Acharè Mot

Levitico 16:1-18:30

Efrat, Israele – “Perché in quel giorno Egli espierà per voi per purificarvi di tutti i vostri peccati; davanti al Signore verrete purificati” (Levitico 16:30).

La fonte principale per lo straordinario digiuno conosciuto come Yom Kippur o Giorno dell’espiazione si trova proprio nella parashà di Acharei Mot di questa settimana.

E’ affascinante notare che sebbene Yom Kippur sia il giorno più austero del calendario ebraico, (un periodo di ventiquattr’ore dove è vietato mangiare, bere, lavarsi, avere relazioni sessuali, profumarsi il corpo e indossare scarpe di cuoio) pur tuttavia esso viene considerato come un giorno gioioso di festa, perfino più gioioso dello Shabbat, perché preclude il lutto. Il grande saggio hassidico Rav Levi Yitzchak di Berditchev diceva spesso: “Anche se la Torà non mi avesse comandato di digiunare, sarei stato comunque troppo luttuosamente avvilito per mangiare a Tishà Be Av e troppo eccitatamente gioioso per mangiare a Yom Kippur”.

Da dove arrivano l’eccitazione e la gioia? A me sembra che Yom Kippur sia la nostra occasione annuale di una seconda opportunità, la nostra possibilità di diventare puri e senza peccato davanti a D-o. Nella festa delle Matzot celebriamo la nostra nascita come nazione; sette mesi dopo nella festa di Yom Kippur celebriamo la nostra rinascita come individui. A Pesach rinnoviamo le nostre case e i nostri piatti, eliminando il lievito che simboleggia l’eccessivo materialismo e l’esteriorità fisica di cui generalmente ci circondiamo; nel giorno dell’Espiazione noi rinnoviamo i nostri gesti e le nostre personalità interiori attraverso il pentimento.

Nonostante il duro lavoro che il periodo precedente a Pesach comporta e la deferenza alla fatica obbligata in cui donne e uomini ebrei investono così tanto tempo per togliere ogni traccia di lievito e distruggerlo accuratamente, il lavoro fisico delle pulizie risulta comunque decisamente molto più facile di quello della purificazione spirituale. Tale pentimento è un processo in almeno due fasi, la prima delle quali è la Kapparà (tradotta usualmente con perdono e il cui significato letterale è copertura) e la seconda è la Taharà (tradotta usualmente con purificazione e il cui significato letterale è pulizia). Questi due doni divini del giorno di Kippur corrispondono ai due stadi o effetti della trasgressione. Il primo consiste in una pecca o imperfezione nel mondo come risultato di un atto di furto o di parole piene di odio. Il secondo consiste in una pecca nell’anima dell’individuo come risultato di un suo impegno nella trasgressione. Il mio riverito maestro e guida spirituale Rav Joseph Ber Soloveitchik zt"l riteneva che la Kapparà – attraverso il risarcimento del furto, la richiesta di perdono e le scuse, o attraverso un sacrificio al Beit Hamikdash- rimuova il primo livello, mentre la Taharà – il pentimento dell’anima, la decisione dell’individuo di cambiare la sua personalità e di essere diverso da ciò che era prima- rimuova il secondo. La Kapparà è un atto di restituzione che utilizza oggetti o parole; la Taharà è un atto di ricostruzione del sé che richiede una completa rinascita psicologica e spirituale.

La Kapparà- restituzione-pagamento del debito, attraverso un’offerta, attraverso la confessione - è chiaramente molto più facile da raggiungere che la ricostruzione della personalità. Appena si passa alla seconda fase, occorre acquisire un’ immensa energia e ispirazione spirituale per trasformare il proprio essere interiore e diventare capaci di dire – con le parole del Rambam, “sono una persona diversa; non sono lo stesso che ha commesso quelle azioni improprie” ( Le leggi del Pentimento 2,4).

Credo che la risposta debba essere trovata nel modo particolare in cui celebriamo Yom Kippur. E’ un giorno in cui noi ci separiamo dai nostri istinti animaleschi per liberare il nostro io spirituale e avvicinarci a D-o; lo scopo di questa separazione non è quello di farci soffrire ma piuttosto quello di permetterci di  godere la vita eterna dello spirito, alla presenza di D-o.

Un giorno di questo genere, passato esclusivamente in compagnia di D-o, può risultare indubbiamente un’esperienza che trasforma. Vi porterò un esempio, raccontandovi una storia personale che testimonia come anche un breve incontro personale con un individuo di grande livello spirituale possa cambiare la vita. Nel 1973 ho tenuto, all’Hotel Caribbean a Miami Beach- Florida, una conferenza sulla vita di Rav Yisrael Meir Kahan, conosciuto come ‘Hafetz Haim’.  Stavo raccontando al mio uditorio come, nonostante siano pochissimi gli individui capaci di influenzare altri, questo grande Saggio sia stato una rara eccezione in questo. L’ho infatti sentito raccontare di un giovane studente della Yeshivà di Radin che era stato scoperto a fumare di Shabbat e che stava pertanto per lasciare la Yeshivà. Il ‘Hafetz Haim’ si incontrò con lui per pochi minuti e lo studente non solo divenne di nuovo osservante ma continuò ad osservare le indicazioni del Hafetz Haim.

Quando conclusi il racconto, un anziano signore tra il pubblico venne da me visibilmente scosso e letteralmente sconvolto. “ Dove avetesentitoquesta storia? Egli chiese. Non conosco nessuno al corrente della cosa; è capitata a me!” Entrambi uscimmo fuori e dopo aver camminato in silenzio per circa dieci minuti, non potei aiutarlo ma gli chiesi cosa il Hafetz Haim gli avesse detto. “Stavo per lasciare la Yeshivà. Le mie valigie erano pronte. Ero perfino desideroso di lasciare la Yeshivà, quando questo grande Saggio, più basso di me, molto rispettato da tutti e sempre pronto a salutare anche il bambino più piccolo, mi apparve da non so dove e mi invitò a casa sua. Mi guidò gentilmente tenendomi per mano; entrammo entrambi in un tugurio di due stanze, in un soggiorno privo di mobili come tutto il resto della casa. Le mie mani erano ancora nelle sue quando egli disse una sola parola :’Shabbos!’ Egli allora cominciò a piangere e se anche vivessi fino a 120 anni non smetterò mai di sentire il calore della sgridata di quelle lacrime che si posavano sulle mie mani. Mi abbracciò di nuovo, ripetè la parola ‘Shabbos’  e mi accompagnò alla porta. In quel momento ho sentito profondamente nella mia anima che non c’era niente di più importante dello Shabbat e che questo grande Ebreo mi voleva bene e che desideravo essere guidato da lui…”

E’ proprio questo tipo di ispirazione che vuole fornire Yom Kippur, quando stiamo in piedi alla presenza di D-o per un giorno intero: “Davanti a D-o vi purificherete”. Questo è anche il messaggio di Rabbi Akiva alla conclusione del Trattato Yomà…” Fortunato sei tu Israele! Davanti a Chi sei purificato e che vi purifica – nostro Padre nel Cielo”. Il Signore è il Mikveh di Israele e, come un mikveh purifica gli impuri, così il Signore Benedetto Egli Sia purifica Israele.

Shabbat Shalom

Traduzione a cura di DGB.

 
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