Franco Cardini 7/2/2007

Il coraggio della storia

Chapeau per Ariel Toaff, medievista dell'Università di Ramat Gan in Israele e figlio del celebre Elio, per molti anni gran rabbino di Roma. Con il libro «Pasque di sangue. Ebrei d'Europa e omicidi rituali» (Il Mulino), Toaff non solo ci propone una ricerca storica metodologicamente esemplare, appoggiata alle fonti autentiche e alla più aggiornata letteratura critica, ma compie anche un atto di onestà intellettuale che senza dubbio avrà delle conseguenze. I fatti ripercorsi dal libro di Toaff sono noti. Nel marzo del 1475 un celebre «fattaccio» sconvolse la città di Trento. L'intera comunità ebraica locale, guidata da uno stimato e venerabile anziano, fu accusata di un atroce assassinio rituale: ne sarebbe stata vittima un bambino cristiano, il piccolo Simone, torturato e crocifisso in periodo pasquale in evidente odio ai cristiani in dileggio della loro fede. I presunti responsabili, fatti imprigionare dall'inflessibile vescovo Renetta, principe della città e sottoposti a interrogatorio e a tortura, naturalmente finirono col confessare: e furono esemplarmente condannati a morte.

In un libro di qualche anno fa, «L'arpa di David», Elena Tessadri ha restituito il clima che allora si viveva in Trento e in tutto il Nord-est italico, sconvolto dall'ardente predicazione del francescano Bernardino da Feltre che instancabilmente si scagliava contro gli ebrei e le streghe e che invocava una nuova crociata contro i turchi. Ora, la ricerca di Ariel Toaff riapre la questione. Egli naturalmente non ci fornisce le prove definitive di un fatto che davvero sarebbe per noi sconvolgente: la realtà di quell'assassinio rituale. Si limita, con limpida prudenza e con esemplare coraggio, a osservare che prove definitive che quella fosse una calunnia ci mancano; e che, in mancanza di esse, ma dinanzi a una casistica storica quanto mai complessa, nessuno è autorizzato a scartare aprioristicamente la possibilità che le indagini condotte dalle autorità del tempo fossero corrette e che ci si trovi veramente dinanzi a uno spaventoso delitto.

Lasciamo ora da parte il carattere propriamente metodologico del lavoro di Toaff, che affronta l'argomento anche ricorrendo agli strumenti dell'antropologia culturale: e rifacendosi quindi ai saggi di Mircea Eliade, di Piero Camporesi e di Luigi Lombardi Satriani sulla sacralità del sangue. L'argomento è importante, anzi direi centrale: ma a noi, in questa sede, la ricerca di Toaff interessa sotto un altro profilo. In Occidente, fu Agobardo di Lione, nel nono secolo, il primo ad accusare gli ebrei di infanticidio rituale. Alcuni decenni più tardi, alla fine dell'undicesimo secolo, i crociati in partenza dall'Europa per la Terra Santa si resero responsabili di orribili e odiosi massacri contro le comunità ebraiche tedesche e boeme. Da allora, la storia del popolo d'Israele nella nostra Europa è stata una sequenza continua di violenze e di soprusi, culminati nel tentato genocidio durante la seconda guerra mondiale. Ebbene: è poi così antistorico, così privo di plausibilità, il pensare che, fra tante migliaia di vittime innocenti e silenziose, di tanto in tanto non ci fosse qualcuno che - più feroce, più disperato e meno rassegnato degli altri - concepisse e mettesse in atto qualche atroce disegno di vendetta? Ma, per parlar chiaro, il problema non è affatto puramente storico. Sono certo che in molti studiosi è già affiorato più volte il ragionevole sospetto al quale Ariel Toaff dà adesso voce.

Ma tra certe lontane e cupe pagine storiche e il giorno d'oggi vi è di mezzo l'ala nera della storia: vi è di mezzo il mare amaro e profondo della Shoah. Nessuno non ebreo oserebbe mai esprimere dubbi o formulare ipotesi analoghe a quella che, con misura e prudenza esemplari, ci propone adesso Ariel Toaff. Comunque, aspettiamoci le polemiche. Che cosa ne pensano gli altri studiosi ebrei? Noi non ebrei non possiamo in questo caso che arrestarci con rispetto sulle soglie di questo abisso.

Franco Cardini

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