Ki Tavò

Deuteronomio 26:1 - 29:8

Efrat, Israel - La parashà inizia con due precetti - la consegna delle primizie e il prelevamento delle decime - e due discorsi, essendo ogni precetto accompagnato da una specifica dichiarazione liturgica. La dichiarazione relativa al secondo precetto, il prelevamento delle decime, contiene una frase piuttosto curiosa: "Quando avrai terminato di prelevare tutte le decime dei tuoi prodotti nel terzo anno, anno delle decime, e le avrai date al Levita (che dedicava il suo tempo al Santuario) al forestiero, all'orfano e alla vedova... dichiarerai davanti a D-o: Ho tolto le cose consacrate dalla mia casa e le ho anche date al Levita, al forestiero, all'orfano e alla vedova secondo le prescrizioni che Tu mi hai comandato. Non ho trasgredito ai Tuoi precetti e non li ho dimenticati." (Deuteronomio 26:12,13)

Anche se questi due precetti sono davvero unici nel loro genere perché richiedono a chi li compie di pronunciare un discorso - possono effettivamente essere considerati i precursori dell'odierna organizzazione ebraica "Dinners" i cui momenti culminanti sono il cibo e i discorsi e sia le primizie che le decime sono collegate al cibo e ai discorsi - il prelevamento delle decime è l'unica istanza di un rituale ebraico in cui l'esecutore dichiara che egli "non ha dimenticato". Risulta abbastanza evidente che egli non ha dimenticato dato che sta eseguendo il precetto! Cosa può esserci dietro questa frase apparentemente superflua che ci viene prescritta dalla Bibbia?

Il grande commentatore dell'undicesimo secolo Rashì cita il Midrash Sifrei: "Non ho dimenticato di recitare l'opportuna benedizione sulla separazione delle decime". Questa spiegazione, tuttavia, non è del tutto soddisfacente dato che la mancata recitazione della benedizione non invalida in nessun modo la realizzazione del precetto! Allora perché arrivare al punto di dichiarare che ci si è ricordati dell'opportuna benedizione?

Forse la risposta si trova nell'analisi del primo precetto-con-orazione ordinato dalla nostra parashà, quello relativo alle "primizie" (bikkurim). La Bibbia descrive la persona che va a Gerusalemme con le sue primizie in un cestino, il Sacerdote-Kohen che colloca il cestino davanti all'altare del Beit Hamikdash, e il pellegrino-donatore che dà una storia concentrata di Israele. La dichiarazione comincia con: "Un Arameo (Laban) cercò di distruggere mio padre (Yaacov) che scese in Egitto... dove gli Egiziani ci trattarono crudelmente e ci afflissero, e ci sottomisero a duro lavoro. E noi gridammo al Signore... ed Egli vide la nostra afflizione, il nostro travaglio e la nostra oppressione". L'orazione si conclude con la gioia della redenzione: "E il Signore ci fece uscire dall'Egitto   con mano potente e con braccio teso, Egli ci condusse in questo luogo e ci dette questa terra stillante latte e miele. E ora prendi, ho portato le primizie dei frutti della terra che il Signore ha concesso a me..." (Deuteronomio 26: 5-10).

Forse l'aspetto più affascinante di questa dichiarazione è che è posta in "prima persona": "L'Arameo cercò di distruggere mio padre... gli Egiziani... ci afflissero... Il Signore ci fece uscire dall'Egitto". L'Ebraismo è una cultura storico-centrica, e la Bibbia - tutti e i 24 libri - è organizzata in forma storica, cronologica. Questa è una caratteristica essenziale della nostra tradizione; la Torà infatti si distanzia dalla tradizione Greco-Romana in quanto sostiene che la storia è lineare e non ciclica e che gli eventi non si iterano e reiterano secondo l'idea di Sisifo, ma che essi si muovono da un inizio ad una fine in un cammino diretto da D-o alla redenzione.

L'Ebraismo dà mandato affinché ciascuno di noi benefici, come partecipante a questa ottimistica catena d'oro della storia, delle prove, dei meriti e delle ricompense dei nostri antenati e si assuma la responsabilità di portare avanti la Torà - fiamma di un impegno appassionato per il monoteismo etico - alla generazione successiva. Eventi storici seminali rivelano il piano di D-o e insegnano la lezione di D-o. Ogni ebreo deve identificarsi con la storia ebraica, deve vedere se stesso come se fosse personalmente uscito dall'Egitto e fosse stato al Sinai. Effettivamente la dichiarazione in "prima persona", relativa alla consegna delle primizie, è il pezzo centrale della Haggadà di Pesach, recitata nella notte del seder da ogni partecipante. Il compito della tradizione ebraica è di rendere ogni Ebreo capace di trasformare la memoria storica in esperienza personale.

Ci sono due motivi fondamentali per questo mandato. Se posso fare in modo di sentire in modo personale e esistenziale la schiavitù degli esili passati, mi identificherò con gli oppressi, cercando di aiutarli quanto più possibile. E sarò pieno di gratitudine al D-o che mi ha redento dall'esilio; crederò nella Sua capacità e volontà di liberarmi da successive schiavitù, e non darò mai per scontata la libertà di vivere nella mia patria.

I primi due   precetti perciò - e le loro relative dichiarazione di accompagnamento - hanno un legame indelebile. L'Ebreo dà le sue primizie al Beit Hamikdash in tributo al D-o della storia che "lo" ha redento dall'Egitto e "lo" ha portato a casa. E lo stesso Ebreo dà le decime agli sfortunati - al povero, al forestiero, alla vedova e all'orfano - perché ha imparato dal suo passato a identificarsi con gli sfortunati, perché le sofferenze del passato ebraico scorrono nel suo sangue e pulsano nel suo cuore. "Ho dato... al forestiero, all'orfano e alla vedova in accordo a tutti i Tuoi comandamenti... perché non ho dimenticato". Non ho dimenticato chi sono e come mi sono formato, non ho dimenticato che sono figlio della storia Ebraica!

Shabbat Shalom!

Traduzione a cura di DGB.

 
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© Ohr Torah Stone - © Morashà per la traduzione italiana