Shofetìm

Deuteronomio 16:8 - 21:9

Efrat, Israel - "E allorquando vi sarete avvicinati al luogo della battaglia, il sacerdote si presenterà e parlerà al popolo. Egli così dirà loro: Ascolta, Israele, voi oggi vi accingete a fare la guerra contro i vostri nemici. Non abbiate timore perché il Signore vostro D-o cammina con voi per combattere con voi..." (Deuteronomio 20: 2,3).

I Saggi del Talmud precisano questo messaggio del Sacerdote-Kohen di incoraggiamento morale ai soldati prima della battaglia: il Sacerdote-Kohen, prescelto per la guerra, aveva parlato nella lingua sacra (ebraico): 'Non lasciate che il vostro cuore venga meno. Il Signore degli eserciti, D-o di Israele, è Lui che fa la Guerra con noi, è Lui che cammina con noi per salvarci in tutte le nostre battaglie. Perché la nostra guerra è la Sua guerra, e la nostra vittoria è la Sua vittoria' (B.T. Sotà 42).

Ci sono due problemi relativamente a questo verso Biblico, uno testuale e uno concettuale. La Bibbia inizia con 'allorquando', in ebraico 'vehaya'; un termine ebraico dallo stesso significato e ugualmente accettabile sarebbe potuto essere 'vayehi' (entrambi i termini sono basati sul verbo ebraico essere); i nostri Saggi precisano che il secondo termine denota generalmente una situazione difficile o addirittura tragica; ciò presumibilmente per il fatto che vay è l'espressione comunemente usata per indicare angoscia, mentre il primo termine ha una connotazione più neutrale. Poiché che stiamo trattando di guerra, non sarebbe stato allora più appropriato per la Bibbia iniziare questo verso con vayehi anziché con vehaya?

In secondo luogo, perché la Bibbia manda un particolare Sacerdote-Kohen prescelto per la guerra e non un particolare re prescelto per la guerra o un particolare profeta prescelto per la guerra? Dopo tutto, ci sono tre leader biblici prototipali, il Re, il Profeta e il Sacerdote-Kohen e mi sembra che il 'funzionario' con meno probabilità di essere scelto per il compito di edificazione morale in tempo di guerra sia proprio il Sacerdote-Kohen. Dopo tutto, il Sacerdote-Kohen simboleggia tre caratteristiche specifiche o funzioni necessarie per la costruzione riuscita di un popolo:

•  continuità tra padri e figli; il figlio eredita il mantello sacerdotale dal padre e continua le sue mansioni sacre;

•  la preservazione della struttura esterna e delle forme organizzativo-istituzionali, come espresso   dagli specifici indumenti esterni senza i quali il Sacerdote-Kohen non può esercitare la sua funzione;

•  la ricerca della pace, un valore ereditato dal primo Kohen Gadol di Israele, Aharon, che amava la pace, ha perseguito la pace, amava tutte le creature e le ha avvicinate alla Torà.

La Guerra è proprio l'antitesi, effettivamente la nemesi, di queste tre vocazioni sacerdotali. La guerra interrompe la continuità delle generazioni, facendo sì che i padri seppelliscano i loro figli piuttosto che vedere la loro progenie continuare il loro lavoro; la guerra distrugge e sradica la forma ordinata della vita e della preghiera, le costruzioni e le istituzioni, che caratterizzano una società nei tempi di normale serenità; e la guerra è l'opposto della pace, perché genera la perdita della vita, dei membri e della dignità. Allora perché proprio il Sacerdote-Kohen come prescelto per dare coraggio a quelli che sono in prima linea in battaglia? Non sarebbe stata una scelta più idonea quella di un re o di un profeta piuttosto che quella di un fautore della pace?

Io credo che si collochi proprio qui la genialità profonda della Bibbia. La Mishnà insegna che un individuo non può uscire (di Shabbat) portando una lancia o una spada (perché questi sono strumenti di guerra che sono considerati come un peso). Rabbi Eliezer (in disaccordo) dichiara che questi armamenti sono ornamenti (da indossare e non pesanti da portare). I Saggi sostengono che sono oggetti vergognosi per quelli che li indossano e che questi ultimi, come insegnano le Scritture, batteranno le loro spade sugli aratri e le loro lance sui ganci di potatura... Ovviamente il punto di vista della schiacciante maggioranza è che gli strumenti di guerra debbano essere considerati non solo dei pesi da non trasportare di Shabbat (a meno che non sia per salvare la vita), ma che siano anche visti sotto una luce dispregiativa e avvilente - un grido lontano dai versi di apertura dell'Eneide di Virgilio 'di armi e soldati io canto' (arma virumque cano).

Ma se così stanno le cose, come possiamo comprendere il comandamento di fare la Guerra, descritto dettagliatamente nel verso della parashà successivo (Deuteronomio 21: 10-18) e riportato nella Mishnà con l'espressione Milhemet mitzvà (una guerra comandata dalla Torà)! Questa è l'espressione con cui la Torà e i nostri Saggi indicano le prime guerre Bibliche contro i setti popoli indigeni di Canaan, la guerra contro Amalek e una guerra per autodifesa.

Evidentemente la Torà crede che ci siano alcune guerre che, malgrado la valutazione palesemente negativa della guerra nell'ottica del nostro obiettivo ultimo di pace nel mondo, sono comunque necessarie e obbligatorie. Innanzitutto dobbiamo sempre provare a fare la pace e provare a convincere il nostro nemico ad accettare le leggi Noahidi della moralità (Maimonide, Leggi del Re, 6). Ma se questo non funziona con le sette nazioni malvagie e aggressive e con Amalek, se siamo attaccati da un popolo che si ripropone di distruggere noi e la nostra etica allora diventa nostro dovere aggredire a nostra volta e assicurarci la libertà e il futuro della civiltà morale.

Ci sono delle volte nella vita in cui dobbiamo fare la Guerra per garantire la nostra continuità nel futuro. Ci sono delle volte nella vita in cui dobbiamo fare la guerra per mantenere le forme e le istituzioni della nostra cultura ispirata al decalogo. Ci sono delle volte nella vita in cui dobbiamo fare la guerra per preservare un mondo dedicato alla pace. Come Seneca ha insegnato, se desideriamo la pace, dobbiamo preparare la guerra, specialmente in un mondo con gli imperi del male. E in questo tipo di guerra, le persone migliori per incoraggiare e ispirare i nostri soldati sono i nostri ambasciatori di pace, i nostri sacerdoti-Kohanim!

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
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