Nasò

Numeri 4:21 - 7:89

Efrat, Israele – Le prime due parashiot del Libro dei Numeri (Bamidbar) si occupano del censimento (o conta) degli uomini che, in ogni tribù, avevano il diritto di far parte dell’esercito degli Ebrei e/o di servire nelle operazioni e negli spostamenti del Santuario. Ciò che è strano tuttavia è che la forma verbale nasò, verbo utilizzato più frequentemente in questa parte e nome della parashà, è generalmente tradotta con il termine “contare”, ma significa letteralmente “elevare”.  Cosa c’è di elevante in un censimento, mero conteggio di teste?

Vorrei arrivare al reale significato contestuale della parola nasò attraverso una questione halakhica affascinante di cui ci siamo già occupati e con la quale abbiamo avuto a che fare la scorsa settimana quando abbiamo celebrato Shavuot, o Festa delle Settimane. Come tutti sanno, il calendario segna un solo giorno per la Festa di Shavuot in Israele e due giorni per la stessa Festa nella Diaspora (così come accade per Pesach e Sukkot). Perché questa differenza?

Rabbi Abraham Gambiner, commentatore del Shulhan Aruch del diciottesimo secolo, noto come Magen Avraham, nelle sue spiegazioni sulle leggi della sefirah (la conta dei giorni tra Pesach e Shavuot), evidenziava che, almeno nel caso di Shavuot, era stato Moshè Rabbenu in persona ad aggiungere il secondo giorno della Festa fin dai primordi di questa. Ciò che  lo ha condotto a questa conclusione piuttosto sorprendente è lo studio del calendario stesso in accordo con la maggior parte dei midrashim. Considerando che l’agnello pasquale doveva esser stato preso il 10 di Nissan , uno Shabbath secondo la tradizione (Shabbat Hagadol per l’appunto), quando gli Ebrei uscirono dall’Egitto il 15 di Nissan doveva essere un giovedì. Se essi cominciarono la conta dell’Omer ogni giorno fino a Shavuot allora il cinquantesimo giorno – il giorno di Shavuot – doveva cadere di venerdì. Perché allora tutti i midrashim  che conosciamo, insistono sul fatto che la Torà è stata data di Sabato, giorno che sarebbe dovuto essere il 51simo della conta?! Da ciò si deduce logicamente, conclude Maghen Avraham , che Moshè ha aggiunto il secondo giorno della Festa – poiché il Monte Sinai era considerato fuori dai confini promessi della Terra d’Israele. Shavuot così è diventata l’indicazione iniziale e anteriore al secondo giorno della Festa nella Diaspora.

Sono molteplici le ragioni fornite sul perché Mosè abbia stabilito un giorno addizionale e inaugurato il primo giorno della Festa nel giorno precedente alla Rivelazione al Sinai. Rav Samson Rafael Hirsch suggerisce l’idea brillante che dato che la sefirà/conta rappresenta giorni di ansiosa aspettativa del dono della Torà e dato che l’aspettativa genera sempre maggior eccitazione della realizzazione – il periodo che conduce ad una importante realizzazione o avvenimento nella vita è generalmente uno di alta e inebriante aspettativa, mentre il periodo seguente il raggiungimento spesso “butta giù” al risveglio – la Torà inizialmente celebra e eternalizza l’elevazione della buona volontà del “giorno prima”

Vi ho precedentemente riportato un’altra spiegazione,quella di Rav Shaya Levi Horowitz, che nella sua opera mistica e halachika classica –Shnei Luhot HaBrit (Shelah) osserva che è doppiamente difficile sentire il dono della Torà – così come i doni di libertà (Pesach) e di divina protezione (Sukkot) – fuori dalla Terra d’Israele, che è la casa nuziale per la sacra unione tra D-o e Israele.

Dopo tutto, nella Terra d’Israele i cui prodotti sono soggetti alle leggi della decima e i cui terreni devono giacere arati ogni anno sabbatico, la terra stessa è sacra. Abbiamo infatti sottolineato la spiegazione di Rav Avraham Yitzchak Hakohen Kook sul perché noi possiamo o dobbiamo raccogliere il sacrificio del grano d’orzo anche di Shabbat se il sedicesimo giorno di Nissan cade di Shabbat: così come le attività proibite di Shabbat potevano essere compiute per salvaguardare il rituale dei sacrifici di Shabbat nel Beit Hamikdash, così il grano nella Terra d’Israele può essere raccolto di Shabbat per l’Omer. Tutta la Terra d’Israele può essere considerata un’estensione del Beit Hamikdash!

Torniamo alla domanda iniziale. Nasò significa essenzialmente sollevare, innalzare, elevare. Nisuin significa matrimonio – non la mera elevazione fisica della sposa fino alla casa del suo neo marito (trasportata come si usa oltre la soglia), ma piuttosto l’elevazione spirituale e l’innalzamento di due individui uniti nel corpo e nella mente, uno all’altro al loro popolo e al loro D-o. Il Cantico dei Cantici di Re Salomone esprime proprio questa verità profonda.

Il censimento biblico che numera gli individui che servono come difensori del popolo d’Israele, del Santuario di Israele e della Torà d’Israele è anche una annotazione di individui coraggiosi e consacrati, che mettono a disposizione le loro vite  e dedicano loro stesse al benessere del popolo. Analogamente, in questo periodo destinato all’inizio della nostra redenzione, quando siamo in mezzo ad una guerra per la nostra reale sopravvivenza, le Forze di Difesa Israeliane sono impegnate nel compito consacrato ed elevato di salvaguardare Israele, passato, presente e futuro!

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
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