La Repubblica 8/2/2007: Anna Foa

Riti di sangue e accuse infondate

Lo storico avalla lo stereotipo antisemita ma senza produrre prove di fatto - Il libro è una reinterpretazione di fonti già discusse dagli studiosi - Quelle costruzioni in chiave antigiudaica sono state alla base dei pogrom nei secoli - L' emozione che ha accolto queste tesi è legata al contesto terribile della Shoah

In molte parti dell' Europa occidentale, fra il XII e il XVI secolo, e successivamente fino al XX secolo in Europa Orientale, gli ebrei sono stati accusati di uccidere bambini cristiani, per lo più in occasione della Pasqua ebraica, allo scopo di ripetere ritualmente l' uccisione di Cristo o a quello di utilizzarne il sangue a scopi rituali, medicinali o magici. Un' accusa - originariamente di natura religiosa, ma successivamente ripresa in Europa dall' antisemitismo razziale e poi dal nazismo, e diffusasi ulteriormente, fino ad oggi, in area islamica - che ha evidentemente avuto nella storia gravi conseguenze: dai pogrom scatenati dal basso, senza processo, contro le comunità ebraiche nel Medioevo, alla costruzione tra Otto e Novecento di quello stereotipo antisemita che ha fatto da supporto allo sterminio nazista degli ebrei. Concordemente, la storiografia del Novecento ha considerato simili accuse come costruzioni in chiave antigiudaica degli apparati di potere e giudiziari del Medioevo, e le confessioni degli ebrei come false, estorte con la tortura e la violenza.

Ed ecco che Ariel Toaff pubblica un libro, Pasque di sangue (il Mulino, pagg. 366, euro 25), dove si propone di restituire realtà storica a queste accuse. Un libro che Sergio Luzzatto riprende in un articolo del 6 febbraio del Corriere della Sera (e non posso che augurarmi che Ariel Toaff intervenga direttamente, al di là del libro, sul delicato terreno dei media, a spiegare se e quanto si identifica con la lettura "sensazionalistica" di Luzzatto). Mi limiterò, in questo mio intervento "a caldo", a toccare il problema delle fonti, in attesa che gli storici affrontino e discutano queste tesi senza scomuniche ma anche senza apologie. Infatti, la domanda che ognuno, storico o non storico che sia, si è posta immediatamente alla lettura dell' articolo di Luzzatto, è su quali fonti Toaff abbia basato questo suo rivolgimento della tesi, ovunque condivisa dagli storici, che le accuse del sangue fossero invenzioni prive di qualunque realtà. Perché, per sostenere che gli ebrei, nel lungo spazio di oltre quattro secoli, hanno avuto l' usanza di uccidere ritualmente a Pasqua bambini cristiani, con tutte le implicazioni che questa affermazione comporta sul terreno dell' attualità, certo egli dovrebbe essersi imbattuto in una messe di fonti inoppugnabili, sfuggite finora all' attenzione tanto degli storici quanto dei giudici del passato, che si erano limitati a basare le loro condanne sulle testimonianze processuali. In realtà, non sembra proprio che Ariel Toaff abbia trovato fonti che rovescino l' interpretazione tradizionale. Districarsi nella gran mole delle sue eruditissime note è arduo, ma quando ci si riesce si ha la sensazione di ritrovarsi con nulla di concreto in mano. Il suo libro è infatti una reinterpretazione, basata sulla sua personale rilettura delle stesse fonti su cui gli storici si sono basati invece per respingere l' accusa: le fonti processuali.

Queste fonti, Toaff le rovescia, passando frequentemente e con disinvoltura dal condizionale delle ipotesi all' indicativo delle affermazioni, le combina con grande maestria con altre fonti, una gran parte delle quali dichiarazioni di accusati o di neofiti oppure testi apologetici antigiudaici, a supporto della tesi del suo libro: che l' omicidio rituale sia stata una pratica abituale non di tutto il mondo ebraico, ma dell' area ashkenazita (cioè tedesca, a cui apparteneva anche la comunità di Trento), un' area caratterizzata da una forte chiusura nei confronti del mondo cristiano, in un periodo storico assai vasto, che va dai massacri di ebrei durante la prima crociata al primo Cinquecento. Prendiamo il processo di Trento, al centro del libro di Toaff, un caso molto studiato, la cui documentazione è stata in gran parte pubblicata qualche anno fa da Diego Quaglioni e Anna Esposito.

L' assunto da cui Toaff parte è che le deposizioni degli ebrei sotto processo a Trento siano generalmente veritiere, e questo per la sola ragione che sarebbero troppo concordanti e troppo particolareggiate per essere una pura invenzione dei giudici. Le stesse notazioni potrebbero provare l' opposto, come dimostrano molti processi, non ultimi quelli di stregoneria, in cui le donne sotto processo, richieste (sotto tortura, non importa quanto regolamentata) di denunciare i complici, si diffondono minuziosamente su eventi e narrazioni che sembrano appartenere al loro mondo, non a quello degli inquisitori. Ne dobbiamo dedurre che andare al sabba era una pratica femminile comune tra Trecento e Settecento? Un' ultima parola su una questione che non tocca la storia ma la memoria. La memoria dell' uso che di queste accuse è stato fatto nel corso della Shoah è ancora troppo viva perché non si debba usare un certo riguardo nel ricostruire, e per di più senza reali supporti, immagini angosciose di ebrei che commerciano sangue umano. Se questo può spiegare il sensazionalismo, spiega anche l' emozione che lo ha accolto, che esige rispetto e toni smorzati.

ANNA FOA

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