Behàr - Bechukkotài

Levitico 25:1 - 27:34

Efrat, Israele – Ci troviamo attualmente in quel particolare periodo del calendario ebraico noto come sefirà, letteralmente conteggio, in riferimento al conteggio dei giorni e delle settimane (49 giorni, sette settimane) tra la festa di Pesach e quelle di Shavuot; nel secondo giorno di Pesach gli Ebrei che vivevano ai tempi del Beit Hamikdash, portavano l’offerta di orzo (omer) e tutti cominciavano a contare i giorni fino a Shavuot; il cinquantesimo giorno, gli Ebrei portavano al Beit Hamikdash offerte di pane (grano) e primizie. Il comandamento effettivo di contare i giorni e le settimane (u’sefartem lakhem) è riportato nella parashà Emor della scorsa settimana (Levitico 23:15).

La doppia parashà di questa settimana si apre con un altro comandamento di conteggio, simile al primo in modo impressionante:” E conterai (vesafarta lekha) sette Shabbat di anni, sette anni sette volte (49 anni)…e santificherai il cinquantesimo anno e dichiarerai libertà nella terra per tutti i suoi abitanti; sarà il Giubileo …” (Levitico 25: 8-10)”. Perciò noi contiamo ogni anno e ogni sabbatico (ogni settimo anno è un anno sabbatico), sette volte sette anni cioè quarantanove anni, fino  all’anno del Giubileo.

Vorrei capire tre cose: innanzitutto, qual è il significato del parallelismo tra il comandamento di contare sette settimane o 49 giorni fino alla festa di Shavuot e il comandamento di contare sette anni sabbatici o 49 anni fino all’anno del Giubileo? In secondo luogo, per quale motivo i giorni tra Pesach e Shavuot – originariamente giorni di preparazione gioiosa per ricevere la Torà e celebrare la festa delle Primizie nel Tempio di Gerusalemme – si sono trasformati in giorni semi-luttuosi nei quali è vietato tagliarsi i capelli e sposarsi? Infine, per quale motivo la festa di Shavuot – una delle tre principali feste a Gerusalemme – non ha un nome descrittivo come Pesach (il sacrificio pasquale) o Sukkot (le capanne protettive del deserto)? Il nome Shavuot significa settimane e si riferisce al conteggio che porta alla festa; non ha nessuna reale pertinenza con il giorno di celebrazione della Festa!

Il Giubileo, cinquantesimo anno, è l’anno in cui – se, in effetti, il popolo di Israele vivesse stabilmente nella sua terra- tutti ritornano alle loro proprietà e terreni ancestrali, tutti gli schiavi vengono liberati e tutti i debiti vengono cancellati; è un’anticipazione del millennio, la visione messianica di pace e stabilità. Il conteggio di sette Sabbatici fino al Giubileo riflette la nostra preparazione ottimistica - e l’affermazione –del periodo di armonia (redenzione) sociale che Dio ha garantito di attuare alla fine.

Analogamente, Shavuot è la festa delle Primizie, il momento in cui ogni agricoltore ebreo porta  la parte migliore del suo raccolto all’altare del Tempio di Gerusalemme. Riflette il periodo di benessere e tranquillità per Israele, con il Beit Hamikdash posto infine stabilmente a Gerusalemme. Pesach rappresenta solo l’inizio della libertà ebraica, il nostro esodo dall’Egitto, ma questo esodo è riuscito soltanto a portare gli Ebrei fino ad una dubbia oasi in un deserto alieno e pericoloso. Da qui, il conteggio tra Pesach e Shavuot riflette la nostra preparazione di un progresso dalla redenzione iniziata alla redenzione avvenuta.

Una preparazione impaziente deve tuttavia essere supportata da ferventi preparativi; i sogni possono essere realizzati solo se si lavora duramente per far sì che accadano. La buona volontà nel predisporre tutto ciò che è necessario per la realizzazione del nostro obiettivo può rappresentare bene la differenza tra sognare mentre si dorme e sognare mentre si è svegli e attivi; questa distinzione può anche riflettersi in due versioni della benedizione di conteggio- sefirà, la’omer che enfatizza il sogno finale (la lettera ‘lamed’ esprime uno scopo) e ba’omer che rappresenta un coinvolgimento (la lettera ‘bet’ nella forma ablativa significa ‘per mezzo di’) E dato che la redenzione finale non è stata ancora realizzata – infatti l’anno di Giubileo non è più in uso a causa della grande distanza che ci separa dalla meta finale della pace universale – ci riferiamo alla festa delle Primizie o Shavuot, enfatizzando il conteggio della preparazione, la necessità di sognare e fare,azioni senza le quali la redenzione continuerà ad essere un mero illusorio miraggio.

Due grandi tragedie sono avvenute nella storia ebraica durante il periodo tra Pesach e Shavuot: la morte di 24.000 allievi di Rabbi Akiva ( da Pesach fino a Lag Baomer) e la distruzione di grandi comunità ebraiche quali Mainz e Worms lungo il fiume Reno (Dal Rosh Hodesh di Iyar fino a Shavuot). Rav Hai Gaon sostiene che gli studenti di Rabbi Akiva siano stati uccisi nella rivolta di Bar Kochba; essi combatterono valorosamente per la Terra di Israele e Gerusalemme, ma soffrirono per il difetto fatale di odiarsi fra fratelli, “ essi non avevano sufficiente rispetto uno dell’altro’. Rav Yaakov Emden (nel suo commentario al Libro di Preghiere) loda la religiosità profonda delle comunità lungo il fiume Reno che producevano grandi scolari di Torà nel primo Medio Evo (I Tosafisti, per esempio): il loro tragico difetto, egli sostiene, stava nella loro apatia relativamente all’importanza cardinale della Terra d’Israele e – ironicamente, essi sono stati distrutti dai Crociati cristiani in marcia per conquistare la terra di Israele dalle mani degli “infedeli” Saraceni.

Non è forse possibile che il calendario ebraico – ordinando un semi-lutto nei giorni di conteggio tra Pesach e Shavuot – ci stia dando la sveglia? Sì, possiamo anticipare la redenzione e aspettare ansiosamente che arrivi. Ma essa non arriverà mai senza un’appropriata preparazione: amore e rispetto fraterno e impegno nella Terra d’Israele – vivendo in essa (in una aliyah permanente) o visitandola perlomeno (aliyah periodica). Non basta aspettare che arrivi il Messia per andare in Israele; soltanto andando in Israele possiamo sperare di portarci il Messia!

Shabbat Shalom

Traduzione a cura di DGB.

 
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