Diego Quaglioni

Pasque di sangue? Fantasie senza prove

Intervista allo storico del diritto medievale e moderno Diego Quaglioni

"Sono più che stupito. E’ un modo di leggere le fonti processuali che non condivido e mi allarma, mi sconcerta. Le fonti processuali sono particolarissime, non si può pensare di leggerle come si trattasse di cronaca giudiziaria la nera del nostro tempo. Questi testi sono frutto di una corstruzione sapiente da parte dei giudici, del notaio: chiunque sia mai venuto alle prese con un proc inquiis del tardo medioevo sa di che parlo. Quei documenti in particolare sono stati costruiti ad arte per dimostrare la tesi infamante dell’omicidio rituale. Non si può ingenuamente credere a queste deposizioni quando si sa che quel processo è stato costruito apposta per dimostrare la colpevolezza degli ebrei. E’ sconcertante ciò che in questi giorni leggo sui giornali. E’ una tesi aberrante dal punto di vista non ideologico o confessionale, ma storico. Io quei verbali li ho curati e so bene di che cosa parlo: sono testi cui non si può credere in modo ingenuo altrimenti si torna indietro a una lettura prescientifica, acritica, astorica: quella dei gesuiti a fine 800 e dei francescani antigiudaici del ‘700. Delle tesi di quel libro porta tutta la sua responsabilità il prof Toaff che legge a suo modo quelle fonti, con lettura del tutto illegittima sul piano storico. Io sono uno specialista di storia del diritto, mi occupo di storia del diritto e di storia del processo, da trent’anni studio le relazioni fra ebrei e cristiani sotto il profilo della disciplina giuridica e per questo mi sono occupato della letteratura giuridica che riguarda i rapporti fra ebrei e cristiani e mi sono occupato del processo di Trento. Pubblicai i testi controversistici diffusi nell’ambiente pontificio che nascevano dalla causa trentina.

A Trento nel 1475, subito dopo i fatti e la condanna il papa mandò un inquisitore domenicano a verificare se il processo si fosse svolto regolarmente. Questi si convinse che i verbali erano costruiti. Tornò a Roma convinto dell’innocenza degli ebrei e che ci fosse lo zampino del vescovo e suoi uomini. A Roma si aprì un procedimento davanti a una commissione speciale che giudicò che le forme erano state rispettate. Non possediamo più gli originali dei processi, abbiamo copie fornite a Roma dal vescovo di Trento che organizzò il processo. L’inquisitore apostolico scrisse una difesa degli ebrei, che io ho pubblicato 20 anni fa e si può leggere in biblioteca. I contemporanei sapevano quel che succedeva e sapevano interpretare. Quando si legge un processo e si dimentica che a parlare è un poveretto appeso a una corda, slogato completamente, con un macigno appeso ai piedi. una padella di zolfo messa sotto il naso, come si fa a credere che dica delle cose sensate? Questi aguzzini trentini arrivarono a far comunicare fra loro i testimoni perché ognuno sapesse cosa diceva l’altro, in barba al diritto. Un diritto che consentiva tutto al giudice: il procedimento allora era segreto, senza avvocati ad assistere l’inquisito, che veniva messo davanti a una confessione: se non la ratificava, ricominciavano le torture. -Ditemi quello che devo confessare e lo confesserò!- dice un poveretto. Come si fa a credere alle parole che vengono fuori non dalla bocca degli inquisiti – mandati a morte in pochi giorni - ma dalla mente degli inquisitori? Il papa mandò un suo inquisitore perché convinto che a Trento fosse iniziato uno sterminio. Come si fa a rilanciare quell’accusa infamante ammantandola di storicità? E’ per me inaudito, non perché sia incline a tesi innocentiste, ma perché sono uno storico del diritto, che usa normalmente gli strumenti della filologia dei testi giuridici e delle interpretazioni delle fonti processuali.

Sono stupefatto delle conclusioni cui giunge Toaff, cui ho cercato di raccomandare molta prudenza ricordandogli che quelle fonti sono inaffidabili per loro natura. Ci sono documenti di cui Toaff è a conoscenza e che non so se citi nel suo libro, che dimostrano che i trentini sapevano bene di aver messo in piedi un processo molto poco rispettoso delle forme del processo penale in uso allora, quantunque quelle forme dessero al giudice tutto il potere e nessuna garanzia agli inquisiti, che non fosse quella della tortura : chi resisteva era liberato dall’accusa. Ma da quelle torture non ci si poteva aspettare altro che la piena confessione. Se questa fosse la logica, dovremmo riaprire i processi alle streghe, Allora perché non credere alla strega quando dice che vola di notte, va al sabba e si congiunge al demonio, e a chi pensava che gli untori spargessero la peste sulle mura di Milano? Quei testi non vanno letti come eventi sensazionali. Sono agghiaccianti, non per le confessioni, ma per il modo con cui sono estorte! Atrocità applicate a poveretti senz’altra colpa che essere presi di mira da chi voleva attraverso un processo dimostrare che gli ebrei facevano queste nefandezza. La voce era diffusa negli ambienti tedeschi, e questo caso avviene nell’ambito dellla comunità tedesca. Chiunque può leggere i verbali processuali e interpretarli correttamente! Ce n’è anche una traduzione tedesca uscita qualche anno fa per iniziativa della commissione cultura della Comunità Europea.

Corriere Alto Adige 9/2/2007

I
Torna all'indice di La nuova accusa del sangue

© Morashà 2007