Bibbia. Credo che il nostro testo sacro ci stia insegnando che ci sono messaggi profondi - a volte tesori nascosti, a volte demoni devastanti – innestati nelle mura di una casa; le mura assorbono e le mura emettono i suoni delle persone che vivono nella casa. Ogni casa ha il suo odore e il suo profumo distintivo, il suo ambiente unico di caldo benvenuto e di tensioni formidabili che sono spesso evidenti appena si varca la soglia della porta. La signora Asenath Rosenberg, esperta nell’educazione della prima infanzia e direttrice del New York Board of Jewish Education, ha spinto affinché i programmi dell’asilo venissero tenuti in sinagoga; era, infatti, convinta che “le mura della sinagoga insegnano un messaggio essenziale”. Ho visto recentemente uno spettacolo a Broadway nel quale un ebreo assimilato prendeva in affitto a Lower East Side un appartamento che era stato in passato abitato da un famoso cantore – ed egli giurava di aver sentito le liturgie di Yom Kippur emanare dalle mura così spesso che alla fine esse erano entrate nella sua anima.

Purtroppo così come i muri possono esprimere messaggi positivi allo stesso modo possono esprimere messaggi negativi.” Il Kohen/ Sacerdote guarderà la macchia e vedrà se la macchia sui muri della casa consiste in alterazioni verdastre o rossastre (yerakrekot adamdamot)”. Dato che stiamo parlando di una malattia, evidenzierei che il rosso è il colore del sangue e della rabbia, mentre il verde è il colore dell’invidia e del materialismo (yerokim è in gergo ebraico il modo con cui si indicano le banconote americane che sono verdi). I muri di una casa in cui gli inquilini si occupano innanzitutto e soprattutto di  successi materiali e in cui parole di rabbia, premesse alla violenza, possono essere udite frequentemente, riflettono i colori negativi di queste emozioni negative. Il grande etico e fondatore del Movimento Mussar, Rav Israel Salanter, una volta spiegò l’alone allettante del pettegolezzo. Egli disse che la maggior parte delle persone sono invidiose di quelle che sono più alte di loro: perciò esse possono o arrampicarsi in alto  su una scala o spingere in basso le altre persone. Poiché le scale sono spesso difficili da trovare, la maggior parte delle persone sminuiscono quelle che percepiscono come rivali con parole di maldicenza  e diffamazione. Perciò, l’invidia, la rabbia e il materialismo – rosso e verde – caratterizzano correttamente una casa in cui la gran parte delle conversazioni riguardano i difetti degli altri.

E’ curioso pensare che la bandiera palestinese è rossa, verde e bianca. Il rosso può certamente esprimere rabbia e sangue omicida; d’altra parte può anche simboleggiare un impegno profondo, dedizione oltre la morte ad un ideale supremo. Una tale dedizione, quando una persona vive per i suoi ideali anziché morire per essi, può produrre patrioti veri e speciali. Il verde può spesso esprimere invidia e materialismo, ma può anche riflettere il verde dei vigneti e della foresta, il verde della produttività della terra e delle risorse naturali del Medio Oriente. C’è da augurarsi che il bianco della purezza e della pace trasformi la malattia nel miracolo e renda i figli di Isaac e i figli di Ishmael capaci di impegnarsi per sviluppare insieme la terra che entrambi amano e che hanno a cuore.

Shabbat Shalom

Traduzione a cura di DGB.

 
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