Reè

Deuteronomio 11:26 - 16:17

Efrat, Israel - Tra tutte le norme che differenziano l'ebreo osservante dal resto della società, nessuna risulta più evidente al mondo esterno di quella relativa alle leggi della Kasherut, precisate chiaramente in questa parashà (Deuterenomio 14:1-26): gli animali proibiti (sono consentiti solo quelli con gli zoccoli spaccati e con un doppio tratto digestivo), i gallinacei proibiti (la Bibbia elenca specificamente le specie proibite - Deuteronomio 14:12-18), i pesci proibiti (sono permessi solo quelli con pinne e squame), i rettili proibiti (tutto ciò che striscia), sangue (vietato; dobbiamo perciò mettere a bagno e salare la carne prima di prepararla per il consumo - Deuterenomio 12:16) e il divieto di carne e latte insieme.

La ragione generale per la proibizione di questi cibi è espressa nell'introduzione a queste dettagliate leggi: "Perché voi siete un popolo santo al Signore vostro D-o", (Deuterenomio 14:2). Evidentemente la Bibbia crede che la santità si ottenga attraverso una condotta disciplinata, attraverso la capacità di limitare le proprie voglie fisiche e i propri desideri istintivi. Per questo Maimonide codifica le leggi dei cibi proibiti e dei rapporti sessuali proibiti in quello che egli denomina 'Libro della Santità', uno dei 14 libri della sua grandiosa opera 'Mishnè Torà'.

Mia figlia maggiore Batya, ora madre orgogliosa di quattro figli e abitante ad Efrat, imparò ad interiorizzare il messaggio fondamentale della Kasherut - la capacità di dire di "no" ai propri desideri fisici - alla tenera età di cinque anni. Era stata invitata ad una festa di compleanno da una delle sue compagne la cui casa non era Kasher e i cui genitori si rifiutarono di permettermi di acquistare la torta di compleanno da una pasticceria Kasher. Ho dato a mia figlia tre possibilità: non andare, andare senza mangiare niente, andare e portare con sé la sua fetta di torta. Batya optò per la terza alternativa. Mi stupì dichiarando: "Penso di essere davvero fortunata, papà. In fondo, la mia amica Binà è allergica a tutto ciò che contiene cioccolato, io sono allergica solo a ciò che non è Kasher".

Ci sono tuttavia due aspetti fondamentali delle leggi della Kasherut che non sono estrapolati dalla Bibbia. La nostra parashà insegna che nel preparare la carne sacrificale per il Beit Hamikdash: "dovrai macellare... nel modo che ti ho comandato" (Deuterenomio 12:21). Ebbene, i particolari del rituale di macellazione non sono definiti da nessuna parte, nella Legge Scritta; i nostri Saggi insegnano che essi sono stati dati, ovviamente, nella Torà Orale - il trattato di Zevahim e il codice Yorè Deà, Leggi della Shechità (Rituale di Macellazione) - e tali rituali sono un aspetto davvero significativo delle leggi della Kasherut, visto che prevedono macellai rituali certificati in tutto il mondo, capaci di macellare l'animale precisamente e puntigliosamente nell'unico modo prescritto in grado di garantire il consumo Kasher di carne. Proprio l'esistenza di un gruppo di leggi così dettagliate e necessarie per la vita religiosa quotidiana, ma non espresse da nessuna parte nelle Leggi Scritte, è considerata dai nostri Saggi come l'argomento più convincente per l'autenticità   della Legge Orale (Shakh, Yorè Deà, Leggi del Rituale di Macellazione 1,1).

Il secondo aspetto significativo è la separazione tra carne e latte, tra prodotti di carne e prodotti di latte, tra pentole, piatti e utensili di carne e pentole, piatti e utensili di latte. Infatti la cucina Kasher è riconoscibile immediatamente dalla sua evidente separazione tra carne e latte - alcune famiglie hanno due lavandini separati e alcune perfino due cucine completamente separate! E l'origine di questa separazione totale è un verso oscuro, ripetuto nel Pentateuco per ben tre volte - una delle quale è nella nostra parashà - " Non cucinerai il capretto nel latte di sua madre" (Deuterenomio 14:2) - verso che, dopo aver ripetuto l'osservazione preliminare :"Perché siete un popolo santo a D-o", porta a trarre le conclusioni sulle leggi della Kasherut.

I saggi del Talmud ricavano da questa triplice ripetizione un triplice divieto: non si può cucinare carne con latte, non si può mangiare carne cucinata con latte e non si può derivare beneficio dalla carne cucinata con latte. Il divieto biblico, quindi, è relativo a carne e latte mescolati insieme per mezzo di un processo di cottura come un cheese-burger o una salsiccia fritta nel burro (basar bechalav, significa letteralmente carne nel latte). Il divieto rabbinico invece estende la proibizione alla carne con latte ad esempio ad un panino di salame con pane imburrato.

E la prassi locale (minhag, sullo stesso livello di una proibizione rabbinica) esige che passi un certa quantità di tempo   da quando si mangia carne a quando si mangiano prodotti di carne. Rav Moshe Isserles (sedicesimo secolo) chiarisce che uno degli usi locali fissa un'attesa di sei ore (nella sesta ora secondo alcune autorità) perché questa è l'entità di tempo necessaria per la digestione, mentre un secondo uso richiede solo un'ora di attesa perché questo è il tempo in cui resti di carne possono ancora trovarsi tra i denti. Rav Elimelech Bar Shaul, ex rabbino capo di Rehovot, osserva che poiché il Talmud vieta di mangiare carne con latte nello stesso pasto, si sono sviluppati tre usi: in Polonia e in Russia si è imposto l'uso di attendere 6 ore perché i pasti erano fissati generalmente alle 6.00 di mattina alle 12.00 e alle 18.00 di sera; in Germania si sono attese tre ore perché c'era l'abitudine a fare due spuntini aggiuntivi alle 10.00 e alle 16.00; e in Scandinavia si è imposta la pratica di aspettare un'ora sola perché era diffuso il piacere di pasti piccoli e ricorrenti ("sgranocchiamenti") durante il giorno.

Non ci rimane che tentare di capire la strana formulazione biblica, "Non cucinerai il capretto nel latte di sua madre". La spiegazione usuale è che la Torà, attraverso le leggi della Kasherut, voglia implicitamente esprimere un messaggio di compassione, il desiderio dell'Onnipotente di comunicarci l'ambiguità morale implicata dalla distruzione della vita animale per il nostro godimento culinario. Egli quindi limita il nostro consumo di carne, e formula la proibizione di carne e latte in termini di sensibilità filiale. Un messaggio simile è comunicato quando la Bibbia, proibisce di bere sangue perché "il sangue è vita".

Possiamo trarre una seconda lezione dal versetto. La tradizione ebraica, dichiarando il latte della mucca come latticino e non come carne, sta proclamando la possibilità di cambiamento e affermando il potere del pentimento grazie al quale i figli, che sono differenti e migliori del loro padri, non sono destinati o condannati a ripetere i vizi dei loro genitori. L'unico modo per restare ottimisti nel nostro mondo imperfetto (valle di lacrime) è attraverso la fede in una possibile redenzione, e attraverso la consapevolezza che non c'è redenzione senza pentimento e non c'è salvezza senza un cambiamento radicale nella natura dell'uomo. Forse è questo il motivo per cui una delle ripetizioni della proibizione di cuocere il capretto nel latte di sua madre si conclude con la descrizione delle nostre tre principali festività nazionali (Esodo 23:19). Collegare il latte della madre alla carne del capretto e fare dei due una cosa sola è un ripudio da parte delle nostre festività del messaggio di cammino interrotto: la gente può cambiare, i figli di Israele furono capaci di emergere da una "terra-madre" come l'Egitto, gli schiavi possono diventare liberi, e "la salvezza di D-o può arrivare in un battere di ciglia" .

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
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