Libero: Angelo Pezzana 23/2/2007

Non c'è stata campagna intimidatoria

Quando ho avuto fra le mani  il libro “Pasque di sangue”, e ne ho verificato il contenuto, mi sono augurato che la tesi dell’autore potesse rimanere fra quelle pagine. Purtroppo, il giorno successivo, il Corriere della Sera usciva con una intervista a piena pagina, esaltando i pregi di quella che veniva definita una "attenta e profonda ricerca storiografica durata anni". Leggere che uno storico,  per giunta ebreo (e con quel cognome !), dimostrava che nel Medio Evo  gli ebrei uccidevano bambini cristiani, usandone  il sangue per impastare le azzime di Pasqua, aveva dato fuoco alle polveri e il “caso” esplodeva immediatamente. In 24 ore il libro era ovunque esaurito.

Quindi  non è vero che il libro è stato ritirato dalle librerie, secondo una dichiarazione dello stesso Toaff e su sua richiesta. Per la semplice ragione che il libro, con una tiratura intorno alle 3ooo copie, e quindi distribuito nelle librerie nella misura di una o due copie al massimo, come succede abitualmente ai libri del Mulino che affrontano argomenti di storia per un pubblico molto ristretto, non poteva essere “ ritirato “ perchè era già esaurito.

E’ vero che ne è seguita quasi subito, e in modo fin troppo tempestivo, una condanna da parte dei rabbini italiani, ma mi chiedo perchè, nel deprecare tale iniziativa, si sia usata la parola “ fatwa “, parola araba che invita ad uccidere qualcuno giudicato colpevole dalla legge coranica. I rabbini hanno semplicemente fatto il loro mestiere, cioè hanno spiegato, non lanciato anatemi, che nella tradizione ebraica l’uso del sangue, a qualunque fine, è totalmente proibito. Nelle regole alimentari, ad esempio,la carne, prima di essere mangiata, deve essere stata dissanguata completamente, per cui la sola idea di cuocere qualcosa che contengua sangue, non è nemmeno ipotizzabile. Certo, hanno anche sottolineato la pericolosità che una tesi del genere, una volta diffusa avrebbe creato in tutto il mondo, offrendo un’arma all’antisemitismo, da aggiungersi a quanti ancora oggi, soprattutto nel mondo arabo, diffondono i “ Protocolli degli anziani di Sion “, spacciandolo per un libro di storia invece di un falso, come è stato dimostrato senza prova di smentita. Ma il libro di Toaff, una volta letto, è stato smontato pezzo per pezzo da storici autorevoli, come dimostrano articoli e interviste uscite sui giornali, non solo italiani. E gli argomenti sono inappugnabili.

Ariel Toaff sarà pure uno storico, ma la sua ricerca non ha prodotto nulla di nuovo, i documenti che ha pubblicato erano tutti già conosciuti, e il “caso Simonino” era chiuso.  Vorrei dire che l’autorità che aveva provveduto a mettere la parola fine alle speculazioni era stata la stessa Chiesa cattolica. Fu Papa Sisto IV, a decretare nel l475 che il processo che aveva portato alla condanna a morte di ventitrè ebrei con l’accusa di aver ucciso un bambino cristiano per usarne il sangue durante riti religiosi ebraici, era tutta una montatura dell’Arcivescovo di Trento, come aveva dimostrato l' inviato del Papa, il vescovo domenicano di Ventimiglia Giovan Battista  Dei Giudici. Sottoposti a tortura, ci furono quelli che confessarono, ma sappiamo bene quale valore può avere una confessione estorta con la tortura.

Non capire quale terribile tragedia può riaprirsi in ogni parte del mondo se al “lavoro scientifico” di Toaff venisse dato anche solo il credito della buona fede, significa non aver capito nulla della storia del popolo ebraico. Ad esempio, quanto abbia pesato, nella bimillenaria persecuzione, un’altra falsa accusa, quella del deicidio. Gli ebrei hanno dovuto risponderne, senza averne nessuna colpa, fino a pochi decenni fa, sino a quando la sensibilità e la profonda onestà pastorale di Papa Giovanni XXIII, non calcellarono dalla dottrina della Chiesa cattolica quell’orrenda menzogna. Pagata però con la vita da tutto un popolo. In nome della libertà della scienza, dell’indipendenza della ricerca, accetteremmo di prendere sul serio un libro la cui tesi, senza alcuna prova come quello di Toaff, ci venisse a dire che gli ebrei sono stati loro a uccidere il figlio di Dio, e quindi meritevoli di sentirsi accusare, di nuovo, di deicidio la domenica dai pulpiti delle chiese cattoliche ? No di certo, il buon senso, prima di ogni altra considerazione, ci spingerebbe a rinviare al mittente una tesi simile. Allora perchè il libro di Toaff, che riafferma una menzogna senza smentirla, ha trovato dei difensori ? 

(23 febbraio, 2007) Libero

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