Balàk

Numeri 22:2 - 25:9

Efrat, Israele - " Non c'è magia per Yaacov, non c'è divinazione per Israele" (Numeri 23:23).

Qual è il vero messaggio dell'intera parashà di Balak, dedicata all'ingaggio di un chiaroveggente Gentile che avrebbe dovuto maledire il popolo ebraico, ma che riceve invece l'ispirazione a benedire Israele e a descrivere il destino messianico finale di Israele con le metafore poetiche più esaltanti e grandiose? Esistono davvero individui con il potere reale di predire eventi futuri e dovremmo forse cercare tali individui perché ci aiutino ad affrontare i momenti di difficoltà che minacciano di sopraffarci nella vita? E se Balak è effettivamente un essere umano superiore con visioni profetiche profonde emanate da origine divina, perché la Torà riporta trionfalmente il fatto che "Balam ben Beor il mago" è stato ucciso da Israele con la spada insieme ai corpi dei nemici Midianiti durante la conquista di Israele? (Joshua 13:22)? E perché il testo biblico accosta la sublime poesia di Balam con l'apparentemente ridicolo racconto delle scimmie parlanti?

Io credo che la parashà di Balam voglia contrapporre la profezia di Moshè, ottenuta legittimamente, e la magia di Balam, suscitata venalmente. La Torà riconosce che esistono individui che sembrano nati con poteri speciali: forza fisica superiore, memoria fotografica fenomenale, vista acuta che può penetrare la più fitta partizione, concentrazione intensa che può causare l'esplosione di oggetti fisici e che può forse arrivare perfino a portare messaggi dai morti.

C'è in realtà una divergenza di opinione tra i nostri Saggi riguardo a se tali fenomeni riflettano eventi reali o se siano meramente trucchi di prestidigitazione. Quando la Torà riporta l'ultimo tentativo fatto dal Re Saul per scoprire il suo destino (egli richiede alla strega di Endor di cercare consiglio dal morto Samuele e ella effettivamente gli fornisce il messaggio vero che " l'Onnipotente strapperà il regno dalle tue mani e lo darà al tuo amico David"), i commentatori sono divisi sulla effettiva verità del racconto: Rabbenu Saadya Gaon accetta la storia biblica così come è scritta, mentre Rabbi Shmuel Ben Hafni Gaon insiste sul fatto che la strega di Endor ingannò il re Saul ( Samuele, capitolo 28 e il suo commentario geonico).

Qualche generazione dopo, il razionalista Maimonide definisce come "false e vane e confinanti con l'idolatria"   tutte le affermazioni derivanti da comunicazioni e visioni sovrannaturali - incluso scrivere e indossare amuleti mistici (kameyot) (Maimonide, Mishnè Torà, Leggi dell'Idolatria 1, 16 e Guida, Parte1,Capitolo 61); su questa base, Rav Joseph Caro bolla tutti gli   incantesimi magici come " per niente validi", ma   riconosce che essi possa esercitare un'influenza psicologica positiva su individui in difficoltà (Shulhan Aruch, Yorè Deà, 179, 6). D'altra parte Il Gaon di Vilna, , suggerisce che lo studio filosofico di Maimonide "lo trasse in inganno o lo danneggiò", insistendo sul fatto che ci sono amuleti e   incantesimi, forse anche comunicazioni dall'aldilà, che hanno radici nel sacro e nel divino (ibid., paragrafo 13). Probabilmente il punto di vista più importante e rappresentativo sull'argomento ci è fornito da Rav Shlomo Ben Aderte (Rashbà, Responsa 548) quando egli deve giudicare la credibilità di Reb Nissim che affermava di aver ricevuto un messaggio da un angelo; il grande studioso talmudico Rashbà insiste sul fatto che una comunicazione di tipo profetico può cadere solo su un uomo che sia veramente saggio e pio, forte e coraggioso, e sufficientemente ricco da non aver la necessità di contributi economici da coloro che cercano la sua consulenza. Dichiarazioni o abilità sovrannaturali o perfino fatti apparentemente concreti   di individui che non sono saldi nello studio della Torà e nell'osservanza, non devono essere presi sul serio per non correre il rischio di flirtare con idolatri o addirittura con personaggi demoniaci.

La verità è che la Bibbia è indubbiamente chiara quando ci allerta sulla pericolosità della ricerca di ogni tipo di magia o divinazione e ci esorta ad essere integri di cuore e puri nel nostro servizio del divino (Deuterenomio 18:9-14). I nostri profeti non si sono avventurati in profezie futuristiche, ma hanno cercato di disciplinare il popolo verso comportamenti più etici e sinceri; essi certamente non prendevano compensi per le loro parole. E un individuo privo delle corrette caratteristiche profetiche intellettuali e spirituali (difficili da acquisire), anche se fa dichiarazioni che possono essere confermate da avvenimenti futuri, non è migliore della "scimmia parlante" nella nostra parashà; un profeta di D-o deve prima di tutto e soprattutto essere un modello di studio di Torà e di integrità.

Moshè era un profeta di D-o; Balam era un chiaroveggente. Moshè vedeva la verità divina mentre Balam si struggeva dal desiderio dell'oro e dell'argento. La conclusione della nostra parashà è molto più succinta e specifica:"Non c'è magia per Yaacov né divinazione per Israele". Ora io vi dirò come lavora D-o:quando individui si svegliano presto per studiare Torà, essi trionfano come cuccioli di leone, afferrati dai comandamenti, indossano le frange rituali, recitano lo shemà e indossano i tefillim. Essi non mangiano prima di recitare la preghiera serale. Ed essi bevono il sangue dei cadaveri come quando uccisero Balam il chiaroveggente" (Numeri 33:34 interpreto da Rashi attraverso gli occhi dei nostri Saggi. Vedi anche Joshua 13:22).

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
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