Corriere della Sera 13/2/2007: Alessandra Farkas

Gli storici: "È un'antica impostura riesumata. Quei documenti erano noti e non attendibili."

NEW YORK — «È un libro che ricicla vecchi e stranoti documenti per riesumare una tesi anch'essa vetusta, peraltro già confutata da autorevoli accademici». Interpellati dal « Corriere», i massimi studiosi mondiali di storia ebraica, — cristiani ed ebrei, liberal e conservatori — concordano nel deplorare il saggio Pasque di sangue (Il Mulino) come «errato» e «pericoloso».

Il libro di Ariel Toaff, che affronta uno dei più antichi e infamanti pregiudizi antisemiti — ovvero l'accusa agli ebrei di aver usato nel Medioevo sangue cristiano per impastare il pane azzimo per la festa di Pesach —, indigna oltremisura il professor Ronnie Po-Chia Hsia, stimato studioso di origine cinese, considerato uno dei massimi esperti mondiali di ebraismo medioevale.

Nel suo saggio del 1992 Trento 1475, Po-Chia Hsia esplora proprio uno dei capitoli più controversi del libro di Toaff: il processo di Trento del 1475, per omicidio rituale, che ebbe come conseguenza l'uccisione di molti esponenti della comunità ebraica locale, nonché la sua espulsione da tutto il Trentino, con l'accusa di aver ucciso Simonino, bimbo cristiano, per usarne il sangue.

«Le confessioni rese dagli ebrei al processo furono estorte con ripetute ed inenarrabili torture», spiega Hsia, docente di storia ebraica alla Penn State University: «Ciò invalida del tutto i documenti del processo, che non possono essere considerati come fonti storiche affidabili».

«Toaff vuole dare scandalo per farsi pubblicità», incalza Hsia: «Un'operazione, la sua, irresponsabile ed esposta a strumentalizzazioni. Non dimentichiamo che proprio questa falsa accusa, nel Medioevo, portò all'arresto, alla tortura e all'omicidio di un gran numero di ebrei. Giudicati meritevoli di sterminio perché dediti all'infanticidio rituale e al consumo del sangue cristiano».

Molto duro anche il giudizio di Robert Bonfil, docente di Storia ebraica alla Hebrew University di Gerusalemme: «La tesi di Toaff è un'offesa al buon senso, costruita con retorica insinuante, irresponsabile, metodologicamente priva di qualsiasi fondamento. Un'offesa alla memoria delle vittime della tortura». Il danno recato dal libro, secondo Bonfil, è enorme: «Fornisce munizioni agli antisemiti di ogni genere, inclusi i negazionisti della Shoah. Nullifica la serietà della ricerca storica e la legittimazione del nostro lavoro mediante un arbitrario offuscamento del confine tra vero e falso, tra lecito ed illecito. La storia come mestiere serio viene in questo libro colpita in maniera tragica».

Yosef Yerushalmi, docente di Storia ebraica alla Columbia University, si dice «allibito» che «il figlio del gran rabbino Elio Toaff possa aver scritto simili castronerie». Ma preferisce non esprimersi in proposito: «Primo, perché non commento mai un testo che non ho letto. Secondo, perché tutta questa pubblicità ha un esito autodistruttivo. La cosa migliore è ignorare le tesi di Toaff, impedendo che si diffondano a macchia d'olio».

L'unico a difendere, ma solo nel metodo, Toaff, è Simon Levis Sullam, ricercatore al dipartimento di Studi italiani di Berkeley e storico della Shoah: «Non condivido l'atteggiamento di censura preventiva da parte di rappresentanti della comunità ebraica italiana nei confronti di uno studioso serio e preparato come Toaff. Sembra che l'antisemitismo sia divenuto un'articolo di fede della comunità ebraica, nel senso che non è consentita alcuna critica, nemmeno scientifica, sul tema».

Ma nella sostanza Sullam dissente da Toaff: «Lo storico Furio Jesi ha dimostrato come la genesi della cosiddetta "accusa del sangue" sia nell'immaginario e nella liturgia delle chiese cristiane, che mettevano il sangue al centro dei loro riti e simboli, ad esempio nella liturgia della messa, a differenza delle comunità ebraiche, per cui il sangue era al contrario un tabù religioso».
Secondo Levis Sullam l'accusa del sangue si fondava sulla «proiezione da parte cristiana di propri miti, simboli e riti. E s'intrecciava con l'immaginario di sangue sotteso a un'altra famigerata accusa, centrale nella polemica antiebraica e nella tradizione antigiudaica: quella del deicidio, col suo corredo d'immagini sacrificali e sanguinarie».

La tesi è condivisa da Kenneth Stow, professore di Storia ebraica all'Università di Haifa e direttore della rivista «Jewish History», che ha appena pubblicato un libro intitolato Jewish Dogs, «Cani ebrei», dove sostiene che «l'accusa del sangue affonda le radici nella convinzione cristiana che gli ebrei profanino il corpo di Cristo. Toaff dovrebbe sapere, inoltre, che non esisteva alcuna setta ultraortodossa nel XV secolo. C'erano individui estremamente religiosi, ma il concetto di setta è moderno ed emerge nel XX secolo. In un momento in cui l'accusa del sangue riaffiora nel mondo islamico e tra gli estremisti cattolici — conclude Stow —, Toaff spiana la strada anche ai negazionisti della Shoah e a chi dice che Hitler aveva ragione».

Che cosa può averlo spinto a rivisitare in questa chiave la storia? «Solo uno psichiatra può rispondere a questa domanda», replica Bonfil. «Credo sia stata la ruggine personale tra lui e la Bar Ilan University — azzarda Stow —. All'interno dell'ateneo qualcuno pensa che, con quel libro, Toaff volesse attaccare proprio Bar Ilan». Ma ha finito per ottenere l'effetto contrario. «È una mossa autodistruttiva non solo per lui— spiega Stow — ma anche per il Mulino, la cui immagine ne esce seriamente danneggiata».

Corriere della Sera

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