’Èkev

Deuteronomio 7:12 - 11:25

Efrat, Israel - La parashà di questa settimana è incentrata sull'elogio alla terra di Israele, "una terra buona, una terra di corsi d'acqua, di sorgenti sotterranee che sgorgano dalle valli e dai monti" (Deuteronomio 8:7-10). E soprattutto dopo aver sofferto la siccità in Israele per diverse stagioni invernali, possiamo ben capire come l'elogio biblico a Israele debba essere strettamente legato alla disponibilità di acqua. Senza acqua non ci può essere produzione di frutta e verdura; senza acqua c'è carestia.

Appare perciò piuttosto strano che dopo soli tre capitoli la Bibbia sembri cambiare registro, dichiarando:" Perché il paese che andate a conquistare non è come la terra egiziana dalla quale usciste, che si semina e si irriga con (abbondante) acqua sotto ai piedi come se fosse un giardino di vegetazione (l'Egitto era il "dono del Nilo", secondo la denominazione Erodoto, e in esso non ci si doveva preoccupare della pioggia), il paese che voi state per conquistare è un paese di monti e di valli, dove anche l'acqua che bevete   proviene dalla pioggia del cielo" (Deuteronomio 11:10,11). La dipendenza dalla pioggia è forse una caratteristica degna di lode? Mi sembra che saremmo stati molto meglio se le Rive del Nilo fossero state una risorsa di Israele piuttosto che dell'Egitto!

Per capire il principio che la Torà sta tentando di enunciare, vorrei porre un certo numero di domande supplementari. La Bibbia mette evidenza, in particolare, due montagne, il Monte Sinai dal quale D-o ha dato la Torà a Israele, e il Monte Morià che è stato il posto della legatura di Isacco. Il monte Sinai - il punto da cui è emanata la Rivelazione Divina - fu dotato di una santità piuttosto limitata, solo per il tempo in cui la Presenza Divina restò sulla montagna: "una volta che il suono dello shofar cessò, essi (gli Ebrei) poterono scalare la montagna senza rischio". In effetti, non siamo nemmeno sicuri della collocazione esatta del Monte Sinai e molto probabilmente l'abbiamo ceduto nel nostro trattato di pace con l'Egitto. Il Monte Morià, invece, è alle fondamenta di Gerusalemme, è dotato di santità eterna anche quando è privo della sovranità ebraica (Maimonide, Leggi del Beit Habechirà 6, 15), e non verrà mai ceduto da nessun governo di Israele, responsabile. Perché? Sarebbe logico pensare che il posto in cui è stata data la nostra Torà eterna, il Libro che ha forgiato e che continua a modellare il nostro popolo, abbia una santità molto maggiore del posto in cui un Ebreo - anche se si tratta di Abramo, il primo Ebreo - fu pronto a sacrificare suo figlio a D-o.

Ed infine il nostro brano di Torà loda la terra di Israele per la produzione di sette frutti nazionali particolarmente succulenti - "un paese di grano e di orzo, di uva di fichi e di melograni, terra di olivi e di miele" (Deuteronomio 8:8) - Il pane invece è derivato dal grano che cresce in tutto il mondo. Perché allora dopo aver mangiato pane recitiamo tre benedizioni bibliche e una ordinata dai rabbini, mentre dopo aver mangiato una di queste sette specie caratteristiche di Israele recitiamo una sola benedizione?

Il mio riverito maestro e guida spirituale, Rav Joseph B. Soloveitchik, zt"l spiegava la sua particolare definizione di santità: il grado di santità che è attribuito ad un oggetto specifico è direttamente proporzionale al grado di sacrificio - duro lavoro e impegno - implicato nella creazione o nello sviluppo di quel particolare oggetto. La santità non viene emanata solo da D-o; la santità è innanzitutto e soprattutto il risultato di uno sforzo e di una realizzazione dell'uomo. La santità emerge come risultato di una associazione tra la volontà Divina e il contributo umano.

Ora possiamo rispondere facilmente a ciascuna delle precedenti domande, Il Monte Sinai può essere stato senz'altro il posto da cui è stata data la nostra Torà eterna, ma è il monte da cui D-o ha dato un dono a Israele. Non c'è stata un'indicazione iniziale né sul tempo né sul livello di impegno di Israele nella Torà - e infatti quaranta giorni dopo la Rivelazione, gli Ebrei idolatrarono il vitello d'oro. Il Monte Morià, invece, è il posto della determinazione di Abramo al sacrificio del suo possesso più prezioso - del suo intero futuro - a D-o. Il Monte Morià è pertanto degno di santità eterna!

Le sette specie sono colte da un albero o raccolte dal terreno, dopo un processo ragionevolmente semplice di seminazione e di coltivazione; è sufficiente una sola benedizione prima e dopo aver mangiato il frutto. Il pane richiede undici accurati - e spesso faticosi -processi di sviluppo dal seme al 'frutto'; il contributo umano più elevato richiede tre ulteriori benedizioni conclusive!

La produzione di cibo in Egitto richiede piccolo sforzo; l'acqua dal Nilo è abbondante e costantemente disponibile, ai piedi. La produzione di cibo in Israele è un'autentica - e benedetta - collaborazione tra D-o e l'uomo, in cui D-o fornisce la pioggia e l'uomo impegna il suo lavoro. Quando è richiesto lo sforzo umano, la santità è più grande - anche solo per il fatto che le sfide difficili incoraggiano l'individuo a cercare l'aiuto Divino! Quando un uomo invoca    D-o, l'Onnipotente risponde alla chiamata. Perciò più un compito è difficile, più alta sarà la necessità umana di D-o e più intenso sarà il coinvolgimento Divino. Così il testo biblico conclude il paragone tra Egitto e Israele: "(Israele) è la terra che il Signore cerca sempre e sulla quale si posano continuamente gli occhi del Signore dal principio alla fine dell'anno" (Deuteronomio 11:12).

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
Torna all'Indice di Shabbat Shalom

© Ohr Torah Stone - © Morashà per la traduzione italiana