Ki Tetzè

Deuteronomio 21:10 - 25:19

Efrat, Israel - Perché le disgrazie capitano spesso a brave persone? Questa è l'annosa questione che tormenta ogni religioso ed è una domanda particolarmente toccante oggi in Israele dopo l'esperienza di tre anni scioccanti di bombardamenti suicida, atti di terrorismo gratuito che hanno portato via le vite e gli arti di ben oltre 1.000 uomini, donne e bambini innocenti e giusti.

La nostra parashà insegna: " Qualora ti capitasse davanti un nido d'uccelli, ... con pulcini o uova, e la madre sta covando i pulcini o le uova, non devi prendere la madre da sopra i figli. Dovrai prima mandar via la madre e solo allora potrai prenderti i figli, affinché tu sia felice e si prolunghi la tua vita." (Deuteronomio 22: 6,7).

Ci sono stati purtroppo molti episodi durante questo periodo di bombe sugli autobus, spari dalle macchine, esplosioni in alberghi nella notte del seder, in cui è sembrato che l'Onnipotente non abbia, per modo di dire, rispettato il proprio comandamento; le madri sono esplose insieme ai figli nel loro posto di riposo eterno, perfino i nonni sono stati costretti a vedere i loro amati nipoti morire, crudelmente ammazzati davanti ai loro occhi.

I Saggi del Talmud estendono acutamente questo particolare comandamento, in un modo che riprende, e perfino esaspera la nostra domanda: "Se qualcuno dice (quando sta recitando l'Amidà davanti alla congregazione) 'persino fino ad un nido di uccelli si estende la Tua compassione', deve essere zittito" (Mishnà Berachot 5,3).

La Ghemarà spiega:"Qual è il motivo di ciò?...Un saggio dice, 'egli delinea i tratti di D-o in termini di compassione, e essi sono in verità soltanto decreti (arbitrari)" (B.T. Berakhot 33b). Cerchiamo di analizzare questa frase. A cosa si riferisce questo Saggio? Non è possibile che egli stia dicendo che i comandamenti biblici sono soltanto decreti (arbitrari), perché la Torà stessa dice e ridice che i precetti sono "letov lakh, per il tuo bene!". In questo caso, per esempio, non prendendo tutti quanti gli uccelli per la nostra egoistica soddisfazione, trattenendoci dal prendere i pulcini davanti agli occhi preoccupati di una creatura madre, stiamo esercitandoci nell'arte dell'auto-disciplina, stiamo dimostrando sensibilità ai sentimenti materni, e stiamo aprendo la strada per il rispetto filiale di generazione in generazione.

In realtà questo Saggio del Talmud non si sta riferendo ai comandamenti ma piuttosto alle vie dell'Onnipotente, ai "tratti di D-o" che noi percepiamo in questo mondo come decreti arbitrari basati sull'"esito di un'estrazione a sorte", sull'accadimento accidentale dei fatti, sulla coincidenza delle circostanze. Il comandamento della Bibbia ci sta indicando come comportarci per il nostro bene; l'aggiunta alla preghiera, basata su una particolare interpretazione del comandamento, esprime l'idea che D-o muove questo mondo sulla base della compassione, cosa che non risulta vera nella nostra esperienza umana.

Difatti il Talmud riferisce di un incidente nel quale un padre chiese al suo giovane figlio di arrampicarsi su un albero e di portargli un piccione. Il bambino si arrampicò sull'albero, mandò via il piccione (madre) e cominciò a scendere con il piccione - adempiendo pertanto a due comandamenti (rispetto filiale e allontanamento dell'uccello madre) che promettono entrambi lunga vita. Il bambino cadde dall'albero e morì.

Il Talmud continua dicendoci che Rav Elisha Ben Abuyah vide questo tragico incidente, gridò forte:"Non c'è Giudice e non c'è giudizio" e divenne eretico. Suo nipote Rabbi Yaakov, spiegò che se quel Saggio avesse solo capito un assioma fondamentale della teologia ebraica, sarebbe rimasto un grande maestro in Israele. L'assioma è "non c'è ricompensa per i comandamenti in questo mondo". Questo mondo è basato sul libertà di scelta, sulla libera volontà degli uomini - attori e non burattini- di scegliere di benedire o maledire, di perfezionare o distruggere il mondo. Se l'Onnipotente premiasse i giusti e punisse i malvagi in questo mondo, tutti coloro che desiderano una lunga vita vivrebbero conformemente ai comandamenti, la Torà sarebbe ridotta ad un "Bancomat" (inserisci il rispetto filiale e prelievi lunga vita) e la nostra libertà di scelta verrebbe gravemente compromessa.

Noi invece crediamo nell'eternità dell'anima; una vita dopo la vita, in un'altra dimensione di un mondo dello spirito, che è la dimensione in cui si attuerà la ricompensa e la punizione Divina. Forse il livello in cui noi sviluppiamo l'aspetto luminoso, buono spirituale delle nostra personalità e diminuiamo l'aspetto scuro, malvagio e bestiale delle nostre personalità in questo mondo, preparerà il livello dell'esistenza spirituale di cui godremo nella dimensione a venire. Ma non c'è ricompensa per i comandamenti in questo mondo.

Dato questo punto di vista teologico, allora è chiaro perché dobbiamo zittire il chazan (officiante) che dichiara che la compassione di D-o in questo modo si estende "persino fino al nido dei piccioni". Possiamo perfino accantonare la domanda "Perché le brutte cose accadono a brave persone?" come irrilevante in questo primo, pre-mondo in cui "figli, lunga vita e sostentamento materiale sono dipendenti non dai meriti ma piuttosto dalla fortuna (mazal)" (B.T, Yevamot 28)

Infatti l'unica domanda rilevante deve essere:" cosa dovrebbero fare le brave persone quando accadono loro brutte cose?" E Toby Weisel, un amato residente di Efrat, risponde:" Devono diventare persone perfino migliori". Secondo le parole di Rav J. B. Soloveitchik, essi devono trasformare il destino crudele in un destino di redenzione. Quando Rav Moshè Ebstein si rese conto che i suoi bellissimi bebè erano nati ciechi, aprì il primo Istituto Ebraico per Ciechi. Quando il tredicenne Koby Mandel restò mutilato a morte da un terrorista palestinese, i suoi genitori in lutto, Rabbi Seth e Sherry organizzarono il Camp Koby per i sopravvissuti agli attacchi terroristici. Sono forse risposte da super-uomini? Forse lo sono, ma la Bibbia ci dice che coloro che sono creati nell'immagine di D-o sono tutti parte del Divino. Evidentemente è solo quando realizzeremo il nostro potenziale superumano che questo mondo di lacrime e fatica sarà redento.

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
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© Ohr Torah Stone - © Morashà per la traduzione italiana