Pinechàs

Numeri 25:10 - 30:1

Efrat, Israele - Uno dei punti più affascinanti di tutta la Torà è la parte che tratta il caso delle figlie di Tzlofad (Numeri, Capitolo 27), un episodio considerato di tale importanza da essere ripetuto anche alla fine del Libro di Numeri (ibid., 36). Cosa impariamo da queste donne speciali? Forse la domanda precedente a questa deve essere: è effettivamente possibile per gli uomini imparare Torà dalle donne?

La Bibbia chiama la Torà e la Terra di Israele morashà , retaggio. Da un punto di vista strettamente letterale, un retaggio (morashà) è un'eredità (yerushà) che ha la direttiva aggiuntiva di dover esser trasmessa di generazione in generazione (hi'fel , forma grammaticale causativa). La Torà si applica sia alle donne che uomini:" E Moshè salì da D-o, e il Signore lo chiamò dalla montagna dicendo:'Così dirai alla casa di Giacobbe (Rashì: qui si riferisce alle donne) e parlerai ai figli di Israele (Rashì: gli uomini)'" (Esodo 19:3). Inoltre, il comandamento di hakhel , di radunare gli Ebrei una volta ogni sette anni e di stabilire una ri-affermazione del patto, include sia le donne che gli uomini. E se le donne devono imparare e accettare la Torà (almeno la Torà necessaria per osservare adeguatamente i comandamenti di D-o), esse devono allo stesso modo essere responsabili di trasmettere la Torà alle generazioni successive - genitore a figlio, insegnante a studente.

È per questa ragione che a Deborah fu permesso di essere uno dei primi Giudici in Israele (Giudici 4: 4,5), che viene menzionato il punto di vista di Bruriah, in disaccordo con il padre Rabbi Hananya Ben Teradyon (Tosefta Bava Kama, 4) e che il Sefer haHinukh (Comandamento negativo 152) fornisce la regola che una donna sapiente, in grado di prendere decisioni religioso-legali, possa farlo (regole analoghe sono fornite da Hida, Birkat Yosef Hoshen Mishpat 7,12, e Rishon LeZivon haRav Bakshi Doron. Binyav Av, Siman 66). Per citare un solo esempio, anedotto tra tanti, quando una difficile domanda sull'eiruv venne posta allo suocero di Rav Shneur Zalman di Ladi, il fondatore della Hassidut Habad, quel saggio sapiente chiese a sua figlia Rachel di decidere sulla questione - nonostante la presenza di un vasto numero di studenti di Talmudici maschi). Shulhan Aruch del Rav, Orakh Haim 266, 303).

La lezione pratica di Torà che impariamo dalle figlie di Tzlofad è che le donne devono avere non solo una parte nella Torà, ma anche una nella Terra Santa di Israele. Nel loro caso particolare, che è stato giudicato dall'Onnipotente Stesso perché Moshè non aveva una risposta, esse - cinque donne - avevano avuto ragione a insistere sul fatto che a loro spettasse una leggittima parte in Terra d'Israele visto che il padre non aveva avuto figli maschi (Numeri 27:7). E come risultato diretto della loro rivendicazione, l'Onnipotente ha fornito tutte le leggi dell'ereditarietà a Moshè e Israele (ibid. 8-11). Infatti, i diritti all'eredità delle donne si sono sviluppati da questo caso al punto che, se un padre lascia in eredità un piccolo capitale, è alle figlie che deve essere fornito il sostentamento e la dote - perfino al costo di escludere i figli maschi (Mishnà Ketubot 108b).

Quello che però impariamo realmente dalle figlie di Tzlofad è il vero amore per la Terra d'Israele. Dopo tutto, la Bibbia ci sta descrivendo la generazione del deserto, che aveva appena vissuto il peccato degli esploratori, la ribellione di Korach, Datam e Aviram contro Moshè e l'insolenza di Zimri, capo della tribù di Shimon, che, convivendo pubblicamente con una donna midianita, rese Moshè 'impotente'. È in questo clima di cinica disillusione, in cui la maggioranza degli Ebrei probabilmente dubitava del fatto che il popolo di Israele avrebbe mai lasciato il deserto e abitato in Terra di Canaan, che cinque giovani donne hanno combattuto per i loro diritti finali sulla Terra di Israele.

La loro giusta determinazione e la loro fede indomita - sia su un loro eventuale insediamento della terra, sia sulla correttezza della loro causa - sfidano l'immaginazione. Immaginate l'energia, lo sforzo e la spesa finanziaria che devono essere state investite da queste cinque donne orfane - prive di parentele speciali o di privilegi (il midrash indentifica il padre addirittura nell'uomo che aveva violato lo Shabbat raccogliendo legna ed era stato messo a morte) per essere in grado di presentare il loro caso di fronte al più alto Tribunale: Moshè, e poi D-o. Esse hanno scalato tutti i canali burocratici, sfidato il Tammany del deserto (l'equivalente della City Hall) e hanno vinto! Solo la fede e un amore appassionato per la Terra d'Israele avrebbero potuto ispirare una dedizione così vigorosa e un'ingegnosità così ostinata.

È su questa base che Rav Efraim Lunshitz, noto come il Kli Yakar, fornisce la seguente svolta 'femminista' alla sua interpretazione sul peccato degli esploratori: "E il Signore parlò a Moshè dicendo, 'Manda avanti i tuoi uomini per esplorare la terra'" (Numeri 13:1). Scrive il Kli Yakar: "Dal momento che i nostri Saggi dicono che gli uomini disprezzavano la Terra (d'Israele) dicendo 'torniamo in Egitto' mentre le donne la amavano, (le figlie di Tzlofad) dicendo 'daccela in eredità.' Il Santo Benedetto Egli Sia, che conosce il futuro, disse che sarebbe stato meglio mandare le donne, ma 'fai come pensi tu, tu (Moshè) che hai fiducia nei (tuoi) uomini'".

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
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© Ohr Torah Stone - © Morashà per la traduzione italiana